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RECENSIONE: Gli Antipodi, National Theatre ✭✭✭
Pubblicato su
1 novembre 2019
Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce The Antipodes, testo di Annie Baker, attualmente in scena al National Theatre di Londra.
Il cast di The Antipodes. Foto: Manuel Harlan The Antipodes
National Theatre.
30 ottobre 2019
3 stelle
C’era una volta una drammaturga di nome Annie Baker, che ha riscosso un enorme successo al National Theatre di Londra con The Flick e John. Autrice diffidente verso le convenzioni, le sue opere non sono per tutti, ma i dialoghi, le idee e la messa in scena delle sue storie le hanno portato grande riconoscimento. E così, proprio il teatro che ne aveva celebrato i trionfi ha dato vita a una nuova produzione del suo testo del 2017, The Antipodes: una pièce in cui il raccontare storie è la storia stessa, e la creazione di nuovi miti diventa la spinta per esplorare un mondo e un clima in disfacimento.
Il cast di The Antipodes. Foto: Manuel Harlan
In una sala riunioni il “Capo Benevolo” Sandy (Conleth Hill) ha radunato la sua tribù, selezionata con cura, per raccontarsi storie: dell’infanzia, delle esperienze vissute, e per inventare qualcosa di nuovo dopo il loro successo mondiale, The Heathens. Non c’è pressione per rispettare una scadenza — almeno all’inizio — e il tutto somiglia a una classica writer’s room. Danny M1 (Matt Bardock) e Dave (Arthur Darvill) hanno già lavorato per Sandy e non vedono l’ora di compiacerlo, con racconti espliciti in cui il trauma viene trasformato in effetto comico. Danny M2 (il sottoutilizzato Stuart McQuarrie) fatica a condividere, racconta una storia sulle galline e viene, in silenzio, escluso dal processo. Adam (Fisayo Akinade) ed Eleanor (Sinead Matthews) sembrano assunti per soddisfare una quota di diversità, dato che le loro storie finiscono ripetutamente per non essere annotate dallo scriba Brian (Bill Milner). Il passare del tempo è suggerito con discrezione dai cambi di costume della segretaria Sarah (ottima Imogen Doel), mentre il gruppo trascorre quattro mesi senza riuscire a trovare nuove storie.
Il cast di The Antipodes. Foto: Manuel Harlan
Ne risulta una serata in teatro piuttosto frustrante. Con Baker bisogna sempre scavare sotto la superficie, ascoltare il testo, cogliere ciò che resta non detto. Ma se The Flick e John duravano oltre tre ore e mi lasciavano con la voglia di ancora, qui ci troviamo davanti a uno spettacolo di due ore senza intervallo che per gran parte del tempo rimane drammaticamente statico. Fuori sta accadendo un disastro: infuriano tempeste mentre il gruppo è bloccato nella stanza; Sandy affronta un trauma dopo l’altro fuori scena; il disastro ambientale è suggerito dalla pila di scatole di acqua in bottiglia, non c’è acqua corrente, “naturale”, e si mangia continuamente cibo da asporto proveniente da sempre più lontano, accumulando contenitori di plastica. Continuavo ad aspettare un’accelerazione dell’azione, soprattutto quando Brian tenta di creare il proprio mito usando sangue e un mantello da lupo, ma anche allora la pièce evita di approdare davvero sull’isola in stile Il signore delle mosche. Sandy è il loro Dio e senza di lui sono smarriti; e c’è una scena divertente in cui provano a comunicare con gli Dei superiori — i finanziatori che comandano tutto — ma il collegamento satellitare continua a interrompersi.
Detto questo, non c’è dubbio che Baker sappia scrivere: è un testo brulicante di idee e originalità, e qui co-dirige insieme a Chloe Lamford. Ho trovato la regia statica quanto l’azione e, per buona parte dello spettacolo, ho finito per conoscere fin troppo bene la nuca di Arthur Darvill, dato che i personaggi si muovono poco all’interno dell’ottima scenografia di Lamford. È uno di quegli spettacoli che sembrano svolgersi dentro una boule di vetro: molto da ammirare e osservare, ma, per me, con un legame poco forte con il pubblico.
In scena fino al 23 novembre 2019
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