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RECENSIONE: Dove vanno i piccoli uccelli?, Vault Festival ✭✭✭✭
Pubblicato su
Di
douglasmayo
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Dove vanno gli uccellini?
Vault Festival
6 febbraio 2015
4 stelle
"Mi chiamo Lucy Fuller. Ho 24 anni e vivo a Whitechapel. Quando ne avevo 18 sono stata rapita dai gemelli Kray e rinchiusa in un appartamento con un assassino evaso" Così recitano il poster e l’anteprima del nuovo testo di Camilla Whitehill Dove vanno gli uccellini?, titolo preso dalla canzone interpretata da Barbara Windsor nel primo musical di Lionel Bart Fings Ain't Wot They Used T'Be!
Lucy Fuller apre lo spettacolo come una diciassettenne innocente, piena di spavalderia giovanile e di quell’incrollabile convinzione che si ha solo a quell’età. Non passa molto, però, prima che il suo viaggio nella tana del Bianconiglio della Londra notturna e nel mondo dei Kray faccia crollare quella sicurezza, lasciandole la giovinezza in frantumi.
Dove vanno gli uccellini? è un monologo in un atto che dura appena 65 minuti. Non è un’impresa da poco per una giovane attrice, e Jessica Butcher se la cava egregiamente. Lucy è uno spirito spensierato, sempre pronta a cantare, e Whitehill ha cercato di integrare questa vena musicale nel testo: a volte con più riuscita, altre meno, ma abbastanza da arricchire il personaggio senza distrarlo. Il suo commento sul fatto che Nancy che canta nei pub in Oliver! sia una totale falsificazione è centrato e conquista il pubblico.
Whitehill e Butcher intrecciano un arazzo stratificato della vita nella Londra di fine anni ’60, seguendo chi sopravvive grazie alla nightlife e sfiora i margini della criminalità. Il periodo di prigionia di Lucy per mano dei Kray è in netto contrasto con il resto della sua storia. Le scene che mostrano l’abuso sessuale e la miseria durante la reclusione sono piuttosto sconvolgenti, anche se messe in scena con una certa goffaggine.
Naturalmente, per alcuni non finisce bene e Lucy ne esce cambiata per sempre. La gioia della giovinezza si spegne nei suoi occhi e emerge una Lucy più rassegnata, segnata dal mondo.
Per quanto la regista Sarah Meadows dia vita a questa storia con brio, servirebbero ancora un po’ più di profondità e, in alcuni punti, un ritmo leggermente più sostenuto per mantenere la scorrevolezza. Justin Nardella firma una scenografia che crea uno spazio di gioco capace di trasformarsi da bar dell’East End a nightclub di Mayfair fino a un appartamento squallido. È funzionale e fa il suo lavoro, ma i grandi vuoti tra le pedane fanno sì che Butcher debba spesso barcollare da una all’altra, invece di muoversi con quella grazia “da signora” che ci si potrebbe aspettare.
È stato un peccato che, nella replica che ho visto, un tecnico del suono non accreditato abbia quasi rovinato diverse scene chiave, in particolare gli ultimi momenti dello spettacolo, facendo sì che la musica coprisse il dialogo di Butcher.
Detto questo, piccoli dettagli a parte, Dove vanno gli uccellini? è un’ora splendida a teatro. È divertente e toccante in egual misura. Ora lo spettacolo è in tour a Salford, Brighton, Belfast, Bedford e Derby, e merita davvero una visita. Se avete un debole per i racconti dell’underground londinese degli anni Sessanta, è un appuntamento imperdibile.
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