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Gli ultimi cinque anni, Garrick Theatre Londra: Rassegna di recensioni

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Di

douglasmayo

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The Last Five Years si è trasferito dal Southwark Playhouse al Garrick Theatre. Diamo un’occhiata alle recensioni di questa straordinaria produzione del musical di Jason Robert Brown.

Oli Higginson e Molly Lynch in The Last Five Years. Foto: Helen Maybanks Il musical di Jason Robert Brown The Last Five Years è ora in scena al Garrick Theatre per un periodo limitato. I giudizi entusiastici raccolti durante le stagioni off West End allo Southwark Playhouse erano a dir poco scintillanti, e una breve finestra in streaming mi ha fatto fare una vera scorpacciata dell’incredibile produzione di Jonathan O’Boyle con Oli Higginson e Molly Lynch.

Vediamo che cosa ha pensato la critica di The Last Five Years.

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THE LAST FIVE YEARS – SINTESI DELLE RECENSIONI BritishTheatre.com (Ray Rackham) ✭✭✭✭✭ Leggi qui la nostra recensione completa

Ma che dire dei due protagonisti la cui relazione finiamo per applaudire e rimpiangere? Sembra banale dire che sono nate due stelle, ma è davvero così. Molly Lynch e Oli Higginson sono la Cathy e il Jamie dei nostri tempi. Interpretazioni sapientemente costruite, affinate e riprese da due attori che hanno davanti a sé carriere straordinarie (non che si siano adagiati sugli allori dall’ultima visita alla Manhattan di L5Y). È stato una gioia vedere le loro performance dove davvero appartengono: a casa, su un palcoscenico del West End, in una produzione enormemente impressionante di uno spettacolo che può essere ostico.

Evening Standard (Nick Curtis)✭✭✭ The Last Five Years recensione: è un musical sul divorzio... dov’è la tensione drammatica?

È un lavoro intelligente e compatto, di 90 minuti, interpretato e cantato con brio da Molly Lynch e Oli Higginson. Ma l’impianto concettuale che lo rende speciale è anche un limite. Ho visto per la prima volta la produzione di Jonathan O’Boyle al Southwark Playhouse precisamente – santo cielo! – 11 giorni prima che Boris Johnson inaugurasse il primo lockdown nel marzo 2020, e già allora mi lamentai del fatto che lo spettacolo offrisse due monologhi, in cui vediamo i personaggi solo come vedono se stessi. Ora aggiungerei che manca anche la tensione drammatica oltre al dialogo, visto che nei primi dieci minuti scopriamo come la storia inizia e come finisce. Al Garrick ha guadagnato in scala ma ha perso l’intimità dell’allestimento in tondo allo Southwark. È ancora delizioso, con una partitura piena di motivi ricorrenti che si piantano in testa e rime argute, messo in scena con grande pulizia, con due protagonisti simpatici e affascinanti. Ma il vostro piacere resterà direttamente proporzionale alla vostra tolleranza per l’ombelico-centrismo artistico della Manhattan intellettuale. Oli Higginson in The Last Five Years. Foto: Helen Maybanks

The Stage (Paul Vale) ✭✭✭✭✭ Trionfale

La sofisticata regia di Jonathan O’Boyle è di una semplicità disarmante, trasformando una trama potenzialmente confusa in un racconto scorrevole che fila via senza intoppi. La scenografia di Lee Newby sottolinea questo approccio essenziale, con poco più di un pianoforte a coda, una piattaforma girevole e una sapiente dose di foschia. Il raffinato e atmosferico light design di Jamie Platt tiene insieme il tutto.

È uno spettacolo che, in ultima analisi, si regge sulla qualità del cast: Oli Higginson e Molly Lynch. Offrono interpretazioni superlative e viscerali, capaci di cogliere l’euforia di un nuovo amore e l’agonia del divorzio. Vocalisti eccezionali entrambi, portano anche un’autenticità emotiva alla partitura variegata di Brown. Questo musical profondamente personale, nato dal divorzio dello stesso Brown, non è mai approdato a Broadway. Se, nell’era post-pandemica, gli spettacoli con cast ridotto vengono ricercati per il Great White Way, allora questa produzione dovrebbe essere una scelta praticamente obbligata.

Oli Higginson e Molly Lynch in The Last Five Years. Foto: Helen Maybanks The Arts Desk (Gary Naylor) ✭✭✭✭ Un dolceamaro gioiello musicale si “aggiorna” al West End La produzione 2020 di Jonathan O’Boyle si trasferisce dal Southwark Playhouse al Garrick Theatre: alcuni difetti dello spettacolo restano, ma altri vengono affrontati. Il terreno comune è che un pubblico relativamente giovane (alcuni non molto più grandi dell’opera stessa, che ormai ha superato l’adolescenza) l’ha adorata, e questo fa ben sperare per il futuro del West End, che si prepara ad affrontare un inverno cruciale.

Oli Higginson (nella foto sopra) è stato candidato a un Offie per la sua interpretazione nel 2020, e capite subito perché. Canta magnificamente, con una voce da West End capace di dolere di delusione e brillare di ambizione. Fondamentale per il ruolo, ha fascino da vendere, ma è un tipo un po’ goffo che potrebbe essere una brava persona e lo sa: è semplicemente troppo debole per resistere al prossimo gingillo che Manhattan gli lancia – e ce n’è sempre uno in più.

https://www.youtube.com/watch?v=on0ed9KC8-A

My Theatre Mates (Alun Hood) ✭✭✭✭✭ Un piccolo gioiello di spettacolo

Dicono che un fulmine non colpisca mai due volte: io non sono d’accordo. La lettura “actor-musician” ispirata di Jonathan O’Boyle del song cycle-cum-musical di Jason Robert Brown sembrava una reinvenzione illuminante di un lavoro affascinante ma irrisolto (una metà della sfortunata storia d’amore tra due creativi coinvolgenti e volatili procede in ordine cronologico, mentre l’altra scorre al contrario; i due fili si incontrano al matrimonio) quando debuttò al Southwark Playhouse all’inizio del 2020.

Sembrava allora che O’Boyle, insieme a un agguerrito team creativo e a una splendida coppia di interpreti, avesse trovato il modo di far sì che questo pezzo tecnicamente mozzafiato ma a tratti frustrantemente cerebrale sprigionasse un vero fuoco teatrale.

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