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RECENSIONE: Gatsby il musical, Southwark Playhouse ✭✭

Pubblicato su

Di

sophieadnitt

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Sophie Adnitt recensisce Gatsby, il musical presentato da Ruby In The Dust al Southwark Playhouse.

Jodie Steele (Daisy) e Ross William Wild (Jay Gatsby). Gatsby the musical

The Little, Southwark Playhouse

2 stelle

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Bradley Clarkson (Tom Buchanan). Dopo una precedente apparizione come concerto in streaming accolto con favore, Gatsby di Ruby in the Dust Theatre arriva finalmente in versione completa al Southwark Playhouse. Con un cast che vanta una rispettabile selezione di nomi del West End e una trama nota sul lato oscuro dei ruggenti anni Venti, gli ingredienti promettenti ci sono tutti. Tuttavia, a fronte di aspettative elevate, la realizzazione lascia a desiderare.

Oliver Maudsley (Owl Eyes). Siamo nel 1929 e Daisy Buchanan, l’amore perduto dell’omonimo Jay Gatsby, è tornata nello speakeasy clandestino dove, sette anni prima, gli eventi del classico dell’Età del Jazz Il grande Gatsby hanno segnato le vite di chi lo frequentava. Ignara del suo destino, la narrazione di Daisy salta tra il 1922 e il 1929 per raccontare che cosa è successo e dove spera di andare adesso. Come espediente di cornice è un po’ superfluo e si potrebbe tagliare senza intaccare il resto, non da ultimo per la confusione che crea nelle prime scene su “dove” ci troviamo in quel momento. C’è anche un riferimento piuttosto brusco a «la pandemia» — questa volta l’influenza spagnola — ma nonostante tutto fa comunque storcere il naso.

Luke Bayer nel ruolo di Nick Carraway

Questa sensazione di impaccio prosegue anche nella messa in scena: pur penalizzata dallo spazio limitato di The Little, risulta comunque spenta, con non poca potenzialità sprecata nella possibile dimensione onirica del passaggio tra le due epoche. Il modo esitante e legnoso in cui scorre il dialogo contribuisce a un’atmosfera poco piacevole, spesso dando l’impressione che le battute siano state dimenticate; oppure, in più di un’occasione, vengono sparate troppo in fretta perché chi non conosce la storia riesca a stare al passo.

Robert Grose e Jodie Steele.

E quel che si riesce a sentire non aiuta: i personaggi vengono spesso mandati fuori scena per motivi piuttosto deboli — telefonate, o semplicemente perché devono andare (devono e basta, non fate domande). Nel testo e nelle canzoni ricorrono riferimenti ad ali e sogni, e al fatto che entrambi si spezzino; di conseguenza, le citazioni del romanzo originale non si amalgamano mai davvero con il resto.

Gatsby inciampa anche nel nemico numero uno dei musical in The Little: ottenere un buon mix audio è difficile in uno spazio così raccolto. Così, una bella fetta dei testi (probabilmente fondamentali per capire cosa sta succedendo) va persa, coperta da una band per il resto valida. Il tutto si combina con un discutibile abuso di microfoni nelle scene di dialogo senza musica e, di conseguenza, sembra che la voce di metà del cast venga riprodotta da un grammofono.

Ollie Mawdsley, Ash Weir, Tristan Pegg, Julie Yammanee, Freddie Love

Questi difetti non significano certo che il cast, di grande talento, non faccia di tutto per riscattare lo spettacolo. Julie Yammanee suscita autentica empatia nei panni della tragica Myrtle, che si protende disperatamente verso uno stile di vita sempre fuori dalla sua portata. Il gangster Woolfe di Robert Grose porta in scena una disinvolta eleganza, con un sottofondo di pericolo; e Freddie Love come Jordan Baker è davvero superbo: completamente a suo agio sul palco, un piacere da guardare e una vera promessa. Anche Oliver Mawdsley nei panni di Owl Eyes è una sorpresa tra i punti di forza: totalmente coinvolto nella performance e con un’ottima dizione, molto apprezzata.

Jodie Steele è eccellente come Daisy, e la sua voce è impeccabile, ma il libretto di Linnie Reedman la trasforma in una persona con molta più integrità rispetto alle versioni precedenti. La vera tragedia de Il grande Gatsby dovrebbe nascere dalla superficialità e dall’incoscienza di Daisy: qui le viene concessa troppa redenzione per risultare ancora riconoscibile.

Jodie Steele (Daisy) e Ross William Wild (Jay Gatsby). In definitiva, Gatsby è un’esperienza deludente. Non riesce mai davvero a catturarti e la tensione è poca: la scena in cui Daisy affronta il marito prepotente in una stanza d’albergo dovrebbe tenere tutti col fiato sospeso, ma qui appare sgonfia. Quando il tanto chiacchierato Gatsby fa la sua prima apparizione, dovrebbe sembrare un grande reveal, e invece… semplicemente arriva. Una rivelazione all’ultimo momento su dove sia stata Daisy in tutti questi anni dovrebbe sconvolgere, ma a quel punto è difficile restare coinvolti. Tra il cast strepitoso e la band dal vivo di qualità (sebbene un po’ troppo alta), ci sarebbe così tanto che dovrebbe funzionare, ed è un vero peccato che non funzioni. Troppo lungo e penalizzato in modo significativo dagli elementi tecnici, questo Gatsby è ostacolato da ben più di un’altra pandemia Gatsby the musical è in scena al Southwark Playhouse fino all’8 gennaio 

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