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RECENSIONE: Next Lesson, Above The Stag Theatre ✭✭✭✭
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Di
pauldavies
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Paul T Davies recensisce lo spettacolo di Chris Wodley, Next Lesson, all’Above The Stag Theatre di Vauxhall.
Next Lesson
Above the Stag
24 agosto 2018
4 stelle
Introdotta dal governo Thatcher, la Sezione 28 del Local Government Act del 1988 vietava alle autorità locali di promuovere le relazioni omosessuali come equivalenti a quelle eterosessuali. Questa odiatissima norma generò confusione e prudenza nelle scuole e, senza dubbio, impedì agli insegnanti di affrontare il bullismo omofobico, negando alle studentesse e agli studenti lesbiche e gay un’adeguata educazione sessuale e affettiva. Fu abrogata nel 2003 e oggi, per fortuna, viviamo in una società in cui Everybody’s Talking About Jamie può essere amato da tutti. L’ottimo testo di Chris Woodley ripercorre il sistema educativo attraverso quegli anni, creando personaggi lesbiche, gay e bisessuali da entrambi i lati della cattedra e della sala insegnanti.
Raccontato in scene brevi e di grande eloquenza, dal 1988 al 2006, l’asse portante della pièce è Michael, che incontriamo per la prima volta a 15 anni, dopo essere scappato da scuola. Ora sua madre lo sta riportando indietro e lui le confessa che per quei pochi giorni è andato a Brighton e le fa coming out. La sua reazione è: “Non dirlo a tuo padre, lo ucciderà”. Non è un caso che Michael torni a scuola soprattutto per recitare nella produzione scolastica de La tempesta, dove interpreta Calibano, l’emarginato solitario e non amato. Anni dopo insegna nella stessa scuola e ha trasformato l’aula nella sua caverna in cui nascondersi. È una prova splendida quella di Sam Goodchild, che ci accompagna dal Michael chiuso nell’armadio e impaurito all’uomo aperto e sereno del 2006 che esce dalla caverna verso la luce, con sensibilità e misura. Le scene con la madre, splendidamente costruite da Stephanie Wilson, fanno male per la loro intensità e per ciò che resta non detto, soprattutto dopo la morte del compagno di Michael, coinvolto nell’attentato all’Admiral Duncan: una scena così sottile da evitare il melodramma con disarmante facilità.
L’ensemble è formidabile e si divide una varietà di ruoli. Ho apprezzato Florence Odumosu in tutte e tre le sue parti, ma la sua Chloe — un’adolescente lesbica ribelle che accorre in difesa dell’amato insegnante Michael — ruba la scena. Daniel Forrester è eccellente sia nei panni degli studenti gay sia degli insegnanti gay, offrendo a Michael tutto l’affetto di cui ha bisogno, e Samuel Lawrence è impeccabile come quella presenza amica su cui, in fondo, tutti contiamo. La regia di Andrew Beckett ha un ritmo perfetto, sostenuta da una scenografia semplice ma efficace, e lo spettacolo lascia anche un senso di sollievo: in molti aspetti, le cose sono davvero migliorate.
Mi ha colpito che nelle prime scene ambientate negli anni ’80 e ’90 non ci fosse alcun accenno all’AIDS: dopotutto fu uno dei fattori che portarono all’introduzione della Sezione 28, perché eravamo considerati una minaccia ai valori “normali e naturali”. Ma questa pièce è un promemoria prezioso, per chi l’ha vissuta, e un’introduzione, per chi è nato dopo il 1988: la mancanza di comunicazione e la paura di dire la verità, nel privato come in pubblico, tengono l’armadio ben chiuso. Soprattutto, è una serata di grande intrattenimento in un luogo culturalmente importantissimo per la comunità LGBTQ.
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