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NOTIZIE

RECENSIONE: Ascesa e Caduta di Little Voice, Mercury Theatre Colchester ✭✭✭

Pubblicato su

Di

pauldavies

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Paul T Davies recensisce The Rise and Fall of Little Voice al Mercury Theatre di Colchester, dove lo spettacolo va in scena nell’ambito di un tour nel Regno Unito.

The Rise and Fall of Little Voice. Foto: Pamela Raith The Rise and Fall of Little Voice.

Mercury Theatre, Colchester.

21 giugno 2022

3 stelle

Calendario del tour

In modo sorprendente — e un po’ inquietante per chi di noi vide la produzione originale — l’innovativa storia di Jim Cartwright ha ormai trent’anni e viene celebrata in questo allestimento in tournée. Rintanata nell’ombra della sua Madre Mostro, LV (Little Voice) parla poco, ma è straordinariamente “rumorosa” nelle imitazioni nate dalla collezione di dischi del padre defunto, ricreando le dive che lui adorava. Scoperta per caso dal dozzinale “procacciatore” dello showbusiness Ray Say, il nuovo compagno della madre, viene catapultata sotto i riflettori. Il testo di Cartwright mostra la sua età nell’umorismo salace e nei tratti volutamente marcati dei personaggi. Oggi si legge come un’opera sul bullismo a più livelli, e molte scene risultano scomode. Tuttavia, il successo dello spettacolo dipende in gran parte dal casting di Little Voice: ed è questo il motivo per vedere questa produzione.

Christina Bianco nel ruolo di LV. Foto: Pamela Raith

Christina Bianco, già una star di per sé, è straordinaria nei panni di LV: non solo per il suo talento da cabaret, ma per la capacità di restituire la fragilità della sua condizione e il lutto mai risolto per l’amato padre. Il suo numero, in cui passa con naturalezza da una diva all’altra, è eccezionale; le sue scelte vocali catturano alla perfezione Garland, Bassey, Holliday e molte altre. È così bravo che il resto della pièce finisce per apparire un po’ piatto. Shobna Gulati interpreta la madre Mari su un unico registro (strillante) e si perdono momenti che avrebbero potuto aggiungere più sfumature e tenerezza al personaggio, anche se è delineata in modo talmente grossolano che è difficile provare davvero simpatia per lei. Ian Kelsey è energico, divertente e piacevolmente viscido al punto giusto nei panni di Ray Say, offrendo una prova incisiva della disperazione del personaggio; e Fiona Mulvaney ruba silenziosamente la scena come la vicina Sadie, sempre maltrattata, trovando più sfumature di “va bene” di quante si pensasse possibili!

Christina Bianco nel ruolo di LV. Foto: Pamela Raith

La prima a Colchester è parsa un po’ scarica: forse si sentono gli effetti di una lunga tournée, e il cast ha bisogno di dare più ritmo allo spettacolo. Anche la dizione poco chiara è stata un problema. Ciò che emerge con chiarezza, senza forzature, è che il padre di LV era gay: lo si intuisce non solo dalla musica che ama, ma anche dal modo in cui viene descritto. E ciò che brilla ancora di più è il tenero amore, che cresce lentamente, tra LV e Billy (Ashay Gulati); quando, alla fine, LV trova la propria voce, il momento è meravigliosamente commovente e pieno di pathos. È in passaggi come questi che il testo di Cartwright continua a splendere e, anche se la produzione non centra ogni nota, vale la pena soprattutto per Bianco.

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