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NOTIZIE

Alice arriva a Opera Holland Park

Pubblicato su

Di

timhochstrasser

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Entrare nel 1901 Club, proprio lì vicino a Waterloo, non è esattamente come precipitare nella tana del coniglio, ma la preview stampa per il lancio di un album in CD in vista della ripresa estiva dell’opera di Will Todd è stata senza dubbio una fuga sorprendente dal mondo frenetico e stressato dei pendolari di SE1. Mentre «altre cento persone salivano sui loro treni», il vostro recensore scambiava convenevoli con un Cappellaio Matto di grande charme e un Coniglio Bianco deliziosamente ironico. Crostatine con il cuore (letteralmente, appena sfornate) erano disseminate con aria invitante sui diversi piani di questo incantevole edificio d’epoca, e noi potevamo esplorare con calma le stanze edoardiane ingombre e fin troppo arredate….. Speravo piuttosto di essere importunato da una Regina Rossa o salvato da un Cavaliere Bianco o perfino di aver condiviso una chaise longue con il Bruco, ma alla fine mi sono accontentato volentieri di un’esecuzione composta, quasi pudica, da parte di Fflur Wyn del brano principale di Alice, «I flew high in my dreams», con il compositore al pianoforte. Aveva un tocco di Sondheim nel suo momento più liricamente generoso – anzi, mi ha fatto pensare a quel meraviglioso e suggestivo numero “a lista” una tantum, «I remember», da Evening Primrose – prima di crescere in qualcosa di più vicino al numero finale del “giardino” in Candide (in effetti ritorna davvero come finale dell’album). Dopo aver ascoltato il CD a casa posso confermare l’influenza di Sondheim un po’ ovunque, nella figurazione melodica, nelle sequenze armoniche e nel modo di mettere in musica le parole (un libretto naturalista di Maggie Gottlieb, eccellente, tagliente e spiritoso). Non è una critica, sia chiaro! Ci sono però molti altri piaceri in questa partitura costantemente accattivante e piena di grazia: deliziose inflessioni jazz e latine dal gusto languido, riferimenti sottili al Gershwin di Porgy and Bess, e un frizzante, pungente sillabato “alla Gilbert” che calza particolarmente bene nel registro della Regina Rossa/Regina di Cuori, che sembra poter essere la sorella di Miss Trunchbull. Il team creativo ha colto la simmetria tra il mondo di Humpty-Dumpty e quello del Sottosopra, aggiornando al contempo la storia con riferimenti contemporanei per offrire a tutte le età punti di contatto immediati. Sul piano musicale, i numeri singoli più memorabili sono i pezzi di carattere dedicati ai vari animali, in particolare l’impeccabilmente elegante, arguto e spiritoso «Wonderland Blues», cantato dal Bruco–Keel Watson. È un album ben prodotto, cantato dal cast originale e suonato con una band di 11 elementi, che lungo il percorso regala moltissimo colore e dettagli solistici. Il suono ha un’ottima pienezza e un’ampia gamma dinamica. Originariamente prodotto nel 2013, questo Alice torna quest’anno per una performance all’aperto all’Opera Holland Park, poi farà tappa al Wilderness Festival, prima di approdare al Linbury Theatre a Covent Garden. Non lo conoscevo affatto prima di ascoltare questo album, ma per quello che ho sentito inviterò senz’altro il mio figlioccio ad accompagnarmi in agosto. L’opera pensata per i bambini è, come il panto, notoriamente difficile da far funzionare davvero per un’intera serata. Eppure questa messa in musica sembra quella giusta: c’è abbastanza consapevolezza, allusività, ironia e una vena sottilmente sovversiva per gli adulti e i ragazzi più grandi, pur offrendo ancora tanta magia d’altri tempi, sorpresa, colori sgargianti ed effetti speciali a occhi spalancati per gli under 10 (e per chi di noi, in segreto, è ancora in contatto con la persona che era allora..). Vivace e inventiva, ma mai condiscendente, quest’opera merita di diventare di nuovo uno dei successi all’aperto di quella che speriamo sarà una lunga, scintillante e calda estate del 2015. Ulteriori informazioni su Alice's Adventures in Wonderland sono disponibili sul sito di Opera Holland Park.

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