NOTIZIE
RECENSIONE: H R Haitch, Union Theatre ✭✭✭✭
Pubblicato su
Di
julianeaves
Share
Julian Eaves recensisce H R Haitch - A Right Royal Musical Comedy all’Union Theatre.
Andrea Miller, Emily Jane-Kerr, Christian James, Tori-Allen Martin, Prince Plockey e Christopher Lyne in H R Haitch. Foto - Nick Rutter H R Haitch Union Theatre,
14 maggio 2018
4 stelle
Una versione splendidamente spassosa della vecchia storia di “Pygmalion” viene servita in chiave estiva – e con un matrimonio reale all’orizzonte – in questa scorribanda su una ragazza dell’Essex che, da un pub, finisce per sposare l’erede al trono. Visto per la prima volta – da pochi eletti – in una memorabile prova-laboratorio alla Actors’ Church nel 2015, ora torna ampiamente sviluppato e “maturato” grazie alla collaborazione tra Iris Theatre (i produttori originari) e Shrapnel Theatre. Maz Evans ha scritto libretto e testi, infilandoci un mix inebriante di brillante satira politica e battute taglienti di gusto popolare, mentre Luke Bateman completa la partitura con numeri d’insieme luminosi, ballate sentimentali che stringono il cuore e qualche pastiche in stile “Crown Imperial”: alla direzione musicale c’è Oli George Rew, piazzato al pianoforte del pub, proprio in mezzo alla splendida ricostruzione di una bettola di Barking firmata Justin Williams e Jonny Rust (al piano terra), con un livello rialzato a rappresentare il “palazzo” e una bella scala che collega su e giù i due livelli (sociali). Ben Jacobs illumina con sobria efficacia, e Maddy Ross-Masson veste la compagnia con costumi piacevolmente azzeccati, mescolando il grandioso al pacchiano.
Tori-Allen Martin e Christian James in H R Haitch. Foto: Nick Rutter
Incredibilmente, un cast di sole sei persone regge l’intera storia, guidato dalla sontuosa prova centrale di Tori Allen-Martin nei panni di Chelsea Taylor, la figlia della (vedova) proprietaria del pub che si è innamorata del principe in incognito che lavora al bancone tra loro, il vivace e solare Bertie di Christian James (alias Principe Albert). Qui vengono utilizzati tutta una serie di nomi reali “nuovi/vecchi”, con la Principessa Victoria (magnificamente terrificante Emily Jane Kerr) nel ruolo della sorella invadente di Bertie (che si lamenta di essere solo la “riserva dell’erede”), il Principe Richard (il super versatile Christopher Lyne) nei panni del loro padre (vedovo) – sì, interpreta anche il papà di Chelsea – e la Regina Mary (la sovrana sboccata, nonna di Bert e Vic, oltre che bisnonna Vera per la nostra Chels). Ci sei? Nello script ben congegnato di Evans, è tutto chiarissimo e facile da seguire. Ah, con l’aggiunta del losco tipo da Essex Vernon/Primo Ministro Nathan (il simpaticissimo Prince Plockey). Sono questi i personaggi che finiamo per conoscere meglio.
Prince Plockey e Andrea Miller in H R Haitch. Foto: Nick Rutter
Ci sono anche numerose incursioni su un televisore widescreen (alcune cose uniscono la nazione!) con altri attori che interpretano vari personaggi pubblici presenti nelle notizie, o che ci raccontano le notizie. È uno spettacolo che ha davvero “sotto pelle” il circo mediatico della celebrità – inclusa quella titolata. Anche se gli autori hanno scelto di ambientare l’azione sette anni prima, nel 2011. Sono convinti della bontà di questa scelta; tuttavia non posso fare a meno di pensare che nulla invecchi quanto la satira politica. L’umorismo funziona magicamente su di noi come se stesse accadendo proprio adesso. Per gli autori può essere un esercizio del momento esplorare cosa la gente facesse o non facesse, o cosa le importasse o meno, sette lunghi anni fa – ma mi chiedo se il pubblico si lascerà davvero coinvolgere allo stesso modo.
Il cast di H R Haitch. Foto: Nick Rutter
Nel frattempo, in scena, il direttore artistico di Iris, Daniel Winder, mantiene il ritmo vivace, con movimenti rapidi ma senza fronzoli della coreografa Lily Howkins, che non spezza mai l’incantesimo del luogo in cui dovremmo trovarci, né di chi siano davvero questi personaggi larger-than-life. Il rispetto per il “realismo” nella folle farsa della trama gioca completamente a favore degli attori, che riescono con costanza a tenerci dalla loro parte e a trascinarci nelle loro burle a volte sorprendentemente audaci. Per esempio, il linguaggio può essere incredibilmente volgare, ma la verità dell’interpretazione, impeccabilmente mantenuta, ti fa ascoltare con attenzione – e in realtà non senti oscenità, bensì un catalogo di malizia di ipnotica virtuosità linguistica. È una gioia pura, e le risate di pancia che scatena, le sghignazzate di piacere “cattivo”, giustificano ampiamente la sua presenza. Questo vale soprattutto per il primo atto, scritto con rigore e cesellato con astuzia, concentrato sull’ingegnosa costruzione della fiaba (contemporanea). La seconda parte è meno solidamente strutturata, con un paio di momenti un po’ lunghi di cui forse potremmo fare a meno: gli autori sono particolarmente affezionati a un brano natalizio inserito di peso su un tavolo; è lungo e splendidamente scritto, ma forse ci porta in una digressione un po’ troppo lontana dall’energia della linea principale. C’è anche un pot-pourri mash-up di titoli di canzoni “prese” da altre fonti per Bertie, e questo sembra stonare in mezzo alla partitura perfettamente scritta che Bateman ed Evans hanno confezionato. Spetterà al pubblico decidere cosa farsene di questi elementi.
Dall’esperienza porterai via la sensazione calda e deliziosa di sapere di esserti – per interposta persona – comportato male e, come nella risposta perfettamente a tempo di Tori Allen-Martin quando le vengono fatte domande imbarazzantemente impertinenti tipo: “Sei vergine?”, .... lasciando una LUNGA PAUSA..... guardandosi intorno nel frattempo come un’innocente cerbiatta smarrita, prima di replicare con candore a occhi spalancati: “In che senso?”
PRENOTA ORA PER H R HAITCH
Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta
Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.
Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy