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RECENSIONE: The Choir Of Man, Arts Theatre ✭✭✭✭
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sophieadnitt
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Sophie Adnitt recensisce The Choir Of Man, ora in scena all’Arts Theatre di Londra.
Richard Lock, Tom Brandon, Alistair Higgins, Miles Anthony Daley, Tyler Orphe-Baker e Daniel Harnett in The Choir of Man. Foto: Helen Maybanks The Choir of Man
Arts Theatre
Quattro stelle
Prenota i biglietti per The Choir Of Man Il mercoledì sera è il nuovo venerdì sera, o almeno così sembra a The Choir of Man, lo spettacolo tutto canto, tutto ballo, tutto birra appena arrivato all’Arts Theatre dopo un lungo tour in giro per il mondo. Solo che, invece di restare all’Arts, veniamo catapultati al The Jungle: un pub vecchio stile, anche se dal nome curiosamente bizzarro, che pare sia stato battezzato così giusto per permettere alla compagnia di infilare a forza una cover di Welcome to the Jungle dei Guns N’ Roses. E perché no?
Richard Lock, Tom Brandon, TylerOrphe-Baker e Daniel Harnett in The Choir Of Man. Foto: Helen Maybanks Alcuni pub hanno una squadra di calcio, altri una squadra di freccette. The Jungle ha un coro: il cast di nove interpreti di The Choir of Man, più un’ottima band dal vivo. Va detto: il coro “titolare” è molto più pulito, meglio vestito e decisamente più bello della tipica clientela abituale del pub, ma ehi, non si lamenta nessuno. Ci sono varie figure-tipo (il duro, il mattacchione, il romantico senza speranza, quello che “sistema le cose”), ma piccoli dettagli personali, davvero sentiti, li aiutano a superare lo stereotipo. Chi arriva in anticipo può anche mescolarsi sul palco, prendendo una pinta con il coro prima che lo spettacolo entri nel vivo, e The Choir of Man si lancia poi in 90 minuti travolgenti di cover dal vivo, in arrangiamenti brillanti curati dal supervisore musicale Jack Blume. Il coinvolgimento del pubblico prosegue per tutta la serata, con pinte gratuite e sacchetti di patatine distribuiti a piene mani, e persino qualche spettatore che si ritrova destinatario di serenate sul palco. Il tono della serata è però un po’ altalenante, passando all’improvviso da momenti di grande serietà a, be’, momenti decisamente meno seri. Temi complessi come la gentrificazione e la salute mentale maschile vengono sfiorati, ma cozzano un po’ con il fatto che il cast “beva” in scena pinte apparentemente senza fine. Anche il mix audio nei brani più scatenati avrebbe bisogno di una rifinitura: forse è un limite dell’Arts come venue, ma è un peccato perdere anche solo una parte delle voci straordinarie, vero punto di forza di The Choir of Man.
Ben Norris, Tom Brandon e Daniel Harnett in The Choir Of Man. Foto: Helen Maybanks La narrazione è ridotta al minimo, ma va bene così: in fondo, si è qui per le canzoni. Ogni brano di una scaletta eclettica è eseguito in modo superbo, ma tra i momenti clou c’è una sorprendente cover di Hello di Adele, interpretata con grande dignità da Miles Anthony Daley, isolato in modo eloquente dai compagni che, intorno a lui, festeggiano distrattamente una partita di calcio al rallentatore. Le versioni di Somebody to Love, Some Nights e The Pina Colada Song rischiano di far letteralmente venire giù il teatro, mentre una versione davvero splendida di Waterloo Sunset dei Kinks suona come una lettera d’amore alle città di casa, ovunque esse siano. C’è anche una sognante cover a cappella di Chandelier di Sia e, per l’ultima ordinazione, una magica interpretazione totalmente acustica di The Parting Glass saluta infine il pubblico.
Mark Loveday in The Choir Of Man. Foto: Helen Maybanks
Il cast è impeccabile nel suo insieme, e una menzione speciale va fatta ai tre swing di questa produzione (George Bray, Matt Beveridge e Sam Beveridge), che si inseriscono nei ruoli con tale naturalezza da far venire voglia di controllare tre volte il cast sul programma per assicurarsi che non interpretino queste parti a tempo pieno.
The Choir of Man è, in definitiva, un tributo esuberante alla comunità, allo stare insieme e a tutto ciò che abbiamo perso durante il lockdown. Il risultato è una serata di divertimento irresistibile, da cui è praticamente impossibile uscire senza un sorriso. PRENOTA I BIGLIETTI PER THE CHOIR OF MAN
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