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PRENOTA ORA PER LE PRODUZIONI NOMINATE AI TONY

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editoriale

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La corsa ai Tony Awards è ormai iniziata. È ancora possibile prenotare i biglietti per i seguenti spettacoli candidati ai Tony e decidere di persona quali produzioni meritino davvero questi ambitissimi riconoscimenti.

THE CURIOUS INCIDENT OF THE DOG IN THE NIGHT TIME

Christopher, 15 anni, ha una mente straordinaria – eccezionale in matematica, ma poco attrezzata a interpretare la vita di tutti i giorni. Quando finisce sotto sospetto per l’uccisione del cane di Mrs. Shears, Wellington, annota ogni fatto sull’accaduto nel libro che sta scrivendo per risolvere il mistero dell’omicidio. Ma la sua indagine, proibita dal padre, lo porta in un viaggio spaventoso che gli capovolge il mondo.

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HAND TO GOD

Scritto da Robert Askins e diretto da Moritz von Stuelpnagel, Hand To God scorre come una farsa nera, lucida come ossidiana, costruita sugli ingredienti classici del genere – violenza, sesso e religione. È proprio l’estremizzazione di questi elementi e il modo in cui vengono usati qui a distinguere lo spettacolo dalla tipica farsa di routine. Askins scrive dialoghi crudeli e spassosissimi e le situazioni assurde che ne derivano sono innegabilmente esilaranti. Ma la sua dote più grande è lo sguardo: è un lavoro molto serio, avvolto nella risata brillante della farsa.

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WOLF HALL

È quanto di più vicino alla perfezione teatrale si possa sperare di vedere. Ciò che Herrin e la sua squadra hanno realizzato qui è assolutamente, indiscutibilmente straordinario. È teatro d’intrattenimento d’altri tempi, solido, con ottime interpretazioni e una narrazione travolgente. Niente “concetti” – solo il desiderio di raccontare una meravigliosa storia teatrale.

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AN AMERICAN IN PARIS

La visione di Christopher Wheeldon, qui regista e coreografo, è sorprendentemente dettagliata e insieme sfarzosa e ambiziosa, senza mai esaurirsi. Senza enormi scenografie prefabbricate, Bob Crowley crea un panorama in continuo movimento di strade parigine, monumenti, salotti e spazi per lo spettacolo. Il tutto contribuisce a un taglio cinematografico, alle qualità oniriche che spingono la produzione. Il casting è impeccabile e questa è probabilmente la compagnia più bella da vedere e naturalmente elegante tra tutti gli spettacoli di Broadway attualmente in scena. Robert Fairchild, al debutto a Broadway, è rivelatorio nei panni di Jerry. Leanne Cope è un fiore scintillante di grazia fatata come Lise, e Max von Essen trionfa come Henri in un’interpretazione calibratissima, cantata in modo glorioso e perfetta in ogni dettaglio.

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FUN HOME

L’universalità è la chiave del successo di Fun Home. In fondo, parla di famiglia e delle nature non dette e dei segreti di chi ci è vicino. Di figli che scoprono se stessi e le proprie verità e arrivano a capire che i genitori sono umani e sbagliano, non dicono necessariamente tutta la verità e, anzi, forse non sono esattamente chi credevano. Sia Judy Kuhn sia Michael Cerveris lasciano spazio alla vera star della produzione: Sydney Lucas, che interpreta la Piccola Alison.

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SOMETHING ROTTEN

Qui non c’è nulla di marcio. Al contrario, Something Rotten è solido, succoso, rigoglioso, coltivato alla perfezione, aspro e dolce; e ogni spicchio, ogni strato che si sbuccia, è pieno di vita. È quasi un orgasmo di divertimento; un’ode al musical, capace insieme di satirizzare il suo oggetto e di trattarlo con affetto sincero. A Broadway sarà difficile trovare una compagnia più compatta e superbamente accordata di questa.

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THE VISIT

Per 90 minuti di narrazione estatica, vieni trasportato in un luogo dove amore, morte e conseguenze danzano insieme e dove una vittoria del vero amore potrebbe non essere affatto ciò che pensavi. Chita Rivera, stella incandescente del palcoscenico di Broadway in splendore inalterato, è impeccabile. Tra i migliori musical di Kander & Ebb, The Visit è il musical migliore e più importante attualmente in scena a Broadway.

