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GIORNATA DI RICORDO: Josh Barnett

Pubblicato su

30 settembre 2020

Di

giornatadisarah

Questa settimana, per Throwback Thursday, parliamo con Josh Barnett, attualmente in scena in The Last Five Years al Southwark Playhouse.

Nice Work If You Can Get It 1) Qual è stato il primissimo spettacolo che hai fatto da bambino e cosa ti ha avvicinato al mondo del teatro?

Il primissimo spettacolo che ho fatto (a parte una recita di Natale… chi non ne ha fatta una!?) è stato Bugsy Malone, in cui interpretavo proprio Bugsy! Ad avvicinarmi al teatro è stato in realtà un mix di fattori: da bambino mi portarono a vedere Wicked, poi ho fatto il NYMT dove ho conosciuto per la prima volta altri ragazzi “malati” di teatro come me, e infine la mia insegnante di teatro, Mrs Walton, incredibilmente presente, entusiasta e di grande supporto!

2) Il tuo primo spettacolo professionale appena uscito dalla scuola di recitazione! Sarai emozionatissimo. Raccontaci il percorso di audizione per The Last Five Years. Sono COSÌ felice di far parte di The Last Five Years! Il fatto che le audizioni si svolgessero durante la pandemia ha significato che fosse tutto in self-tape. Ho dovuto preparare e registrare due brani dello spettacolo, oltre a 3 estratti al pianoforte e un pezzo a scelta, e poi ho inviato tutto al team creativo perché lo visionasse.

Bugsy Malone 3) Come stanno andando le prove durante la pandemia? 

Finora le prove sono state fantastiche, ed è stato un vero piacere tornare in sala prove. Abbiamo riletto e riscoperto il testo e, con Jonathan, il nostro regista, abbiamo ripassato le posizioni in scena (blocking). Ma soprattutto, in questo momento, le prove sono state super sicure: Southwark Playhouse e l’intero team hanno reso lo spazio a prova di Covid e adatto al distanziamento sociale!

4) Qual è la tua routine ogni sera per entrare nel personaggio prima di uno spettacolo?

Prima di uno spettacolo entro nel “mood” poco alla volta, già dal riscaldamento: inizio a concentrare la mente sul personaggio e sulla sua storia, e poi sullo spettacolo nel suo insieme. Mi piace ascoltare musica classica e ritagliarmi un angolo tranquillo per respirare e prepararmi. Poi, quando indosso il costume, quello è l’ultimo strato fisico che mi aiuta davvero a entrare nel mondo del personaggio.

Singin In The Rain 5) Raccontaci uno dei tuoi ricordi più belli/divertenti sul palco.

Uno dei ricordi più divertenti che ho sul palco è di quando mi sono completamente impigliato in un trench che indossavo in una produzione di Singin’ In The Rain. Durante il break di tip tap di “Good Mornin’” mi sono incastrato così tanto nel metterlo e toglierlo che alla fine l’ho lanciato in quinta mentre continuavo a ballare! Ha decisamente colto di sorpresa la crew in quinta, e non sono sicuro che il mio coreografo l’abbia presa benissimo… ma quando serve, serve!

6) Come sei riuscito a restare creativo durante il lockdown?

Durante il lockdown ho cercato semplicemente di trovare più progetti e lezioni online possibili in cui buttarmi. Ho partecipato a un pezzo di danza coreografato da Stuart Winter, intitolato “Tracing Movement Together”, ho preso parte a un EP visivo per un nuovo musical chiamato “Snowflake”, ho seguito la serie di sbarre di danza classica dell’English National Ballet, guidata da Tamara Rojo, oltre a lezioni online con molti altri coreografi. Ho anche partecipato a The Grad Fest: una fantastica realtà creata da un amico, che offriva una piattaforma online ai diplomati del 2020 per esibirsi, conoscere altri artisti e collaborare durante il lockdown. Ho fatto un cabaret solista su Instagram, ho partecipato a una performance su Zoom di “House and Garden” di Alan Ayckbourn, e ho anche arrangiato e registrato un trio jazz con altri due amici. Insomma: in questo periodo la tecnologia è stata una benedizione!

7) Quali sono tre cose che troviamo sempre nel tuo camerino? Tipo portafortuna… cose che ti aiutano in scena… m&m’s blu…

Trovi sempre tè al limone e zenzero, caramelle (per una botta di zucchero al volo!) e un’immagine (o più di una) che mi ispira e che racchiude l’essenza del personaggio che sto interpretando.

8) Qual è il tuo cast album preferito da ascoltare in questo momento?

Ultimamente sono OSSESSIONATO da Bandstand!

9) Se la tua vita fosse un musical, come si chiamerebbe e perché?

Se la mia vita fosse un musical lo chiamerei “In This Moment”. Lo so, suona un po’ sdolcinato e cliché, ma in questo periodo sto davvero cercando di farne un motto e di diventare più bravo a vivere nel e per il presente, invece di guardare troppo indietro o troppo avanti! Credo che, oggi più che mai, sia fondamentale: c’è tanta incertezza nel mondo, quindi se riusciamo a vivere e goderci il qui e ora, è già qualcosa per cui essere felici.

10) Che consiglio daresti a tutti i neodiplomati — sia quelli del 2020 sia i prossimi del 2021?

A tutti i diplomati, 2020 e 2021, direi: ce la possiamo fare! Certo, in questo momento fare il nostro lavoro è un po’ più complicato del solito, però abbiamo TANTISSIMO da mostrare e TANTISSIMO da dare! Quindi continuiamo a lavorare e a fare ciò che amiamo! Sosteniamoci a vicenda, gioiamo dei successi degli altri e collaboriamo: siamo solo all’inizio!

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