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RECENSIONE: Mosquitos, National Theatre at Home ✭✭✭✭
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pauldavies
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Paul T Davies recensisce Mosquitoes di Lucy Kirkwood, con Olivia Colman e Olivia Williams, in streaming sulla piattaforma National Theatre at Home.
Olivia Williams e Olivia Colman in Mosquitoes. Foto: Brinkhoff Moegenburg Mosquitoes
National Theatre at Home
4 stelle
La cosa migliore di un servizio di streaming come National Theatre at Home è che permette di vedere spettacoli per cui era impossibile trovare i biglietti. Messo in scena al Dorfman, il testo del 2017 di Lucy Kirkwood vedeva protagoniste Olivia Colman e Olivia Williams, e solo per loro due i biglietti erano merce rarissima. Che gioia, dunque, poter rivedere la produzione online, anche se la pessima qualità del suono le impedisce di meritare tutte e cinque le stelle.
Al centro della pièce ci sono le sorelle Alice e Jenny. Alice (Olivia Williams) è brillante: una scienziata impegnata nel lancio dell’Hadron Collider, organizzata, capace di destreggiarsi fra le richieste del lavoro e la crescita del figlio adolescente, Luke. Jenny (Colman) è più caotica: incinta all’inizio della storia, fumatrice, sconvolta dalla perdita della figlia, morta dopo aver contratto il morbillo. (Jenny aveva rifiutato di far vaccinare la bambina a causa di racconti allarmistici e articoli letti qua e là: così lo spettacolo risulta estremamente attuale).
Come ci si aspetta, Colman e Williams sono eccellenti, nel rendere gli scontri fra scienza e natura, ordine e caos, spontaneità e pianificazione. E, naturalmente, si scontrano — proprio mentre viene avviato il Large Hadron Collider. Ma è l’interpretazione straordinaria di Joseph Quinn nei panni di Luke a rischiare di rubare la scena. Dilaniato dall’angoscia adolescenziale, vittima di bullismo in una scuola davvero terribile, innamorato di una ragazza tremenda, disperato perché sua madre si accorga di ciò che sta vivendo, e tormentato dall’assenza del padre, scomparso dieci anni prima. E quel genitore aleggia nella figura del Boatswain: un narratore imponente interpretato da Paul Hilton, che potrebbe essere il padre perduto di Luke oppure la particella di Higgs Bosun stessa, tanta è l’ambizione e l’ampiezza della scrittura di Kirkwood.
Foto: Brinkhoff Moegenburg
È una pièce traboccante di idee — in alcuni punti forse troppe, e risulta un filo lunga — ma Kirkwood rende scienza e ambizione appassionanti mettendo in primo piano il dramma familiare. C’è anche una splendida Amanda Boxer nel ruolo di Karen, madre di Alice e Jenny: un tempo scienziata di grande talento a sua volta, privata del Premio Nobel a causa del suo genere, oggi alle prese con l’incontinenza e la perdita di memoria. Il tema dell’emarginazione delle scienziate è forse uno di troppo per lo spettacolo, ma è toccante; così come lo scambio di ruoli fra le sorelle, quando Jenny diventa più concreta e Alice più isterica dopo la scomparsa di Luke per alcuni giorni. La vera star, però, è il mozzafiato lighting design di Paule Constable e la scenografia di Katrina Lynsey, che ci trasportano con forza attraverso big bang, tempo e scienza in modo davvero coinvolgente. È un vero peccato che il suono in questa registrazione sia così scadente — e il mio PC ha anche buoni altoparlanti! Ogni volta che gli attori si allontanano dalla pedana centrale, le voci diventano deboli e ovattate, rovinando alcune battute fulminanti in questa pièce spiritosa, elettrizzante e meravigliosamente ambiziosa.
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