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RECENSIONE: Personals, Landor Theatre ✭✭✭✭
Pubblicato su
7 agosto 2015
Di
matthewlunn
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Niente a che fare con l’amore - Il cast di Personals Personals Il Landor, Clapham 6 agosto 2015
4 stelle
Personals, una commedia musicale sul trovare l’amore attraverso gli annunci dei cuori solitari, è andata in scena per la prima volta nel 1985 e la tecnologia l’ha resa, involontariamente, un vero e proprio pezzo d’epoca. Temevo che l’onnipresenza di siti e app di incontri potesse far sembrare questo allestimento piuttosto datato, ma mi sbagliavo. La ripresa di Ain’t No Other Productions, sentita e piena di gioia, ha dimostrato quanto Personals sia un gioiello ingiustamente poco celebrato. Mi sono ritrovato rapito mentre la loro versione esplorava il processo, eternamente sconcertante, del tentare di creare legami intimi con degli sconosciuti, mettendo in luce la vulnerabilità dei personaggi con un effetto insieme esilarante e toccante. Con un testo co-scritto dai creatori di Friends, David Crane e Marta Kauffman, i paragoni con la sitcom sono inevitabili. In effetti, anche la promozione dello spettacolo lo anticipa, adottando per il titolo il caratteristico font di Friends. Eppure, a parte un cast d’ensemble composto da tre ragazze e tre ragazzi, c’è ben poco che accomuni i due. I sei interpreti ricoprono una varietà di ruoli, includendo ciascuno un personaggio “filo conduttore”. Sam (Patrick Barrett) e Claire (Lauren Nevin) sono vicini di casa coinvolti sentimentalmente, le cui nevrosi impediscono loro di parlare col cuore in mano; mentre la dipendenza di Louis (Matthew Chase) e Louise (Rebecca Westberry) da cassette interattive per consigli di dating dà vita a un corteggiamento rapido e tutt’altro che sereno. Kim (Rebecca Gilliland) e il Typesetter (Robert Bannon) hanno invece storie autonome. Lei riprende con esitazione a frequentare qualcuno dopo la fine del matrimonio; lui scrive un annuncio scherzoso per irritare la moglie e, di conseguenza, si ritrova in un ménage à trois con lei e un nano bisessuale.
Le trame principali sono intervallate da sketch comici e canzoni, tra cui gli esilaranti video dell’agenzia di incontri di Westberry e la strepitosamente divertente ‘Second Grade’, in cui i tre ragazzi cantano di quanto la vita sarebbe più facile se si comportassero come bambini di otto anni. Sequenze di questo tipo arricchiscono in modo spassoso la percezione del pubblico sui comportamenti negli appuntamenti. A loro volta, fanno da contrappunto ai fili più filosofici della trama, che affrontano la dicotomia tra i desideri dei personaggi e le loro azioni. ‘Moving in with Linda’ è un esempio particolarmente godibile: vediamo Sam prepararsi con entusiasmo ad andare a vivere con la nuova fidanzata, solo per essere tormentato dai ricordi delle ex.
Matthew Chase, Robert Bannon e Patrick Barrett cantano Second Grade
La storia di Kim è senza dubbio la più potente, grazie alla compiutezza del racconto e alla prova appassionata e straziante di Rebecca Gilliland. ‘I Think You Should Know’ ci accompagna nei suoi tentativi di creare un’intesa sessuale con un uomo conosciuto poche ore prima, mentre si rende conto di essere ancora innamorata del suo ex. Questo percorso emotivo si conclude con ‘Michael’, un brano energico e carico di paura in cui prova e riprova una supplica perché lui la riprenda, per poi crollare man mano che le parole si fanno sempre più disperate. Le altre vicende, a confronto, risultano più frammentarie. Louis e Louise spiccano come personaggi bidimensionali in un testo per il resto eccellente, e la credibilità della passione tra Sam e Claire dipende in larga misura dall’ottima chimica tra Barrett e Nevin. Il racconto, stranamente dolce, del Typesetter è l’esempio più evidente: conclude che l’amore può assumere molte forme, ma poiché moglie e amante non compaiono mai in scena siamo costretti a sospendere del tutto l’incredulità. Inoltre, la morale viene indebolita da uno sketch analogo in cui un uomo poliamoroso tradisce i propri partner con un gruppo di colleghi, trasformando questi stili di vita non convenzionali in una sorta di battuta.
Le occasionali stranezze sono state ampiamente compensate da prove solidissime da parte di tutti, sapientemente sostenute dall’accompagnamento musicale di Marcelo Cervone e Reuben Stone. La straordinaria gamma di accenti americani del cast, mai incerta nemmeno durante il canto, ha contribuito a creare un’atmosfera immersiva in uno spettacolo molto intimo: palco e scenografia minimale erano a pochi passi dall’ultima fila. Non solo si rimaneva catturati dai personaggi che si mettevano a nudo in scena, ma si potevano anche gustare appieno le smorfie dei personaggi “mordi e fuggi” – un talento particolare di Robert Bannon – con una gioia contagiosa. La coreografia memorabile di Cameron Hall, al suo meglio nel caotico ‘Second Grade’ e nell’enigmatico ‘I Could Always Go To You’, parlava di passioni che ribollivano sotto la superficie dei personaggi. Quest’ultimo brano, un’apparente riflessione leggera sulla sfortunata decisione di Claire e Louise che la vita sarebbe stata più semplice se si frequentassero tra loro, è risultato particolarmente intrigante. Il cambiamento negativo di atteggiamento che condividono all’inizio di questa relazione è splendidamente rispecchiato dal linguaggio del corpo mentre si inseguono sul palcoscenico. Rispecchiandosi con un certo disagio, mostrano al tempo stesso il loro legame e l’esilarante fallibilità del loro proposito: un momento ammirevolmente sottile in una storia dal sapore di barzelletta a lunga gittata.
Con un cast di talento straordinario e una partitura eccellente, Personals ha regalato una serata davvero divertente e ricca di spunti. Spero sinceramente che Ain’t No Other Productions abbia l’opportunità di riprendere questo spettacolo nel prossimo futuro. Personals è in scena al Landor Theatre fino a domenica 9 agosto 2015
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