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SKYLIGHT

In una gelida sera londinese, Kyra Hollis (Carey Mulligan) riceve una visita inaspettata dal suo ex capo ed ex amante, Tom Sergeant (Bill Nighy). Con il passare delle ore, i due tentano di riaccendere la relazione un tempo appassionata, per scoprire di essere intrappolati in una pericolosa battaglia fra ideologie opposte e desideri reciproci.

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THE KING AND I

Insieme allo scenografo Michael Yeargan, alla costumista Catherine Zuber e al coreografo Christopher Gattelli, Bartlett Sher ha completamente reinventato e rivitalizzato il musical di Rodgers e Hammerstein sia per l’enorme spazio del palcoscenico del Vivian Beaumont sia per il XXI secolo. È un trionfo sotto ogni aspetto: bellissimo da vedere, impeccabile da ascoltare e meraviglioso da vivere. Watanabe, con grande merito, fa del Re una creazione tutta sua, speciale e unica. Nei panni di Anna, Kelli O’Hara è impareggiabile.

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ON THE TOWN

La danza ha uno stile, un linguaggio tutto suo e – certamente nella coreografia di Bergasse – risulta più eloquente di pagine di dialogo. I passi sono difficili, pulsano di intenzione e sprigionano energia e classe. Molto “balletto”, sì, ma con quel tocco jazz alla Broadway che è semplicemente entusiasmante da guardare, soprattutto quando, come qui, il cast è perfettamente preparato, perfettamente sincronizzato e assolutamente abbagliante.

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ON THE TWENTIETH CENTURY

Qualunque cosa si pensi della Chenoweth, la sua prova in questo musical è uno di quei rari, irripetibili tour de force da vera star: incredibilmente straordinario, ti lascia senza fiato e stordito dalla potenza, dalla ferocia e dal magnetismo dell’interpretazione, vocale e fisica, con una voglia immediata di rivederla farlo da capo e la certezza, assoluta certezza, che, per quanto a lungo si possa vivere, non si vedrà mai nessuno interpretare quel ruolo in quel modo.

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THE AUDIENCE

The Audience, scritto da Peter Morgan, con Helen Mirren e diretto da Stephen Daldry, è una di quelle rare esperienze teatrali che abbracciano e realizzano tutte le possibilità: una meditazione ricca, perfettamente calibrata e interpretata sulla Monarchia del Regno Unito, sulla carica di Primo Ministro e sullo stato della società britannica in evoluzione… Se tutte le produzioni del West End fossero così, Londra morirebbe di puro piacere.

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THE HEIDI CHRONICLES

È un testo sulla disuguaglianza che le donne subiscono ogni giorno, in quasi ogni ambito della vita; sul modo in cui le donne sanno trattare male altre donne, anche con cattiveria; e sui dolori, i piaceri e le insidie delle amicizie che resistono nel tempo. Ed è proprio il tema dell’amicizia a portare lo spettacolo al suo apice più acuto e appassionato: pochi assisteranno a quelle scene senza riconoscersi, senza vedere la propria vita riflessa in qualche aspetto delle relazioni centrali che si dipanano lungo i decenni attraversati dalla narrazione.

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IT'S ONLY A PLAY

La serata è di Nathan Lane, esilarante e spietato nei panni di James Wicker, un attore che ha rifiutato il ruolo da protagonista nell’opera scritta dal suo migliore amico perché pensava fosse un fiasco. Sputa perle comiche e frecciate maligne con gusto; un lanciatore umano di granate di risate.

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GIGI

In effetti, la cosa più interessante di questa rilettura è che, pur chiamandosi Gigi e pur parlando continuamente di lei, con lei e intorno a lei, la verità è che Gigi è un personaggio di supporto. A conti fatti, il musical dovrebbe intitolarsi Gaston, perché questa produzione riguarda lui in tutto e per tutto. Victoria Clarke, Dee Hoty e Howard McGillan brillano come le consumate star di Broadway che sono. Ma Corey Cott è una vera stella in divenire, destinata a durare, e l’intera serata vale il prezzo del biglietto anche solo per seguire i suoi passi sicuri lungo quel percorso.

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