Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

GIORNO DI RICORDI: Alastair Natkiel

Pubblicato su

19 novembre 2020

Di

giornatadisarah

Questa settimana, per il nostro Throwback Thursday, abbiamo parlato con l’attore Alastair Natkiel della sua carriera e della sua nuova iniziativa, The Actors Coach.

Alastair Natkiel 1) Qual è stato il primissimo spettacolo che hai fatto da bambino e cosa ti ha portato a entrare nel mondo del teatro?

Credo sia stato un ‘Gang Show’ locale a cui ho partecipato quando ero nei Cubs. Interpretavo un pescivendolo e cantavo quel classico ben noto, The Whelk Song. Mia madre ha ancora una foto di me in costume appesa al muro di casa.

Ho preso parte anche a diversi altri spettacoli locali, oltre alle produzioni scolastiche ecc. I miei genitori lavoravano nel settore (papà regista e mamma aveva studiato recitazione), quindi teatro e TV erano il nostro pane quotidiano in famiglia. Da piccolo siamo venuti a Londra e abbiamo visto Les Mis, e io ho pensato: “Ecco cosa voglio fare”. Purtroppo, quello spettacolo non è ancora arrivato per me. C’è ancora tempo, ma temo che Enjolras mi sia ormai passato davanti... 2) Le cose sono cambiate tantissimo per tutti nel settore. Raccontaci come sei riuscito a reagire e ad adattarti, soprattutto per quanto riguarda audizioni e prove per nuovi progetti.

Zoom, in poche parole. Durante il primo lockdown ho portato un monologo per il Coronavirus Theatre Club, trasmesso in diretta su Twitter. Un’esperienza terrificante! Però abbiamo provato tutto su Zoom (io e il regista Joshua Goodman) e ora stiamo facendo altri incontri su Zoom con l’autore, E. L. Norry, per svilupparlo in un one-man show che speriamo di produrre come si deve quando sarà possibile.

3) Lavori sia in teatro sia in TV, anche nel ruolo di Lee Banks nell’incredibile drama della BBC 'Line of Duty'. In cosa differisce il lavoro sullo schermo rispetto al teatro, e hai una preferenza?

È difficile dire se ho una preferenza. Entrambi hanno aspetti che adoro, oltre a pressioni diverse a cui ci si deve abituare.

È fantastico far parte di una serie di grande successo come ‘Line of Duty’, soprattutto quando sembra che l’intero Paese ne parli mentre va in onda.

4) Come sei riuscito a restare creativo e concentrato durante questa pandemia?

Oltre al monologo che ho citato, ho continuato con la mia lezione settimanale di recitazione per lo schermo (gestita da Mixing Networks su Zoom) e ho iniziato a scrivere un film. Era da anni che volevo scrivere e finalmente mi è venuta un’idea che penso possa funzionare.

5) Hai anche una tua realtà, The Actors Coach. Raccontaci com’è nata e del lavoro che fai con gli attori. Insegno da anni: nella mia scuola di teatro (Make Believe Rotherhithe) e in vari altri contesti. Quindi ho molta esperienza e, quando è arrivato il lockdown, volevo offrire un servizio che permettesse agli attori di continuare a lavorare sulle proprie abilità e restare allenati in assenza di lezioni di gruppo. Da qui la nascita di The Actor’s Coach. 

Lavoro individualmente (one-to-one), su Zoom, su copioni TV, self-tape, monologhi, preparazione per le scuole di recitazione, recitazione attraverso il canto ecc. Insomma, su qualsiasi cosa qualcuno voglia davvero concentrarsi!

6) Raccontaci uno dei tuoi ricordi più belli/divertenti sul palco?

Ci sono tantissimi ricordi divertenti che rischierebbero di mettermi nei guai se li raccontassi. Ma non dimenticherò mai quando mi hanno fatto ridere (e quindi andare in “corpsing”) nella primissima scena della mia primissima serata nel West End. Anche qui, non farò nomi, ma era ‘Shrek the Musical’ e lui era molto verde. Se vuoi, puoi arrivarci da solo.

Però quella sera mi ha regalato probabilmente anche il ricordo più bello. Guardando il pubblico alla fine di “Freak Flag”, ho visto la mia famiglia e i miei amici in platea alzarsi in piedi e scatenarsi negli applausi. Mi ci erano voluti 7 anni di audizioni per salire su un palco del West End e mi è sembrato che un’enorme quantità di lavoro duro e di delusioni fosse stata ripagata. Mi emoziono ancora quando ci penso.

7) Quali tre cose possiamo trovare sempre nel tuo camerino? Tipo portafortuna... cose che ti aiutano sul palco... M&M’s blu..

Ehm... non sono molto superstizioso, quindi non ho nulla che sia sempre con me. Però adoro i biglietti d’auguri per la prima, quindi qualsiasi biglietto che ricevo finisce sempre appeso da qualche parte. E le pantofole. Le pantofole ci sono sempre.

8) Qual è il tuo spettacolo teatrale preferito tra quelli che hai letto di recente?

Un testo intitolato ‘Straight White Men’, per cui ho fatto un’audizione all’inizio dell’anno. Purtroppo non ho ottenuto la parte, ma è un testo davvero affascinante.

9) Se la tua vita fosse un’opera teatrale, come si chiamerebbe e perché?

‘All’ultimo minuto’. Credo che non ci sia molto da spiegare!

10) Che consiglio daresti a tutti i neolaureati - sia quelli del 2020 sia quelli che si diplomeranno nel 2021?

Ogni attore deve saper essere resiliente, ma forse gli studenti che si diplomano in questo periodo devono esserlo più di chiunque altro in passato. Credo fermamente che il settore tornerà forte, quindi non scoraggiatevi per l’attuale mancanza di opportunità. Piuttosto, buttatevi e cercate di crearvene di vostre. Restate positivi, costanti e, soprattutto, pazienti. La carriera di un attore è un viaggio strano fatto di alti e bassi: se lo volete davvero, continuate, lavorate sodo e il vostro momento arriverà.

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI