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RECENSIONE: La dodicesima notte, Southwark Playhouse ✭✭✭✭
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sophieadnitt
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Sophie Adnitt recensisce La dodicesima notte di William Shakespeare, ora in scena al Southwark Playhouse
La dodicesima notte
Southwark Playhouse
Quattro stelle
PRENOTA I BIGLIETTI La classica commedia shakespeariana su genere e scambi d’identità torna in una versione aggiornata al Southwark Playhouse: un instancabile cast di sei interpreti ambienta la vicenda in un festival musicale. È una scelta azzeccata – per esperienza personale posso confermare che i festival, come l’Illiria dell’originale, sono perlopiù popolati da persone sopra le righe che fanno cose sopra le righe. Anche se alcune idee dell’opera non si trasferiscono del tutto, il risultato è una lettura divertente, bizzarra e a tratti sciocca del testo, concentrata in 90 minuti accessibili.
Inclusiva fin dal primo momento, una breve introduzione presenta i sei attori nei panni di sé stessi, spiegando come distingueranno i loro molteplici ruoli. Sono un gruppo delizioso, conquistano subito il pubblico (che poi prendono bonariamente di mira per tutta la serata) e scopriamo che questa produzione fa un passo in più, aggiungendo una generosa dose di Lingua dei Segni Britannica (BSL).
La scenografa Anna Reid ha trasformato con efficacia l’intimo spazio studio del teatro in una mini-Glastonbury, con abbondanti quantità di erba sintetica e festoni. I poster che pubblicizzano Olivia come headliner del festival aggiungono un dettaglio intelligente e i costumi di ogni personaggio richiamano l’atmosfera da festival pur restando fedeli all’originale; per esempio, l’altero addetto alla sicurezza Malvolio è l’unico a indossare degli stivali di gomma, insolitamente – e sospettosamente – puliti.
Luke Wilson è un punto di forza indiscutibile nei ruoli di Sir Andrew e Malvolio. La differenza tra i due è chiarissima e lui ha un talento comico naturale. La lettura della lettera-tranello diventa un esilarante numeretto musicale jazz (uno dei tanti brani freschi e senza pretese sparsi nella serata, grazie alla direttrice musicale Anna Clock) ed è uno dei momenti migliori dello spettacolo. Becky Barry è una Viola adorabilmente ansiosa, tutta movimenti nervosi e smorfie frequenti, e Maria, la truccatrice dal sarcasmo tagliente interpretata da Liv Spencer, è semplicemente splendida.
Ci sono momenti che sembrano un po’ poco rodati e, alla prima stampa, un gonfiabile viola ha inaspettatamente rischiato di rubare la scena. Il cast ridotto a volte è anche un limite: il casting con inversione di genere finisce per ingarbugliarsi; trasformare Orsino nella femminile Orsinia rende superflua buona parte del conflitto centrale – se Viola lavora per una padrona invece che per un padrone, perché mai dovrebbe travestirsi da ragazzo? Detto questo, la produzione offre abbastanza umorismo solare e un’energia sgangherata ma contagiosa da creare una serata di intrattenimento davvero gioiosa. Pur senza scavare troppo sotto la superficie, né tantomeno esplorare le possibili ombre del testo, La dodicesima notte del Southwark Playhouse è una scorribanda leggera e annaffiata di alcol che si potrebbe definire, con esattezza, una serata fatta come si deve.
Fino al 9 febbraio 2019
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