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RECENSIONE: Avventure nel Paese delle Meraviglie, The Vaults ✭✭✭
Pubblicato su
Di
julianeaves
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Chandni Misry nei panni di Alice in Adventures In Wonderland
The Vaults
20 maggio 2017
3 stelle
Che cosa è successo a questo spettacolo? Solo un mese fa andava a meraviglia, creando un passaparola entusiasmante nella sede ripensata con grande atmosfera, attirando frotte di spettatori pieni di entusiasmo, molti dei quali in costume per calarsi nella parte, pronti a tuffarsi nel mondo misterioso e affascinante plasmato da un esercito di designer e tecnici in un complesso labirintico di spazi sotto la stazione di Waterloo. Il cast era vivo, animato, intensamente motivato a raccontare la propria straordinaria storia di esplorazione, tanto fisica quanto psichica. Il pubblico entrava in questa esperienza pronto ad aprire cuore e mente a una riscoperta rivelatrice delle storie di Lewis Carroll, ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’ e ‘Attraverso lo specchio’.
Dopo aver visto lo spettacolo due volte a breve distanza negli ultimi giorni, mi preoccupa constatare che la produzione, pur rimanendo visivamente altrettanto appetibile e seducente, ha perso molta della sua brillantezza e della sua carica drammatica. Venerdì sera ho assistito alla versione ‘per adulti’ (Leggi la nostra recensione) in scena da un mese, e sono rimasto sorpreso dalla sensazione sbrigativa e ‘frettolosa’, superficiale, che trasmetteva; come partecipanti venivamo accompagnati da una postazione all’altra senza che ci fosse alcuna percezione concreta di essere davvero ‘coinvolti’ in una narrazione. Sembrava fare shopping: sai, una volta passata la merceria puoi spostarti verso le posate, e così via. Era solo un processo meccanico. Qualsiasi idea di ‘teatro’ era stata abbandonata.
Perché? Ebbene, prima ancora di riuscire a riflettere a fondo su questa domanda, ho assistito a una prova generale della versione più breve per i ‘5-10 anni’, intitolata ‘Adventures In Wonderland’, anche se molti dei personaggi e delle situazioni citati provengono in realtà da ‘Attraverso lo specchio’, ma non stiamo a sottilizzare. Il punto è che, purtroppo, questa installazione davvero magnifica, con i suoi design e le sue illusioni notevoli, è penalizzata da un cast che, in qualche modo, ha lasciato che la presa sulla performance gli scivolasse dalle dita. È estremamente insolito. E proprio per questo ancora più evidente.
Chandni Mistry (Alice), Benedict Chambers (Hatter) e Noah Young (White Rabbit) Foto: Rah Petherbridge Photography
Si cercano spiegazioni. Non si può biasimare il cast per il fatto di dover affrontare giornate davvero, davvero lunghissime. Gli spettacoli di ‘Underground’ vanno in scena da martedì a venerdì dalle 17:45 alle 22:45, il sabato le repliche si svolgono tra le 13:45 e le 22:45, e la domenica tra le 13:45 e le 18:30. Il lunedì non ci sono repliche. Nel frattempo, un altro cast – molto più piccolo – si occupa degli spettacoli per bambini con minore frequenza, con alcune repliche divise tra il lunedì e il martedì mattina, e poi tra le 10:40 e le 16:30 nei giorni feriali, e dalle 10:10 alle 13:00 nei weekend. Poiché i cast ruotano continuamente, e gli attori sono spesso pesantemente truccati e in costume, è molto difficile sapere chi interpreterà quale ruolo e, di conseguenza, è praticamente impossibile fare commenti che non siano generici sulla qualità complessiva delle performance.
Ciononostante, vedere sia ‘Underground’ sia ‘Wonderland’ nello stesso arco di 24 ore ha confermato nella mia mente una difficoltà comune che questo evento sta attraversando. I cast sembravano fisicamente esausti per il lavoro che stanno facendo. I performer apparivano visibilmente stanchi e sovraccarichi: e nelle interazioni con il pubblico si avvertiva con forza che, invece di connettersi con noi, correvano per tenere il passo con l’implacabile tabella di marcia che prevede fino a 18 o 13 repliche al giorno. È un calendario debilitante e i suoi effetti stanno già presentando il conto a degli attori instancabili ma pur sempre fatti di carne e ossa.
Ora, a questo problema si aggiungono alcuni fatti scomodi sulla sceneggiatura. Senza la piena attenzione di un cast stremato e sotto pressione, il testo stesso comincia a sfilacciarsi. Il fascino degli attori non riesce più a mascherare certe debolezze tipiche della scrittura. La principale è la tendenza a costruire ogni ‘scena’ separata come nient’altro che un monologo da ‘recitare’ al pubblico, bloccandone di fatto l’avanzamento lungo l’installazione. Chiunque si fosse unito al gruppo con cui ero io, inclusi gli spettatori più giovani, sembrava notarlo: venivamo continuamente sollecitati, lungo questo corridoio, attraverso quella porta, aspetta qui, non muoverti, fai come ti dicono… Senza un ‘obiettivo’ chiaro in mente e senza un ostacolo visibile che impedisca di raggiungerlo (a parte l’organizzazione del percorso), ben presto tutto questo diventa stancante. E il testo finisce per diventare semplice ‘chiacchiera’, uno sproloquio da snocciolare il più in fretta possibile da parte di attori in continuo contorcimento, che sbrigano le loro mosse e sbrigano anche eventuali commenti o domande rivolte a noi.
Il “parco giochi” resta uno spettacolo favoloso, e lo si può godere per il suo valore, meraviglioso, in sé. Ma in questo show c’è molto meno di quanto ci fosse solo poche settimane fa. In che condizioni sarà tra un paio di mesi lo può indovinare chiunque. I produttori potrebbero rendersi conto che o serve un numero maggiore di attori, oppure bisogna smettere di farli lavorare come pony da miniera. O ancora, serve una riscrittura migliore della sceneggiatura. Se avete intenzione di vedere questo spettacolo, vi direi di andarci presto per evitare delusioni. È ancora una scelta abbastanza sicura, ma con questo ritmo di appannamento non so per quanto ancora lo si potrà dire.
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