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RECENSIONE: La Caduta All’Indietro, Hen And Chickens Theatre ✭✭✭
Pubblicato su
14 agosto 2015
Di
matthewlunn
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Rochelle Thomas e Ruth Sanders (a destra) in The Backward Fall The Backward Fall Hen & Chickens Theatre 13 agosto 2015
3 stelle
The Backward Fall è un testo ponderato e commovente. Affronta con grande sensibilità i tentativi di fare i conti con la demenza di una persona amata, e mi sento arricchito per averlo visto. Tuttavia, alcuni passaggi poco sfumati, uniti a una conclusione affrettata, impediscono alla storia di esprimere fino in fondo il proprio potenziale. Questa produzione funge da epilogo alla versione di The Backward Fall andata in scena al Courtyard Theatre di Islington nel gennaio 2015. L’azione si svolge nella casa d’infanzia di Lilly (Ruth Sanders) e Clara (Rochelle Thomas), due sorelle la cui madre, Etta, è morta dopo aver sviluppato l’Alzheimer a esordio precoce. Con al seguito il mite marito di Clara, Alexander (Oliver Gully), le due cercano di dividersi gli effetti personali. E mentre lo fanno, riaffiorano i ricordi e le tensioni iniziano a salire vertiginosamente.
Per come si introducono i personaggi, l’avvio è impeccabile. All’inizio Lilly entra nella stanza con calma, apre un paio di vecchie lettere della madre ed emette un sospiro rassegnato. Poi irrompe Clara, ignara del caos di scatoloni di cartone che la circonda, e racconta in modo isterico gli orrori del viaggio fatto con il marito. Poco dopo entra Alexander, abbraccia Lilly e dice, asciutto: “Abbiamo investito un coniglio”. Due momenti brevi ma intimi tra Clara e Alexander mettono in risalto, per contrasto, la tensione tra le sorelle, che esplode quando una frase particolarmente azzeccata di Lilly spinge Clara a chiedersi se Lilly la rimproveri per non essersi presa abbastanza cura della madre durante il declino. Lilly, principale caregiver di Etta, non lo nega: ed è la scintilla che innesca il resto dello spettacolo.
La fallibilità della memoria è al centro dei momenti più strazianti di The Backward Fall. Un litigio irrisolto tra Clara e Lilly su chi abbia creato una desideratissima decorazione natalizia esemplifica con grande finezza il risentimento reciproco. Nella versione di Clara, lei è la “figlia perfetta” dei genitori, mentre il racconto di Lilly — che descrive come abbia rovinato per sbaglio quel regalo destinato alla madre — viene etichettato in modo rivelatore come “patetico”. Più avanti Clara rimprovera con compiacimento Lilly per essersi dimenticata di avvisare il parrucchiere della madre della sua morte: un gesto passivo-aggressivo che cerca di imitare la ‘pietà’ della sorella. Questo si trasforma in un flashback, in cui vediamo un’Etta confusa (interpretata sempre da Ruth Sanders) sgridare Clara per averla ferita accidentalmente. Il terrore di Clara, non attenuato dalle scuse lucide della madre, mostra con durezza la sua incapacità di reggere la situazione, già prefigurata dal coniglio “destinato” della scena d’apertura.
Dato che i tre attori hanno già abitato questi personaggi in precedenza, non sorprende che le interpretazioni siano tutte solidissime. Rochelle Thomas offre una Clara complessa, capace di grande calore nonostante l’asprezza del volto, e con un’aria capricciosa che a stento nasconde la paura di non essere all’altezza. Le fa da contrappunto l’Alexander di Oliver Gully: una presenza scenica piacevole, che comunica un amore sincero per la moglie malgrado i suoi limiti. Lilly è resa con una solitudine perfetta da Ruth Sanders, in una prova sostenuta da un profondo senso di ingiustizia. Quando appare nei panni di Etta, la disperazione di perdere una persona amata a causa dell’Alzheimer è quasi insopportabile da guardare.
Eppure, per quanto ricco di sfumature, a tratti lo spettacolo pecca di scarsa sottigliezza. Un colpevole evidente è l’uso ricorrente di musica non diegetica. Si apre con ‘Gone Away’ di Lucy Schwartz, i cui versi (“We were never meant to be this damn broken/Words were never meant to be this half-spoken”) anticipano il tema della comunicazione mancata. Tre brani da Be OK di Ingrid Michaelson rispecchiano in modo fin troppo esplicito le preoccupazioni dei personaggi, mentre ‘Apres Moi’ di Regina Spektor accompagna una tesa partita a Scarabeo con un effetto involontariamente melodrammatico. Nel complesso, questo stride con l’intelligenza della costruzione e la naturalezza dei dialoghi.
In generale la musica viene impiegata per montaggi senza parole, aiutando a segnare il passare del tempo prima che Clara e Lilly alzino nuovamente la tensione. Considerata la forza della caratterizzazione, avrei voluto vedere queste scene sviluppate per intero. In effetti, la durata contenuta è risultata più problematica proprio nel finale, che esprime un giudizio minimo sulla qualità del futuro rapporto tra Lilly e Clara. Quando avevo iniziato davvero ad affezionarmi a questi personaggi, questo mi ha lasciato senza un senso di compiutezza. Ambiguità del genere fanno parte della vita, forse, ma qui sembrano poco coerenti con il cuore empatico del testo.
Nel complesso, consiglio vivamente The Backward Fall, che regala un’esperienza memorabile e toccante. The Backward Fall resta in scena fino al 16 agosto nell’ambito del Camden Fringe
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