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RECENSIONE: Gently Down The Stream, Park Theatre ✭✭✭✭
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douglasmayo
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Paul T Davies recensisce il testo di Martin Sherman Gently Down The Stream, diretto da Sean Mathias, attualmente in scena al Park Theatre di Londra.
Ben Allen e Jonathan Hyde in Gently Down The Stream. Foto: Marc Brenner Gently Down The Stream.
Park Theatre
18 febbraio 2019
4 stelle
Beau vive tranquillamente a Londra, uomo gay ormai avanti con gli anni, quando un incontro casuale su un nuovo sito chiamato Gaydar lo porta da Rufus, più giovane, con una fissazione per il “daddy” e una passione per la musica e la cultura della prima metà del Novecento. Beau è un pianista da cocktail, un mix di Brooklyn e del profondo Sud degli Stati Uniti; ha accompagnato Mabel Mercer, cantante da nightclub oggi in gran parte dimenticata, ma idolo assoluto di Rufus. Tra loro nasce una relazione che dura anni, ma proprio mentre Beau apre il cuore e la sua vita all’amore, Rufus conosce Harry. Eppure non è una tragedia di amore perduto né l’ennesimo racconto sulla solitudine dell’omosessuale anziano. Nei ricordi di Beau, il drammaturgo Martin Sherman costruisce un testo bellissimo di storia gay, interpretato magnificamente da un cast diretto con cura e sensibilità da Sean Mathias.
Harry Lawtey e Ben Allen in Gently Down The Stream. Foto: Marc Brenner
Jonathan Hyde è splendido nei panni di Beau, ma qui non c’è alcuna grandezza tragica sbiadita da romanzo del Sud: Beau è dignitoso, elegante, un faro di dolore ma anche di amore e di possibilità. Abituato ad aspettarsi sempre il peggio per un uomo gay, nei suoi monologhi affiora una vita intera di omofobia e oppressione, fino ad approdare finalmente all’uguaglianza e a una pace interiore. Il suo primo amore viene ucciso in un attacco incendiario a un locale gay a New Orleans, un episodio reale oggi dimenticato che Sherman riporta dentro la memoria della storia gay; il secondo muore di AIDS. Non c’è da stupirsi se Beau esita ad amare, ma Hyde ci guida con grande finezza attraverso la sua vulnerabilità e il suo orgoglio, e attraverso le possibilità dell’amore.
Jonathan Hyde nei panni di Beau. Foto: Marc Brenner
Ben Allen è altrettanto eccellente come Rufus, e va riconosciuto sia alla scrittura sia agli interpreti il merito di rendere così bene una relazione di autentico affetto. Molto più giovane e con un disturbo bipolare “di lieve entità”, che mette alla prova il loro legame, Rufus trova in Beau uno spazio di libertà e così finisce per incontrare Harry, un artista performativo. Questo ruolo avrebbe potuto restare poco sviluppato, ma Sherman lo costruisce con intelligenza e Harry Lawtey lo afferra al volo, trasformando con abilità il personaggio da artista ripiegato su sé stesso a padre amorevole. A dimostrazione di quanto le cose siano cambiate, Beau “accompagna” Rufus all’altare con Harry il giorno del loro matrimonio, e tra i tre nasce un affetto sincero e profondo. Quando lo spettacolo si chiude, “zio” Beau tiene in braccio la loro figlia: simbolo della meraviglia e della forza delle famiglie “alternative” (anche se ormai sempre più mainstream).
Jonathan Hyde e Ben Allen. Foto: Marc Brenner
In alcuni punti, le domande di Rufus sugli artisti che Beau ha conosciuto e con cui ha lavorato richiedono un’esposizione forse un po’ troppo esplicativa, pensata per informare e per legare efficacemente i passaggi tra le scene; ma le ricompense sono molte. La filastrocca “Row row row your boat gently down the stream” offre un aneddoto toccante della Seconda guerra mondiale, periodo in cui uomini e donne gay venivano, quantomeno, tollerati dalle autorità, che avevano bisogno di personale nei posti strategici. (La reazione fu dura su entrambe le sponde dell’Atlantico una volta finita la guerra.) Quando Beau canta la canzone al bambino tra le braccia nel finale, è davvero difficile non emozionarsi profondamente.
Non lasciatevi ingannare dalla parola gently nel titolo. Forse non ha l’ampio respiro epico e l’ambizione di The Inheritance o di Angels in America, ma il testo essenziale di Sherman sa comunque assestare uno o due colpi notevoli. È sublime, bellissimo, un’opera da assaporare.
Fino al 16 marzo 2019
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