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RECENSIONE: The Sunset Limited, Boulevard Theatre, Londra ✭✭✭

Pubblicato su

Di

julianeaves

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Julian Eaves recensisce The Sunset Limited di Cormac McCarthy, attualmente in scena al Boulevard Theatre di Londra.

Gary Beadle e Jasper Britton. Foto: Marc Brenner The Sunset Limited

Boulevard Theatre

21 gennaio 2020

3 stelle

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In questo Paese Cormac McCarthy è conosciuto soprattutto come autore del romanzo La strada, poi diventato un film di grande successo, con sceneggiatura di Joe Penhall.  Oltre ad aver scritto molti altri romanzi di successo, questo autore americano ha scritto anche due testi teatrali e il più recente, presentato per la prima volta da Steppenwolf a Chicago nel 2006, è ora approdato a Londra.  È una scelta azzeccata per questa nuova e scintillante sala, il Boulevard Theatre, glamour, lineare ed elegante: il suo spazio intimo e confortevole è la cornice perfetta per gustarsi i 95 minuti di conversazione fra due americani di mezza età.  Di certo c’è una schiera di fan di McCarthy che apprezzerà vederlo qui.

Gary Beadle e Jasper Britton. Foto: Marc Brenner

Per questa prima “in casa”, il Boulevard ha ingaggiato il regista e autore di grande esperienza Terry Johnson; e per lui la sfida è notevole, nel rendere giustizia a un lavoro costruito in una forma atipica per il suo autore: forse McCarthy ha in casa un baule pieno di copioni mai messi in scena, ma anche così Johnson definisce la sua struttura drammatica “rudimentale”.  Alla prima era presente anche Penhall e, in un saggio nel programma di sala, identifica l’opera come una “inquietante dissertazione beckettiana”.  Ebbene, lo scenografo di Johnson, Tim Shortall, di certo non ha scelto nulla che si possa confondere con Beckett: qui abbiamo un allestimento naturalistico, completo di un vero frigorifero, un vero fornello che fa bollire il caffè e riscalda uno stufato, e una vera porta con un sacco di serrature.  Il sound design di John Leonard punteggia lo spazio con i suoni reali di una grande città moderna.  Ancora più sensualmente, Ben Ormerod fa magie con le sue colate di luce, cambiando la tonalità degli arredi dal marrone al magenta all’arancione.

Gary Beadle e Jasper Britton. Foto: Marc Brenner

Con un tale accento su un realismo urbano, sebbene romanticamente autunnale, siamo in qualche modo indotti ad aspettarci un’azione altrettanto credibile da parte dei due in scena.  Ma non accade.  Penhall coglie in pieno che questo è tutto fuorché teatro tradizionale.  Dei due attori, Gary Beadle, con una caratterizzazione del padrone di casa – “Black” – deliziosamente osservata e vividamente animata, si prende quello che è, di fatto, un monologo piuttosto efficace: lo si può ascoltare e assaporare ciò che dice quasi in isolamento, ignorando le risposte pesanti e fiacche accumulate sull’altra voce, il suo ospite, “White”.  Jasper Britton ha il compito quasi impossibile di essere ciò che tu, io o chiunque altro probabilmente riconoscerà come un’incarnazione poco mascherata della voce dell’autore: un vecchio pessimista e cupo, istruito ma continuamente brontolone, che rovescia scherno e disprezzo sui patetici tentativi del genere umano di tirare avanti nella vita.  È un ruolo ingrato.  Eppure, il colpo di grazia è affidato proprio a lui, con un formidabile discorso virtuosistico dell’ultimo minuto che raggiunge un picco emotivo mai concesso a Black.  E così, finalmente, ne esce un finale davvero coinvolgente e appagante di quello che, fino a quel punto, è stato un cammino piuttosto sbilanciato, guidato con coraggio dal magnetico Beadle.

Va bene.  Dunque, questa è metà della produzione drammaturgica del vincitore del Premio Pulitzer McCarthy.  Chissà com’è l’altro testo.  Sono certo che sia intrigante e che, magari presto, incoraggiato da questa presentazione così lussuosa, qualcuno vorrà farlo arrivare in fretta sulle tavole del palcoscenico.  Staremo a vedere.  Nel frattempo, questa è la vostra occasione di cogliere la voce di questo autore che ci parla “dal vivo”, nella stessa stanza.  In definitiva, vale più che la pena esserci, anche se – lungo il percorso – può sembrare una marcia piuttosto tortuosa.

In scena fino al 29 febbraio 2020

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