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RECENSIONE: Mouthpiece, Traverse Theatre, Fringe di Edimburgo ✭✭✭✭✭
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Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce Mouthpiece, ora in scena al Traverse Theatre nell’ambito dell’Edinburgh Festival Fringe.
Mouthpiece Edinburgh Festival Fringe
14 agosto 2019
5 stelle
Dopo una tournée enormemente riuscita al Traverse lo scorso autunno e al Soho Theatre all’inizio di quest’anno, lo straordinario testo di Kieran Hurley torna per il Fringe ed è una delle esperienze teatrali più viscerali, emotive e totalmente coinvolgenti che io abbia mai vissuto. A Salisbury Crags, una donna di mezza età fa un passo avanti per gettarsi nel vuoto, ma viene salvata da un ragazzo adolescente. Da quel momento Libby e Declan stringono un’amicizia: fragile all’inizio, ma via via più solida man mano che Declan comincia a fidarsi di lei, e inizia a scoprire l’arte e ad intravedere un’altra vita. Libby è una scrittrice mancata e intravede un’opportunità nella disperazione e nel caos della vita di Declan: comincia ad appropriarsi della sua storia e la sua stella inizia a brillare mentre la sua vita va in pezzi. Il genio del copione di Hurley sta nel seguire una struttura drammatica serrata mentre, al tempo stesso, manda in frantumi una convenzione dopo l’altra. Libby legge dai manuali di drammaturgia mentre vediamo lo spettacolo prendere forma; le sue indicazioni di regia vengono proiettate sul muro; l’azione avviene mentre lei la scrive, finché Declan non comincia a lottare per il diritto di proprietà sulla propria storia e sulla propria vita. La recitazione è straordinaria. Nei panni di Libby, Shauna McDonald è ardente quando ritrova la scrittura, ed è del tutto credibile nel raccontare le delusioni della sua vita – il suo sfogo sui teatri che non danno spazio ai drammaturghi più maturi ha colpito nel segno anche per me! Ma Hurley non la tratteggia mai in modo bidimensionale: per quanto sia fuori strada, McDonald svela ogni strato di vulnerabilità. E Angus Taylor è un tour de force nei panni di Declan: straziante, attraversato da una rabbia e una disperazione cangianti, un ragazzo vulnerabile a cui viene strappato via il barlume di un’opportunità. Potrebbero essere, semplicemente, le migliori interpretazioni di questo festival. La regia chirurgica di Orla O’Loughlin e la splendida scena di Kai Fischer mantengono la tensione in costante crescita, sostenute dal suono e dalle composizioni di Kim Moore. Il metateatro di Hurley rivela tanti modi diversi di abbattere la quarta parete: la penultima scena si svolge al Traverse Theatre, assistendo a Mouthpiece. Qui veniamo messi di fronte al nostro “turismo della povertà” e al “porno della povertà” dei media. Potrebbero mettere in cartellone questo spettacolo ogni settimana per anni e sarebbe comunque tristemente attuale. Un teatro bruciante ed emotivo che fa ciò che solo il teatro può fare: regala al pubblico un’esperienza comunitaria che ti travolge cuore e mente. Ci sono soltanto repliche di rientro, ma mettetevi nella coda per i rientri: il meraviglioso staff della biglietteria farà del suo meglio. Teatro straordinario.
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