Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

RECENSIONE: Moby Dick Il Musical, Union Theatre ✭✭✭

Pubblicato su

20 ottobre 2016

Di

julianeaves

Il cast di Moby Dick. Foto: Pamela Raith Moby Dick The Musical

Union Theatre

18 ottobre 2016

3 stelle

Prenota i biglietti «Chiamatemi Ismaele!» è un titolo da musical che sembra proprio gridare – e scalpitare, e magari rotolarsi per terra – per prendere vita.  E forse lo ha già fatto…  Le parole d’apertura del maestoso capolavoro di Herman Melville sull’Uomo nella sua eterna lotta con la Natura si prestano perfettamente alla parodia in chiave musical, e ne ricevono parecchia in questo splendido lavoro di Hereward Kaye (musiche, testi e libretto) e Robert Longden (libretto, musiche e testi), che qui torna meritatamente in scena per celebrare il 25° anniversario nel sempre ingegnoso “laboratorio” di teatro musicale di Union Street.  Tra i tanti punti di forza, il motivo principale per cui vale davvero la pena vederlo è senza dubbio la partitura magnifica: due dozzine di numeri musicali (lo spettacolo è per l’80% quasi interamente cantato) di rara energia e contagiosa vitalità, che all’ascolto sembrano come fiori che si aprono dentro di te, riempiendoti di gioia.  Ieri sera, alla prima ufficiale, Kaye era presente per verificare quanto la musica suoni ancora fresca e accattivante e – per la cronaca – in sala c’era anche il produttore originale del West End, Cameron Macintosh.  Il cast di 11 interpreti affronta i brani con brillante dedizione, sostenuto da una band rock di 4 elementi (sotto la guida magistrale dell’MD, alle tastiere principali, Lee Freeman).

Anton Stephans e Brenda Edwards in Moby Dick. Foto: Pamela Raith

L’idea di base è divertente e si spiega in due parole.  Siamo alla St Godley’s Academy for Girls, seduti in palestra e – con la regia e le coreografie dell’esuberante ed energicissimo Andrew Wright – le prime file sono appollaiate sulle panche, mentre ci si rivolge l’eccentrica preside, Dame Rhoda Hottie (Anton Stephans, en travesti fino alle ciglia cariche di mascara e con un gusto squisitamente flamboyant per la couture – costumi di Juliette Craft, assistita da Amber Harding).  Viene annunciato che la scuola è minacciata da provvedimenti del temutissimo Ofsted; si pretende «un miglioramento drastico»; così la preside, prendendo alla lettera le parole degli ispettori, annuncia la presentazione di un musical in palestra!  È scritto “su misura” da una studentessa, Miss Dinah Sores (da questi nomi si capisce bene che tipo di universo abbiano evocato gli autori).  È una cornice deliziosa e funziona al meglio quando resta ben visibile davanti ai nostri occhi.

Tuttavia, i motivi precisi per cui si sia scelto proprio questo racconto filosofico americano di metà Ottocento sulla caccia alle balene (immortalato nel titolo) mi sono in parte sfuggiti, e forse è uno di quei piccoli gremlin sciolti nel copione che questa produzione potrebbe mettere più a fuoco, permettendo a successive riscritture di scacciarli.  Ce ne sono anche altri.  In platea, sui posti, ci aspettavano dei volantini con riassunto della trama e lista dei personaggi.  Forse sono informazioni che potrebbero essere integrate utilmente nell’esposizione, dando maggiore linearità e chiarezza alla struttura.  Così com’è, lo spettacolo conserva ancora l’aria di una messa in scena di un “concept album”, più che di un dramma capace di reggere il palcoscenico in autonomia.

