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RECENSIONE: Swallow, Traverse Theatre ✭✭✭✭
Pubblicato su
30 agosto 2015
Di
markludmon
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Swallow
Traverse Theatre
Quattro stelle
In testi come l’intenso Roadkill, vincitore dell’Olivier Award, la giovane drammaturga scozzese Stef Smith racconta, a suo dire, la luce e l’ombra della vita contemporanea. In Swallow esplora la solitudine e la difficoltà di entrare in contatto attraverso tre donne, ciascuna con la propria vita disperata e separata. Rebecca rivolge contro se stessa rabbia e dolore dopo che la compagna la lascia per un’altra donna; Samantha lotta per affermare la sua vera identità come Sam, un uomo; e Anna si nasconde nel suo appartamento, cercando di volare al di sopra del mondo reale costruendosi una realtà tutta sua, al sicuro nel nido domestico. Quando le loro esistenze iniziano a sovrapporsi, le vediamo intraprendere a scatti un percorso per ritrovare un legame. Il cuore della scenografia minimale di Fred Meller è una porta autoportante, che finisce per riflettere le barriere che le separano tra loro e dal mondo esterno. Le tre donne sono interpretate in modo splendido da Anita Vettesse, Sharon Duncan-Brewster ed Emily Wachter, con una miscela di humour nero e dolore devastante che a tratti commuove profondamente senza scivolare nel sentimentalismo. Questa produzione potente, diretta con precisione da Orla O'Loughlin, è uno dei momenti più riusciti dell’Edinburgh Festival Fringe di quest’anno e l’ennesima dimostrazione dell’abilità di Smith nel catturare la fatica e la speranza della vita di tutti i giorni.
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