Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

NOTIZIE

RECENSIONE: Ear For Eye, Royal Court Theatre ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

markludmon

Share

Mark Ludmon recensisce la nuova pièce di Debbie Tucker Green, Ear For Eye, al Royal Court

Il cast di Ear For Eye. Foto: Stephen CumminskeyEar For Eye

Royal Court, Londra

Quattro stelle

Prenota ora

In quanto uomo bianco privilegiato, non ho esperienza del vivere in un mondo in cui il colore della mia pelle mi espone a un rischio significativamente maggiore di essere fermato dalla polizia o, più in generale, trattato come un criminale. Secondo i dati più recenti, le persone nere in Gran Bretagna hanno una probabilità tre volte maggiore di essere arrestate rispetto alle persone bianche e quattro volte maggiore che la polizia usi la forza contro di loro. Con episodi scioccanti e ricorrenti di violenza della polizia negli Stati Uniti nei confronti degli afroamericani, a volte culminati nell’uccisione a colpi d’arma da fuoco di uomini disarmati, Debbie Tucker Green ha cercato di catturare parte di questa ingiustizia e di questa rabbia nella sua nuova pièce, Ear For Eye, che mette in luce come dei progressi siano stati fatti, ma non lontanamente abbastanza.

Lashana Lynch e Demetri Goritsas in Ear For Eye. Foto: Stephen Cumminskey

Con una durata di oltre due ore senza intervallo, è un grido di protesta insistente e implacabile. Divisa in tre parti, la sezione centrale è la più naturalistica: presenta un uomo bianco e una donna nera che setacciano pregiudizi e supposizioni formulate sugli autori delle sparatorie di massa negli Stati Uniti a seconda del colore della pelle e del contesto di provenienza. Scritta in modo brillante e di un umorismo nerissimo, ci coinvolge nella frustrazione crescente della donna, interpretata da Lashana Lynch, di fronte all’arroganza e alle continue interruzioni dello psicologo bianco, interpretato da Demetri Goritsas.

A ciò fa da premessa un lungo primo atto composto da una serie di scene, dense di ripetizioni volute, che rivelano le esperienze di uomini e donne neri su entrambe le sponde dell’Atlantico, spesso quasi identiche: dall’affrontare la polizia alla partecipazione alle manifestazioni. In una scena di un’umorismo cupissimo, una madre spiega al figlio che, per una persona nera, letteralmente non esiste gesto che un agente non possa interpretare come ostile: un momento accolto in platea da mormorii di riconoscimento. È difficile isolare singoli interpreti in un cast di 16 elementi costantemente eccellente, quindi devo citarli tutti: Hayden McLean, Sarah Quist, Angela Wynter, Michelle Greenidge, Nicholas Pinnock, Tosin Cole, Seroca Davis, Shaniqua Okwok, Faz Singhateh, Jamal Ajala, Anita Reynolds, George Eggay, Kayla Meikle e Eric Kofi Abrefa.

Angela Wynter, Hayden McLean, Anita Reynolds, Seroca Davis in Ear For Eye. Foto: Stephen Cumminskey

Le prime due parti, ambientate ai giorni nostri, vengono inserite in un contesto storico da un breve film che, come il resto dello spettacolo, è scritto e diretto da Debbie Tucker Green. Mostra americani bianchi, inclusi bambini, che leggono ad alta voce le leggi statali Jim Crow che nel XX secolo imposero la segregazione razziale negli Stati Uniti; alcune erano in vigore fino al 1956 e separavano bianchi e neri in ogni ambito della vita, dagli ospedali alle scuole, dai ristoranti ai cimiteri. Ma nemmeno il Regno Unito viene risparmiato: il film include anche britannici bianchi che leggono i codici schiavisti esistenti nella Giamaica coloniale fino al XIX secolo, che vietavano alle persone nere la proprietà e il commercio e prevedevano punizioni molto più brutali rispetto a quelle riservate ai bianchi. Ci ricorda che il razzismo era sancito per legge negli Stati Uniti fino a appena 50 anni fa, ma anche che sono passati molti più anni dalla fine dei codici schiavisti giamaicani, suggerendo che il tempo non è una scusa.

Shaniqua Okwok, Seroca Davis e Kayla Meikle in Ear For Eye. Foto: Stephen Cumminskey

La scenografia, firmata da Merle Hensel, è essenziale, con un’illuminazione intelligente di Christopher Shutt, ma si apre con un’impressionante scatola di vetro che intrappola il cast nero all’interno, velandolo in una nuvola di nebbia bianca. Ma non è soltanto una pièce di protesta. I personaggi forse non hanno nomi, ma sono mossi dal bisogno di affermare la propria identità, di dire: "Io ero qui". Diretta dalla stessa Debbie Tucker Green, questa potente e impegnativa pièce è un appello urgente e impaziente al cambiamento.

In scena fino al 24 novembre 2018.

PRENOTA ORA PER EAR FOR EYE

 

Condividi questo articolo:

Condividi questo articolo:

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI