Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

NOTIZIE

RECENSIONE: Gundog, Royal Court Theatre ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

pauldavies

Share

Rochenda Sandall, Ria Zmitrowicz in Gundog. Foto: Manuel Harlan Gundog Royal Court Theatre

7 febbraio 2018

4 stelle

Prenota ora

Il dramma post-Brexit di Simon Longman si concentra sulle sorelle Becky e Anna, pastore su una fattoria in mezzo al nulla, che cercano disperatamente di tenere unita la famiglia dopo la morte della madre. Nelle loro vite entra Guy, uno straniero senza fissa dimora, che si ferma ad aiutarle con il parto degli agnelli in cambio di cibo e alloggio. Resta per anni, finché il loro fratello Ben, profondamente tormentato, torna dopo essere scomparso per molto tempo. L’eccellente scenografia “a cassetta delle lettere” di Chloe Lamford inchioda i personaggi alla terra: sono piantati nel suolo e nell’eredità. È un racconto cupo; ogni anno segna lo sfaldarsi della famiglia e dell’industria agricola. Non siamo più a Borchester.

Rochenda Sandall, Alan Williams, Alex Austin, Ria Zmitrowicz in Gundog. Foto: Manuel Harlan

Nella produzione ben ritmata di Vicky Featherstone, un anno scorre nel movimento delle luci (disegno luci di Lee Curran) e nel paesaggio sonoro inquietante di Peter Rice. Il cast è radicato nella concretezza e nella disperazione del testo. Nei panni di Becky, la sorella minore, Ria Zmitrowicz spara le battute con una sicurezza scattante, cogliendo alla perfezione l’umorismo secco e arido di Becky e la sua disperazione per la perdita di tempi più felici. Le tiene testa l’Anna di Rochenda Sandall, consumata, che lavora a ogni ora solo per sopravvivere. Nel ruolo di Guy, Alec Secareanu, dopo l’ottima prova in God’s Own Country, propone un altro personaggio intrappolato tra fuga ed esilio, che cerca disperatamente di dare un senso a questo paesaggio devastato e, con cautela, di trovarvi il proprio posto. La cultura britannica dovrà presto liberare questo attore dal fango!

Alex Austin, Ria Zmitrowicz in Gundog. Foto: Manuel Harlan

Il testo strutturalmente astuto di Longman ci riporta indietro nel tempo con il ritorno di Ben, tormentato e aggressivo, interpretato da Alex Austin: un’altra prova di grande solidità. Qui scopriamo che le sorelle rubavano pecore mentre il gregge veniva distrutto da una malattia, evento che ha portato al suicidio del padre. Attraverso il nonno Mick, splendidamente e commoventemente interpretato da Alan Williams nei panni di un uomo consapevole che la propria mente si sta sgretolando, i personaggi si aggrappano a un’età dell’oro del passato, alle serate al pub — anche se il pub ha chiuso da anni (la morte della madre è la morte di Britannia?) — mentre la speranza si consuma a poco a poco, come l’erba. Il silenzio e la solitudine diventano tangibili man mano che lo spettacolo procede.

Sì, è un testo cupo, ma a tratti la scrittura si apre a una lingua meravigliosa, poetica, soprattutto con Mick, che pronuncia un discorso bellissimo sul piantarsi nella terra e nel cielo per proteggere la famiglia. Quando Anna lo riprende verso la fine è un momento da brividi. Soprattutto, il lavoro scava a fondo nelle radici della famiglia e della memoria, e nell’importanza di andare avanti, perché il tempo avrà sempre un luogo verso cui scorrere.

PRENOTA I BIGLIETTI PER GUNDOG AL ROYAL COURT THEATRE

 

Condividi questo articolo:

Condividi questo articolo:

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI