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NOTIZIE

Scelta della Critica: Le 10 Migliori Nuove Opere Teatrali a Londra il 29 Maggio

Pubblicato su

29 maggio 2015

Di

stephencollins

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Le 10 migliori nuove pièce a Londra

Quale spettacolo dovresti vedere per primo a Londra?

Abbiamo compilato questa lista per risparmiarti la fatica di capirlo da solo! È solo la nostra opinione – e ognuno ne ha una – basata sulle impressioni dei nostri recensori. Aggiorneremo regolarmente l’elenco, così le nuove produzioni finiranno nel tuo radar e, quando cambiano i cast originali, lo terremo in considerazione.

Le pièce in scena da più di tre anni non sono incluse: questa è una lista dedicata alle produzioni nuove o relativamente nuove attualmente in scena a Londra.

Quindi vai a vederle!

Fiona Press, Mark Little e Paul Haley. Foto: Mark Douet 1. The One Day Of The Year

Nonostante le sue apparenze e la sua narrazione, questa non è una pièce sull’Anzac Day, la festività nazionale australiana in cui si commemorano coloro che hanno combattuto per il proprio Paese nelle guerre, quelli che sono stati uccisi o mutilati, o peggio, sono sopravvissuti. No. Così come Death of a Salesman parla, in fondo, del Sogno Americano, The One Day Of The Year parla del Sogno Australiano – o forse, più precisamente, del sogno di cosa significhi essere un australiano “aspirazionale”. Wayne Harrison ha ottenuto qui qualcosa di davvero notevole: una ripresa, una rinascita di un classico senza fronzoli, affidandosi soltanto a una narrazione intelligente e visionaria e a interpretazioni di prim’ordine. L’Alf mutevole, roboante e, alla fine, disperato di Mark Little è una prova da annali, e il sostegno di Fiona Press, Paul Haley e James William Wright è eccezionale.

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2. The Elephant Man

A prima vista sembra un semplice racconto storico con un paio di grandi prove attoriali al centro; materiale poco sorprendente, ma potenzialmente capace di toccare vette scintillanti. Ellis però vede oltre: e anche se il cast è indubbiamente stellare, questa è una riflessione ponderata, incisiva e, in ultima analisi, sconvolgente su tolleranza, convenzioni, accettazione e amore.

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3. Just Jim Dale: Still Carrying On

È davvero un piacere poter dire che chiunque – bambino, adulto, scettico del teatro o amante del palcoscenico – non dovrebbe avere alcuna esitazione ad accaparrarsi un biglietto per il fenomeno one-man show Just Jim Dale, ora in scena al Vaudeville Theatre dopo quella che si può descrivere solo come una première stampa scintillante. Luminari del teatro, critici, fan e spettatori sembravano tutti della stessa idea: Jim Dale è un interprete straordinario.

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Phoebe e Jonathan Pryce nella produzione di Jonathan Munby di The Merchant Of Venice. Foto: Manuel Harlan 4. The Merchant of Venice

Ancorata saldamente al suo tempo, intorno al 1597, con costumi e accessori che definiscono un’epoca esotica, lontana e, soprattutto, ormai passata, Munby evita le grandi domande della pièce e naviga tra empatia, interesse personale e capitalismo. Il risultato è una lettura riccamente divertente, coinvolgente e chiara, ma che non raggiunge mai grandi vette di lirismo o dramma, accettando di buon grado l’“ordinario” come suo battito complessivo. Il momento poetico più alto della serata arriva con il sentito monologo di Jonathan Pryce “Hath not a Jew eyes?”, parole strappate dalla sua stessa anima.

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5. Hay Fever

Felicity Kendal è un trionfo nei panni della diva effervescente e autoindulgente che è Judith. I suoi toni gutturali e graffianti; l’accendere e spegnere sigarette senza sosta; il gesto disinvolto ma insistente con cui scaccia i ricci spettinati; gli occhi innocenti e la battuta maliziosa e la battuta maliziosa e gli occhi innocenti; la diavoleria, l’abbandono sfrenato, la sicurezza furtiva, l’alterigia indifferente. Ogni aspetto della sua interpretazione è dosato con splendida precisione da Kendal.

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Foto: Johan Persson. 6. The Audience

The Audience, scritto da Peter Morgan,  diretto da Stephen Daldry, è una di quelle rare esperienze teatrali che abbracciano e realizzano tutte le possibilità in una riflessione ricca, impeccabilmente calibrata e interpretata sulla monarchia del Regno Unito, sulla carica di Primo Ministro e sullo stato della società britannica in evoluzione…Se tutte le produzioni del West End fossero così, Londra esalerebbe l’ultimo respiro per puro piacere.

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Robert Jeffrey, Christopher Bonwell, Marc Gee Finch, Alexander Allin e James Robert-Moore in Fanny And Stella. Foto: Derek Drescher 7. Fanny and Stella

Il teatro a tematica gay, anche nelle migliori circostanze, può essere un colpo a segno o un buco nell’acqua, ma Chandler, Miller, Dexter e Todd hanno costruito una serata che potrebbe tranquillamente uscire dalla sua base LGBT e trovare un pubblico più ampio.

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8. Skin in Flames

Sarebbe sbagliato svelare più dettagli, ma lo scrittore merita grande credito per il modo in cui riunisce senza pietà le storie nel finale, lasciando al contempo abbastanza fili sospesi perché la nostra immaginazione colmi i vuoti rimasti, a modo nostro.

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The Curious Incident Of The Dog In The Night Time 9. The Curious Incident of the Dog in the Night

Questa produzione straordinaria ti resterà addosso a lungo dopo aver lasciato il teatro. È uno dei lavori più innovativi e incredibili che tu possa vedere nel West End.

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10. Bad Jews

Harmon scrive dialoghi feroci senza paura e con una schiuma pungente. I personaggi sono definiti con chiarezza dal loro modo di parlare e ognuno sembra reale, vicino – forse qualcuno che potresti conoscere. Ci sono diverse sorprese autentiche lungo il percorso e ben poco finisce per essere come sembra all’inizio. È una scrittura tagliente e intelligente.

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