NOTIZIE
RECENSIONE: The Divide, Old Vic Theatre ✭✭
Pubblicato su
Di
sophieadnitt
Share
Richard Katz (Rudgrin), Jake Davies (Elihu) ed Erin Doherty (Soween) in The Divide. Foto: Manuel Harlan The Divide
The Old Vic
7 febbraio 2018
Due stelle
Prenota ora Stroncato quasi all’unanimità alla prima, lo scorso anno, all’Edinburgh Festival, è stato interessante vedere come il dramma distopico di Alan Ayckbourn sarebbe stato accolto dopo una robusta potatura. Nato come spettacolo in due parti per un totale di sei ore, The Divide è stato ridotto a un più scattante tre ore e 50. Ma è comunque decisamente troppo lungo, e quando il ritmo cala in entrambi gli atti da un’ora e 40, cala davvero.
Weruche Opia (Giella) in The Divide. Foto: Manuel Harlan
Non è tutto da buttare, però. È uno spettacolo dal design mozzafiato e una vera masterclass di mestiere teatrale. Le luci di David Plater e i video di Ash J Woodward sono usati con un effetto splendido, soprattutto nelle scene ambientate presso una cascata. Schermi e proiezioni entrano ed escono con agilità, e una scalinata che taglia in due il palcoscenico crea un’immagine di grande impatto. Un ottimo coro e i musicisti offrono un meraviglioso accompagnamento dal vivo. E poi c’è la trama.
Il cast di The Divide. Foto: Manuel Harlan
A 100 anni nel futuro, una peste ha devastato l’umanità. Col passare del tempo, le donne sono diventate portatrici del misterioso virus, mentre gli uomini restano vulnerabili. La soluzione è dividere la popolazione per genere e separarla letteralmente; gli uomini “puri” vestono di bianco e vivono a nord, mentre le donne infette vestono di nero e vivono a sud (è tutto molto centrato sul Regno Unito e non si accenna minimamente al fatto che stia succedendo altrove). Un espediente narrativo intelligente presenta The Divide come una conferenza della versione più anziana della protagonista Soween. Ha trasformato una tragedia del passato in un best seller ed è qui per parlarne al pubblico. Si passa presto a un racconto in cui prende il sopravvento una Soween più giovane (la splendida Erin Doherty), costruito attraverso pagelle, pagine di diario, verbali di riunioni, atti giudiziari ed email. Scopriamo del fratello di Soween, Elihu, e dell’amore che entrambi provano per la compagna di classe Giella, la cui relazione eterosessuale proibita con Elihu minaccia di distruggere la loro società.
Il cast di The Divide. Foto: Manuel Harlan
Fin qui, tutto molto interessante, anche se la storia d’amore tra Giella ed Elihu ricorda fin troppo Romeo e Giulietta. Inoltre non si dice nulla su cosa accada a chi non rientra nel rigido binarismo di genere del mondo della pièce: sembra un’occasione narrativa mancata.
Pur avendo colto bene l’imbarazzante ingenuità della voce infantile e adolescenziale di Soween, altri elementi della scrittura di Ayckbourn risultano meno convincenti. I dialoghi si appoggiano in modo eccessivo e pigro agli stereotipi di genere, come se l’idea che qualcosa sia “tipico degli uomini/delle donne” dovesse essere di per sé spassosa. Ci sono passaggi davvero divertenti, soprattutto quando Soween ed Elihu sono bambini, ma impallidiscono di fronte alla scelta dell’autore di usare una battuta su una violenza sessuale per strappare risate facili. Due ore di materiale tagliate e quella è rimasta?
Sophie Melville (Sassa) ed Erin Doherty (Soween) in The Divide. Foto: Manuel Harlan
Ecco un altro punto: per quanto sia grato che la durata originale sia stata drasticamente ridotta, i tagli nella trama si notano, soprattutto nel secondo atto. Ayckbourn sembrava puntare a una cospirazione più ampia con l’inquietante autorità superiore del “Predicatore”, ma questo filo viene abbandonato a caso a metà del secondo atto e non viene più ripreso.
Sinceramente, questo cast è troppo bravo per un materiale del genere. Con Jake Davies nei panni di Elihu, Finty Williams in quelli della madre di Soween, Thusitha Jayasundera come la sua severa figura genitoriale “MaPa” e Lucy Briggs-Owen come la madre anticonformista di Giella, siamo davanti a un ensemble di enorme talento. E naturalmente c’è Erin Doherty. Dopo essere stata una sorpresa assoluta nell’Old Vic in A Christmas Carol, si conferma ancora una volta una presenza irresistibile. Nei panni di Soween è piena di calore e di un umorismo naturale, affrontando paginate gargantuesche di testo con una sicurezza impeccabile. È credibile in ogni passaggio dagli otto ai quattordici anni e ti ritrovi a fare il tifo per lei fin dall’inizio.
Jake Davies (Elihu) in The Divide. Foto: Manuel Harlan Ma The Divide è uno spettacolo che non riesce a decidere che genere vuole essere. L’impianto iniziale propone un mondo distopico da fantascienza, ma Ayckbourn non resiste a infilare nella narrazione i suoi tipici dialoghi da commedia di costume. Questi due elementi non si sposano mai davvero e finiscono per sdrammatizzare troppo situazioni molto cupe. Però, dopo una lunga marcia e parecchia tragedia, all’orizzonte si intravede una speranza per Soween e compagnia, e si chiude su una bella immagine di unità, solidarietà e pace.
Solo che non è così. Perché poi lo spettacolo continua per altri 20 minuti inutili con un epilogo banale e artificioso che riesce a contaminare retroattivamente il resto. Nell’arco di appena tre anni, le cose tornano a ciò che un pubblico del 2018 riconoscerebbe come “normale”, e il fatto che la peste che ha dato inizio a tutto ora non esista più non viene mai spiegato fino in fondo. Liberate dalla società a genere unico, le donne prima descritte come “bacchettone” impazziscono per il sesso attorno agli uomini appena incontrati e vengono subito, in modo dolorosamente imbarazzante, additate e slut-shamate per questo. Qualunque cosa tu faccia, sbagli. Gli uomini non subiscono lo stesso disprezzo, perché ovviamente no.
Soween, dopo aver ripetuto più volte di non voler avere nulla a che fare con gli uomini, viene inspiegabilmente messa in coppia con l’insipido amico del fratello (Martin Quinn, che fa del suo meglio in un ruolo totalmente ingrato), la cui unica caratteristica è l’insistenza: alimentando il mito disgustoso secondo cui le donne starebbero solo facendo le preziose e, se le inviti abbastanza volte, prima o poi cederanno! Sembra quasi che Soween sia stata in qualche modo tradita; dopo aver perso entrambe le donne che ha desiderato per tutta la giovinezza, si ritrova impantanata con questo tipo. L’implicazione che finisca con un uomo perché lo fanno tutti e che la sua sessualità possa cambiare in un istante non risulta affatto convincente, comunque la si guardi.
Anche dopo i tagli e nonostante l’altissima qualità di ogni altro elemento produttivo, The Divide, con la sua drammaturgia disomogenea e problematica, non è ancora pronto per il pubblico.
Il mio verdetto? Tecnica splendida, peccato per il finale.
PRENOTA ORA THE DIVIDE AL THE OLD VIC
Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta
Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.
Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy