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PROSSIMAMENTE: Ti Cinguetto la Faccia Spaziale
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julianeaves
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Questa settimana Julian ha fatto visita al London Theatre Workshop per dare un’occhiata a You Tweet My Face Space. Ancora una volta, il LTW ospita un altro evento di prim’ordine: stavolta, un’anteprima pre-Edinburgh Fringe di una nuova commedia originale, scritta e prodotta da Tom Hartwell e diretta da Lilac Yosiphon, con dieci neodiplomati della Mountview Academy (BA Acting). La compagnia invitata, Boots and Cats Productions, è partner del LTW e ha lavorato a stretto contatto con loro alla creazione di questa preview. Il LTW di Ray Rackham e Skye Crawford ha appena centrato un successo enorme con il trasferimento, in versione ampliata, al Southwark Playhouse del trionfo della scorsa estate a Eel Brook Common, 'Through The Mill'. Ora, mentre è in corso il suo stesso trasferimento in una nuova sede più grande, al piano superiore del pub New Moon a Leadenhall Market, nella City, continua a farsi un nome nello scovare nuovi talenti e nel farli crescere a fianco dei migliori del settore: sono passato nella nuova sede poche settimane fa per trascorrere un pomeriggio in compagnia nientemeno che di Jeremy Sams, in una masterclass su Acting Through Sondheim Songs con una selezione di giovani interpreti. Insomma, quando il LTW dice che una compagnia merita spazio sotto il suo tetto, credo valga la pena ascoltare.
L’impianto di 'You Tweet My Face Space' è semplice e realizzato con grande finezza. Il nostro eroe, David (Hartwell), è distratto dalla fidanzata Charlotte (Megan King) dalla sua dipendenza dai social media; lei pretende che interrompa questa invasiva ossessione e lui prova ad adeguarsi... a quel punto, però, il cyber-mondo reagisce.
David e Charlotte vengono quindi visitati da una surreale processione di incarnazioni umane del mondo online, che in modi diversi cercano di persuadere, blandire, raggirare o minacciare David perché resti “connesso”. Si comincia con il seduttore mefistofelico che è Facebook (Evan Rees – un attore comico straordinario), untuoso nel fascino e psicotico nella perseveranza, seguito a ruota da una serie di altri: Instagram (Elizabeth Stretton), sempre in posa per i selfie; Hotmail (Hadley Smith), barbuto e con un nome fin troppo azzeccato; Youtube (Matthew Gilman), aspirante regista; Snapchat (Isabel Patterson), che non è presente mai per più di 10 secondi; l’iper-rustico Farmville (Katie Dalzell); e – più terrificante di tutti – Tinder (Melanie Ebanks), mangiauomini in stile revival Russ Meyer. Ah, sì: e poi c’è Matt (Conor Cook), un amico “reale”. A quanto pare.
Hartwell si diverte a orchestrare le loro macchinazioni via via più complicate e contorte – spesso tra loro incompatibili e in competizione – in una sorta di favola morale dei nostri giorni, un vero e proprio Pilgrim’s Progress attraverso le sabbie mobili e le paludi dei social. Yosiphon dà ritmo a tutto con ammirevole sicurezza, conferendo statura “eroica” ai suoi ensemble, gestiti con eleganza. È una regista di notevole talento, a cui basterebbe un disegno luci interessante (opera di tutti) per far scattare la magia (la prossima settimana debutta anche con un altro spettacolo a The Space, Docklands: e, guarda caso, 'untranslatable' è anch’esso un’esplorazione dell’amore nell’epoca della mediatizzazione online delle relazioni). Nelle fasi iniziali di questo spettacolo c’è un sound design intelligente; ma una volta messa in moto la frenesia del vortice social, il frastuono delle sue molte voci è tutto ciò che serve perché l’effetto arrivi sempre più forte. In questa storia si dicono molte verità contemporanee; e – anche se le abbiamo già sentite – non credo di averle mai viste messe in scena con tanta abilità come in questa cavalcata espressionista di orrori da internet. Se oggi Elmer Rice scrivesse 'The Adding Machine' (il suo dramma del 1923 sul destino dell’uomo in un mondo-macchina industriale e senz’anima, che sta per riemergere come musical al Finborough), scriverebbe come Tom Hartwell.
Tom Hartwell. Foto: Nick James
La scorribanda di 55 minuti è costruita con virtuosistico piacere e offre un percorso coerente e delizioso, pienamente appagante di per sé. Dopo un’altra preview al Theatre 503, approderà poi in una versione formato maxi nella Great Hall dell’Imperial College, davanti a un pubblico di 600 persone, grazie a una delle organizzazioni partner della compagnia, la Foundation for International Education; tra gli altri partner di Boots and Cats ci sono Mountview e Hawkins Forensic Investigations. Hartwell sa come radunare le persone giuste attorno a sé per far fiorire il proprio lavoro. E fiorirà: questa splendida compagnia è diretta a Edimburgo, dove sarà in residenza al Greenside on the Royal Terrace con la matinée delle 15 quasi tutti i giorni dal 5 al 27 agosto. Si spera vivamente in una vita ulteriore oltre quella data. Diversi nomi di peso del mondo teatrale stanno già mostrando interesse per il lavoro di questa compagnia e – dopo averli visti stasera – capisco perfettamente perché.
Nata tre lunghi anni fa come nient’altro che uno sketch, entro la scorsa estate era cresciuta fino a diventare uno spettacolo di durata piena ed era stata accolta molto bene al Camden Fringe. Ora, con un finale molto ampliato, che incorpora diversi colpi di scena ingegnosi, e con qualche cambio di cast, Hartwell ha costruito un testo che lo porta chiaramente verso un territorio molto più sofisticato e artigianale. Yosiphon e questa eccellente compagnia sono i compagni di viaggio ideali. Dove li porterà tutto questo, chi può dirlo. Ma – se quest’estate siete a Edimburgo – è uno spettacolo su cui scommetto a occhi chiusi per raccogliere più di un premio.
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