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RECENSIONE: Rabbit, Mercury Theatre Colchester ✭✭✭✭

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Di

pauldavies

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Paul T Davies recensisce Rabbit, una pièce di Nina Raine presentata da ProToCol al Mercury Theatre di Colchester, in vista della sua stagione al Theatre N16.

 

Rabbit

Mercury Theatre, Colchester

23 marzo 2018

4 stelle

In vista del trasferimento nel West End dell’ultima pièce di Nina Raine per il National Theatre, Consent, la compagnia ProToCol Theatre di Colchester ripropone il suo primo testo al Mercury e al Theatre N16. Bella sta festeggiando il suo 29° compleanno e ha riunito amici ed ex amanti; e, con il passare della notte e lo svuotarsi di più bottiglie, emergono litigi e verità. Il padre di Bella è in ospedale, sta morendo per un tumore al cervello, e le scene con lui si intrecciano con quelle del bere. È una pièce ricca di schermaglie verbali, con una regia dal tempismo impeccabile di Robbie Taylor Hunt e un cast di prim’ordine.

Le donne si scontrano con arguzia e gli uomini si sentono oggettivati e messi sotto esame; e l’eccellente Bella di Yasmin Jafri tiene insieme lo spettacolo, gestendo con grande efficacia i cambi di registro (dalla difensiva ubriaca ai ricordi toccanti del padre). Bella ha avuto un rapporto complicato con lui, soprattutto per via delle sue infedeltà verso la madre, ma Tim Freeman dona al Padre un rimpianto delicato: il tumore gli permette di vedere le cose con una lucidità che manca alla generazione più giovane e litigiosa. Charlotte Luxford è un’Emily luminosa, tirocinante chirurga e voce della ragione, e le fa da contrappeso il Tom di Richard Conrad, osservato con precisione: un equilibrio maschile alla sua dolcezza e ambizione. Chris Anderson è di grande impatto vocale nel ruolo di Richard, un avvocato che si presenta come scrittore, pieno di opinioni ma vulnerabile; e Zoe Biles assapora ogni battuta nel ruolo di Sandy, ubriaca e chiassosa, arrivando quasi a rubare la scena! Il cast lavora splendidamente all’unisono e il loro tempismo è perfetto.

Per quanto notevole, il testo di Raine conserva ancora qualche problema da “opera prima”. In alcuni punti è fin troppo ansiosa di far passare il messaggio: il litigio che apre il secondo atto suona come una tesi universitaria e incrina la bellissima atmosfera d’osservazione della prima metà. La scenografia e i personaggi si potrebbero ritrovare in qualunque bar di qualunque high street, stasera come ogni sera, ma non molti discuterebbero come fanno questi cinque. Alcuni personaggi hanno un’unica tonalità e avrebbero bisogno di molta più profondità; e, proprio quando la serata sembra destinata a far implodere il gruppo, la grande rivelazione è che il padre di Bella sta morendo—cosa che è una novità solo per gli altri personaggi. Inoltre al Padre non viene dato abbastanza materiale per mostrare il suo lato da bullo, ed è un peccato, perché è il simbolo di un patriarcato in declino.

Detto questo, le scene con il Padre sono scritte e interpretate con grande sensibilità, e questa è una scelta coraggiosa da parte di una compagnia che non ha paura di affrontare i rischi di petto.  Procedono con slancio, seguendo il testo con sicurezza, e ne risulta un’ottima serata di teatro.

Rabbit inaugura il nuovo spazio del Theatre N16 dal 25 al 29 marzo; biglietti qui: https://www.theatren16.co.uk/

 

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