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RECENSIONE: La prima opera di Čechov, Battersea Arts Centre ✭✭✭✭
Pubblicato su
7 novembre 2018
Di
markludmon
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Mark Ludmon recensisce Chekhov's First Play, presentato da Dead Centre al Battersea Arts Centre.
Chekhov’s First Play
Battersea Arts Centre, Londra
Quattro stelle
Prima di rivoluzionare il teatro, Anton Čechov provò a scrivere il suo primo testo teatrale a soli 19 anni. Rifiutato per la messa in scena, rimase dimenticato, persino senza un titolo, finché non fu pubblicato alcuni anni dopo la sua morte. Con troppi personaggi e una trama eccessivamente intricata, il testo – oggi noto soprattutto come Platonov – è considerato irrappresentabile, anche se tagli drastici hanno dato vita a ottime versioni firmate da David Hare e da Michael Frayn (che lo ribattezzò Wild Honey). Ora è diventato il punto di partenza per uno spettacolo nuovo, divertente, intelligente e altamente inventivo: Chekhov’s First Play, della compagnia dublinese Dead Centre.
Si apre su una scenografia naturalistica convenzionale: una casa di campagna ottocentesca nella Russia rurale, familiare a chiunque abbia visto una produzione tradizionale di Čechov. Ma sappiamo già che questo adattamento prenderà un’altra direzione perché, prima ancora che si alzi il classico sipario rosso, il regista Bush Moukarzel ci dice che ci aiuterà a comprendere il significato dello spettacolo con un commento in tempo reale, trasmesso attraverso le cuffie indossate da tutto il pubblico.
Non passa molto prima che inizino ad apparire le crepe, quando il regista cupo e tormentato comincia a mettere in discussione le proprie scelte creative nell’adattare il testo e perfino la sua stessa esistenza di uomo di teatro. A poco a poco, lo spettacolo scortica gli strati della rappresentazione drammatica della realtà, finché non si sa più a cosa credere. Scritto e diretto da Moukarzel e Ben Kidd, usa una palla da demolizione contro le assunzioni fondamentali che accompagnano l’atto di andare a teatro, il tutto raccontato con ironia giocosa e un notevole estro visivo. Con l’intelligente scenografia di Andrew Clancy, l’impatto è anche merito del lavoro raffinato di Jimmy Eadie e Kevin Gleeson al suono, di Stephen Dodd alle luci e di Grace O’Hara agli effetti.
Allo stesso tempo, tenta comunque di estrarre significati dall’opera di Čechov, attingendo a motivi e temi di Platonov e degli altri suoi testi e interrogandosi su come – e se – possano risultare pertinenti per un pubblico contemporaneo. È un pezzo di teatro entusiasmante e originale, interpretato con audacia da Andrew Bennett, Tara Egan-Langley, Clara Simpson, Dylan Tighe, Breffni Holahan e Liam Carney. I loro personaggi possono finire per essere assorbiti dalla decostruzione e dallo spettacolo, lasciando soltanto echi del primo testo di Čechov, ma portano in scena una precisione impressionante che rende questa un’eruzione di caos teatrale splendidamente cesellata.
In scena fino al 10 novembre 2018
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