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RECENSIONE: Valhalla, Teatro 503 ✭✭✭✭
Pubblicato su
5 ottobre 2015
Di
danielcolemancooke
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Carolina Main e Paul Murphy in Valhalla. Foto: Paul Said Valhalla
Theatre503
2 ottobre 2015
4 stelle
Se oggi hai avuto una telefonata complicata, risparmia un pensiero per il povero Paul Murphy. Prima della serata stampa della sua prima produzione completa nel West End come autore, il suo protagonista è costretto a ritirarsi: così Murphy deve coprire lui stesso il ruolo principale, copione alla mano.
Murphy è il creatore di Valhalla, una produzione intrigante e stimolante ambientata in una struttura di ricerca nordica isolata. Una coppia vi viene confinata per lavorare a una cura per un’epidemia globale, finché il progetto (e il loro matrimonio) comincia a sgretolarsi. I due sono costretti a mettere in discussione le proprie idee su amore e scienza, scossi da una serie di rivelazioni sconvolgenti.
Valhalla ha superato 1600 candidature per vincere il Theatre503 Playwriting Award ed è facile capirne il motivo: i dialoghi sono vivaci e naturali, con battute taglienti e intelligenti. Inoltre intreccia con disinvoltura temi complessi e che fanno riflettere, sfiorando paranoia, etica medica e perfino la mitologia norrena.
Il testo è costellato di colpi di scena che tengono il pubblico sulle spine e alimentano l’atmosfera generale di incertezza e diffidenza. Il passaggio verso territori molto cupi è gestito con sicurezza e raramente appare forzato, con una splendida tensione drammatica nell’atto finale.
Paul Murphy in Valhalla. Foto: Paul Said.
Tuttavia, nelle ultime due scene qualcosa si sfilaccia: il ritmo sembra fuori misura e il twist conclusivo stona rispetto al resto dello spettacolo. Non è un testo particolarmente lungo e si ha la sensazione che il finale avrebbe potuto essere sviluppato di più, per arrivare a una chiusura più naturale e soddisfacente.
Paul Murphy è stato sorprendentemente eccellente nei panni del protagonista maschile senza nome. Il copione in mano era una lieve distrazione, ma la sua interpretazione era abbastanza solida da farlo spesso passare inosservato. Era chiaramente a suo agio con le sfumature del proprio materiale ed è riuscito, a tratti, a uscire dal testo. Una resa sensibile di un individuo profondamente combattuto, particolarmente notevole viste le circostanze che lo hanno portato in scena.
Aveva un’ottima chimica con la partner femminile, interpretata da Carolina Main. Main è una presenza scenica divertente ed energica, con un eccellente senso dei tempi comici. Ha mostrato grande profondità ed emozione, tracciando con abilità la discesa del personaggio nella mania.
La scenografia sterile e le luci cliniche restituiscono alla perfezione la claustrofobia strisciante richiesta dal copione, con un uso accorto del buio subito dopo i momenti drammatici chiave.
Valhalla è una produzione intensa e avvincente, che ha mostrato tutta la sua classe in circostanze molto difficili. Anche se il finale avrebbe bisogno di qualche ritocco, è abbastanza intelligente e stimolante da meritare una ripresa più lunga altrove.
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