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RECENSIONE: La Macchina del Tempo, The London Library ✭✭✭
Pubblicato su
13 marzo 2020
Di
markludmon
Mark Ludmon recensisce l’adattamento di The Time Machine di HG Wells firmato Creation Theatre alla London Library
The Time Machine The London Library, Londra Tre stelle Prenota i biglietti
Nel fondamentale romanzo di fantascienza di H.G. Wells, The Time Machine, uno scienziato vittoriano compie un salto di oltre 800.000 anni nel futuro, dove trova l’umanità evoluta in semplici creature infantili chiamate Eloi e in trogloditi sotterranei chiamati Morlock, che si nutrono di loro. In un adattamento immersivo che si snoda tra sale di studio e scaffalature della storica London Library, Creation Theatre colma con inventiva i vuoti della storia, mentre seguiamo un Viaggiatore del Tempo del XX secolo che cerca di capire e scongiurare la distruzione del genere umano.
Nel dar vita a visioni di un’apocalisse imminente, lo spettacolo attinge alle ansie contemporanee: dagli OGM e il cambiamento climatico alle pandemie globali – una coincidenza inquietante per una produzione scritta lo scorso ottobre. Pur bilanciando i temi più seri con molta leggerezza e gioco, si chiede se catastrofi provocate dall’uomo possano mai essere prevenibili o reversibili in una società capitalista governata dal profitto. La politica dello spettacolo non rappresenta un grande salto per chi conosce il racconto originale di Wells, più che le trasposizioni cinematografiche a caccia di brividi. Sebbene sia ricordato soprattutto per la sua fantascienza pionieristica e per aver scritto il romanzo che ha ispirato Half a Sixpence, Wells fu un radicale che usò The Time Machine per criticare le divisioni della società di fine Ottocento, immaginando un futuro in cui la classe lavoratrice (i Morlock) si è rivoltata contro la classe agiata e oziosa che la sfrutta (gli Eloi).
Come nell’acclamato adattamento di Dracula dello scorso anno, anche qui Creation Theatre si lascia ispirare dalla cornice della London Library, di cui Wells fu membro per tutta la vita. Guidati dal Viaggiatore del Tempo che stringe una macchina del tempo a forma di valigetta, gruppi fino a 20 persone vengono condotti su e giù per le scale, entrando in stanze dove scrittori – tra cui Wells – hanno lavorato nel corso dei 179 anni di storia della biblioteca, con una sosta nei depositi sul retro e viste vertiginose attraverso le griglie sui piani sottostanti. Dei quattro interpreti che si alternano nel ruolo del Viaggiatore del Tempo narratore, il nostro era Leda Douglas, che lo ha reso con una passione coinvolgente; a intervalli si uniscono altri personaggi, tra cui un computer ambulante e parlante interpretato con divertente verve da Graeme Rose.
Scritto da Jonathan Holloway e diretto da Natasha Rickman, The Time Machine è gremito di idee: dalle teorie e dall’etica del viaggio nel tempo al cambiamento climatico, dalla filosofia platonica alle scienze sociali, dalla fisica all’epidemiologia, fino al rapporto tra linguaggio e significato. Probabilmente a riflettere la varietà di saperi custoditi sugli scaffali della biblioteca, la narrazione a tratti si confonde e perde fuoco di fronte a questo diluvio di informazioni. Ma tra glitch temporali, realtà che slittano, Morlock predatori appena fuori dalla vista e calzini che cambiano colore, è una rilettura piacevole e stimolante di un classico, con in più il bonus di uno spazio storico davvero unico.
In scena alla London Library fino al 5 aprile 2020.
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