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RECENSIONE: Annie Get Your Gun, Union Theatre ✭✭✭✭
Pubblicato su
30 maggio 2017
Di
markludmon
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Annie Get Your Gun
Union Theatre
26 maggio 2017
Quattro stelle
Alcuni dei più grandi nomi del teatro musicale hanno lasciato il segno nei panni della tiratrice scelta Annie Oakley nel classico musical Annie Get Your Gun. Ethel Merman, Betty Hutton, Mary Martin, Debbie Reynolds e Bernadette Peters sono tra le tante star ad aver interpretato un ruolo che richiede tempi comici impeccabili oltre a una voce di livello. L’ultima ad aggiungersi a questa lista è la promettente Gemma Maclean, che brilla nella nuova produzione di Annie Get Your Gun all’Union Theatre. Nei panni di Annie è al tempo stesso vocalmente sublime e irresistibilmente divertente, sia quando spara a tutta voce i cavalli di battaglia di Irving Berlin sia quando, con delicatezza, fa emergere la componente più sentimentale di una ballata.
Fa parte di un cast solido e affiatato, che racconta con efficacia la storia d’amore di Annie con la star del tiro Frank Butler sullo sfondo degli spettacoli itineranti del Wild West di fine Ottocento. Diretto da Kirk Jameson, lo spettacolo utilizza la versione del 1999 di Peter Stone, che trasforma il libretto originale di Dorothy e Frank Fields in un “teatro nel teatro”, messo in scena dai personaggi qualche tempo dopo la conclusione della vicenda. Questa versione affronta anche la problematica rappresentazione dei nativi americani nella produzione del 1946, eliminando canzoni come “I'm an Indian Too” e rendendo il Capo Sitting Bull meno stereotipato. Alcune dinamiche di genere potrebbero non reggere a un’analisi troppo ravvicinata, ma non è certo questo che si va a cercare quando ci si lascia avvolgere dalle gioie semplici di un musical di Irving Berlin.
Nonostante il taglio di qualche numero minore, restano tantissime canzoni splendide a intrattenerci: da “There's No Business Like Show Business”, che apre lo spettacolo, al duetto finale “Anything You Can Do”. Nel mezzo ci sono “Doin’ What Comes Natur’lly”, “The Girl That I Marry”, “You Can't Get a Man With a Gun”, “Moonshine Lullaby”, “They Say It’s Wonderful”, “I Got Lost In His Arms” e “I Got the Sun in the Morning”. Georgia Conlan e Dominic Harbison, nei panni di Winnie Tate e Tommy Keeler, sono particolarmente deliziosi nel vivace “Who Do You Love? I Hope”, mentre Lala Barlow è tagliente e spassosa come Dolly, la sorella intrigante di Winnie. Mark Pollard e Aneurin Pascoe funzionano bene come avversari scenici nei ruoli dei produttori Buffalo Bill e Pawnee Bill, mentre Dafydd Lansley è comico con perfetta leziosità nei panni del direttore di scena Charlie Davenport. Blair Robertson è ruvido e carismatico come Frank Butler, il contraltare ideale dell’Annie di Gemma Maclean.
A tratti la spinta dello spettacolo perde leggermente il ritmo, ma quasi non ci si fa caso grazie all’energia complessiva e al passo sostenuto, con le coreografie di Ste Clough e la ricca direzione musicale di Alex Bellamy. Come dice la canzone, tutto è piacevole, e non si può fare a meno di uscire con “quella sensazione di felicità”.
In scena fino al 17 giugno 2017
Foto: Paul Nicholas Dyke
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