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RECENSIONE: Alice nel Paese delle Meraviglie, Mercury Theatre Colchester ✭✭✭

Pubblicato su

15 agosto 2022

Di

pauldavies

Paul T Davies recensisce l’adattamento di Mike Kenny di Alice nel Paese delle Meraviglie al Mercury Theatre di Colchester.

Alice nel Paese delle Meraviglie Mercury Theatre, Colchester.

3 agosto 2022

3 stelle

Il classico racconto psichedelico di Lewis Carrol è riuscito a sopravvivere fino al XXI secolo in molte forme e riscritture, e l’adattamento di Mike Kenny colloca la storia nella mattina dell’importantissimo esame di Alice. È un sogno febbrile innescato dall’ansia da esame, e lo spettacolo può contare su un ensemble e un team creativo di grande livello che ci accompagnano in questo viaggio. Hanno anche dovuto affrontare la loro personale tana del Bianconiglio: Beth Mabin è subentrata con pochi giorni di preavviso per sostituire un attore indisposto.

Alla prima non c’è stato alcun motivo di preoccuparsi: è un’Alice perfetta, attenta e curiosa. La compagnia di attori-musicisti è eccellente; Tom Moores è un Bianconiglio splendido, con tempi comici impeccabili e una bellissima capacità di coinvolgere il pubblico. Ho adorato anche la Duchessa di Rosalind Ford, in particolare il numero che chiude l’Atto I sui bambini, di quelli che ti rimangono in testa per tutto l’intervallo! Natasha Karp è una temibilissima Regina di Cuori e Jamie Noar e Loris Scarpa sono irresistibili nei panni di Tweedledee e Tweedledum. La vera stella dello spettacolo, però, è l’inventiva della messa in scena: dalla meravigliosa sequenza del bruco ai deliziosi fenicotteri e ricci per il croquet. Complimenti alla scenografa Anisha Fields e al suo team. A tratti sembra un videogioco, in altri momenti un programma TV per bambini degli anni Ottanta. Mi è piaciuto molto anche quando, a un certo punto, tutta la compagnia diventa Alice: è come se avessero clonato Jane Horricks e avessero iniziato a sciamare!

L’elemento più debole, per me, è il materiale in sé. La prima parte è gioiosa e incalzante, ma questa è una storia senza una vera trama e nella seconda metà l’energia cala. Non è colpa della compagnia: semplicemente non è chiaro a chi sia rivolto l’adattamento di Kenny. Se pensa a ragazzi alle prese con gli esami GCSE, potrebbero considerarlo troppo “da bambini”; e al tempo stesso potrebbe non essere abbastanza magico per gli spettatori più piccoli. Anche la ricerca d’identità di Alice fatica a risultare convincente: sembra aggiunta per dare un tocco di attualità. Naturalmente non sappiamo a che punto fosse la produzione prima che arrivasse il Covid, e lo spettacolo ha bisogno di macinare repliche per trovare il ritmo giusto.

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