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RECENSIONE: Barbu, London Wonderground ✭✭✭✭✭
Pubblicato su
Di
Richard Earl
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Barbu
London Wonderground
5 stelle
Per cominciare, vorrei dire una cosa: se non siete mai stati al London Wonderground, vi state perdendo qualcosa! Esorto chiunque non abbia ancora assaporato le sue serate gioiose (o, perché no, anche le giornate, se scegliete una matinée) sulla Southbank di Londra a precipitarsi lì e godersi tutte le sue delizie. Prenotate i biglietti, arrivate in anticipo, bevete qualcosa sul posto, mangiate un boccone in uno degli stand gastronomici e concedetevi un divertimento senza filtri. Non c’è modo migliore, a mio modesto parere, di vivere una sera d’estate londinese che in questo luogo – e, a prescindere dal meteo reale, nell’aria si respira un’innata e contagiosa disposizione al sole. Mi riporta subito alle notti estive trascorse all’Edinburgh Festival Fringe – complice la presenza della Giant Purple Cow che domina lo skyline – mentre tutti si allentano idealmente colletto e cravatta, si rimboccano le maniche e si concedono una serata di intrattenimento.
Lo spettacolo di stasera però non si è svolto nella Purple Cow: questa volta si andava allo Spiegeltent – una venue proprio accanto che ospita molti degli spettacoli del London Wonderground. Lo Spiegeltent è una struttura temporanea montata ogni anno appositamente per la stagione. Ha un fascino meravigliosamente eccentrico, con un leggero sentore da tendone circense un po’ vissuto – ma non potrebbe essere più accogliente! Con un grande bar all’esterno e posti a sedere appena fuori ricavati da autoscontri finti, l’atmosfera brulicante inizia prima ancora di accomodarsi. Qui gli spettacoli sono spesso rumorosi, sfacciati ed energici – e nel cartellone la comicità finisce spesso per dominare. Non è il tipo di “arte” da trattare con formalità; qui è il momento di sporcarsi le mani e buttarsi – e bere è attivamente incoraggiato.
Stasera era la volta di BARBU, presentato da Cirque Alfonse (compagnia circense canadese del Québec): un viaggio scatenato, ironico, rumoroso, gioioso, sexy e stravagante dall’inizio alla fine. BARBU viene descritto come Electro Trad Cabaret, definizione che inquadra perfettamente il genere. Lo spettacolo è accompagnato da musica dal vivo per tutta la durata: quattro musicisti riempiono la sala con un’ondata irresistibile di fusione folk-elettrica che fa salire l’adrenalina ancor prima che inizino i numeri che sfidano la gravità. La musica è parte integrante dello show e cresce lungo tutto il percorso – senza mai perdere un colpo – in perfetta armonia con l’azione che si sviluppa.
Alain Francoeur, regista di BARBU, afferma: “BARBU significa esplorare il circo, guardare a ciò che era in passato e vedere ciò che è diventato oggi. L’essenza del circo resta la stessa; soddisfa il bisogno di assistere a cose più grandi della vita…”, e di certo mantiene la promessa. Dal momento in cui la compagnia irrompe in scena in camicie a quadri, sfrecciando sul palco sui pattini a rotelle, l’atmosfera si elettrizza e, come pubblico, è impossibile non farsi trascinare. Man mano che lo spettacolo procede, l’azione diventa sempre più ampia e audace, con il piede ben piantato sull’acceleratore. Gli abiti vengono via a poco a poco, finché questi uomini robusti restano con addosso solo i loro minuscoli slip e barbe enormi – e che barbe impressionanti!! C’è persino un momento in cui, mentre sono sui pattini, si trascinano a vicenda sul palco tirandosi per i peli della faccia. In questo lavoro c’è una vena di gioco e sfacciataggine intrecciata nella trama stessa, e proprio per questo è difficile non affezionarsi subito a loro! Anche quando il rischio aumenta, la componente ludica non viene mai meno. Il senso di complicità dell’ensemble è di per sé uno spettacolo da vedere – e, per di più, sembrano divertirsi da matti. Un livello di gioia davvero contagioso. Tra i momenti più memorabili, una delle donne viene fatta oscillare a grande velocità così vicino al suolo che, di fatto, riesce ad accendere un fiammifero che tiene in bocca strisciandolo sul pavimento.
Oltre ai pattini a rotelle, ci sono incredibili prove di forza, equilibrio, acrobatica, pole dance e clownerie – elementi intrinseci allo spettacolo in ogni singolo interprete, e poi, nella forma più pura, incarnati da Lucas Jolly, il mentalista-mago. La rapidità e l’abilità con cui avvengono le transizioni tra le scene scorrono con grande fluidità, lasciando il pubblico costantemente col fiato sospeso, curioso e desideroso di altro – con diversi momenti in cui la sala trattiene il respiro all’unisono.
Tornando a una citazione del regista Francoeur, non solo insiste che “... soddisfa il bisogno di assistere a cose più grandi della vita...”, ma anche che “... ci permette di fuggire dalle realtà della vita.” È un modo perfetto per perdersi per una sera. Strano, curioso, sexy, bizzarro e terribilmente divertente. C’è perfino la possibilità di acquistare uno shot e partecipare a una simpatica riffa. Allora, cosa aspettate? Prenotate subito i biglietti. È uno spettacolo imperdibile quest’estate.
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