Aimee Hobson e la compagnia in Moby Dick. Foto: Pamela Raith

Quanto al cast, si può anche accettare un salto di genere alla Miss Frinton per la severa insegnante, ma perché alcune delle “ragazze” sono interpretate da ragazzi?  Di nuovo: se ne potrebbe ricavare qualcosa di davvero divertente e irresistibile.  E magari c’è, ma in tal caso le battute che lo spiegavano si sono perse nel chiassoso entusiasmo della recita.  Naturalmente, lo spazio teatrale è ancora giovane e serviranno tempo e pazienza per eliminare qualche inevitabile intoppo di rodaggio.  Qui il sound design di Gareth Tucker fa passi avanti nel risolvere alcuni problemi recentemente emersi legati all’ascolto, anche se la chiarezza verbale dei testi cantati in amplificazione a tratti resta meno che ideale, e il bilanciamento tra musicisti e cantanti, per ora, rimane affascinantemente complesso.  Più sicura, invece, la mano di Tim Deiling alle luci.

Questioni tecniche a parte, il cast è davvero eccellente e, almeno sul piano vocale, valorizza al massimo il materiale.  Il baritono ricco di Stephans scalda il cuore nei suoi numerosi numeri drammatici.  Poi, seconda in locandina, Brenda Edwards (Miss Mona Lott che interpreta Esta, la moglie di Achab) non è mai suonata meglio: tra tutti, la sua voce è forse la più “centrata” sullo stile e sulla sensibilità della partitura di Kaye e Longden, e i suoi brani le offrono probabilmente la gamma più ampia (anche se la trama la fa sparire per un bel pezzo a metà storia).  La narratrice è Rachel Ann Raynham (Dinah, nei panni di Ismaele).  Invece di usare la funzione del narratore come una gradita pausa serena dal turbine folle della vicenda, qui è impigliata nelle sue reti, trafitta dai suoi arpioni e spiaggiata sulle sue rive: sfumando il confine tra storia e narratore, si finisce per perdere la preziosa distinzione tra i due.  Pensate a quanto meravigliosamente il narratore di ‘The Rocky Horror Show’ bilanci l’idiozia della trama con una calma imperturbabile, facendoci godere molto di più di entrambe le cose. Qui lo “spoof dentro la parodia” forse esagera appena.

Sam Barrett e Brenda Edwards in Moby Dick. Foto: Pamela Raith

A bordo della nave che dà la caccia alla balena, il Pequod, ci sono anche altri compagni: Perola Congo è Miss Charity Case, nei panni di Queequeg; Laura Mansell è Amanda Poker come Starbuck; Glen Facey è Miss Buster Cherry come Pip; Rebekah Lowings è Daisy Mae Blow come Tashtego; Aimee Hodnett è Fonda Cox come Stubb; Grant McConvey è Wayne Kerr come Elijah; Sam Barrett è Mr Earl Lee Riser come Coffin; e la Voce di Moby Dick in persona era affidata, in spirito, a Russell Grant.  La cosa interessante del formato “spettacolo nello spettacolo” è che, quando funziona al meglio, di solito alterna avanti e indietro i due livelli, così da ricordarci differenze e somiglianze tra le storie.  L’esempio classico è forse ‘Kiss Me, Kate’, e potrebbe essere una guida utile per chiarire come bilanciare qui il copione. Così com’è, il ritorno alla “normalità” della scuola, dove tutti hanno nomi che sembrano usciti da Benny Hill o dai film di Carry On, arriva un po’ a sorpresa.

La produzione di Andrew Wright fa il possibile per farci concentrare sui tanti meriti dello spettacolo.  Tuttavia, potrebbe volerci più di una regia grintosa e di un movimento vivace per dare un senso maggiore di coesione a questo assemblaggio ancora piuttosto sciolto di parti magnifiche.  Sono certo che i creativi siano all’altezza della sfida e che gli intrepidi produttori, Amy Anzel e Matt Chisling, siano pronti a portarlo alla tappa successiva del suo percorso.

Fino al 12 novembre 2016

PRENOTA I BIGLIETTI PER MOBY DICK THE MUSICAL

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI