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NOTIZIE

RECENSIONE: La Tempesta, Southwark Playhouse ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

sophieadnitt

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La tempesta

Southwark Playhouse

6 gen 2017

Quattro stelle

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«Non abbiate paura», dice Calibano, il mostro tanto vituperato e presunto antagonista nella Tempesta di Shakespeare. «L’isola è piena di rumori». E in effetti lo è: entrando nell’intimo spazio ‘Little’ del Southwark Playhouse, la serata è già nel vivo, con un muro di suono che travolge il pubblico mentre prende posto. Il cast, armato di vari strumenti a percussione, batte ritmi fragorosi che accolgono gli spettatori nel mondo ritmico e sincopato dell’isola. Improvvisano insieme e giocano con la platea; uno di loro, con sfacciataggine, si infila in un posto libero, costruendo un’atmosfera di divertimento ancora prima che lo spettacolo cominci davvero.

Solo Prospero (Sarah Malin) resta in disparte, in attesa del momento giusto per mettere fine a questi festeggiamenti prima di evocare la sua tempesta marina. La musica cambia e i tamburi si trasformano in tuoni rullanti e in lampi secchi, che esplodono. Tecniche semplici, ma di grande efficacia.

Ecco, in sostanza, la Tempesta di Southwark: incredibilmente semplice, con un cast di sei persone, una scenografia minima e pochi oggetti di scena, ma realizzata splendidamente. Il piccolo ensemble ha un’ottima intesa e tutto è ben calibrato, ben provato ed eseguito con grande sicurezza.

Malin, nei panni di Prospero, mescola con eccellenza l’istinto materno con la forza sottesa di una grande maga. Con panciotto e pantaloni da completo disegna una figura androgina, e luci e suono vengono usati per suggerire il suo potere, insieme a un magnifico lavoro sul movimento del corpo: nessun effetto aggiuntivo necessario. Al suo fianco c’è Peter Caulfield, un Ariel appropriatamente ultraterreno, che si muove nello spazio come un’ombra, aggiungendo dove serve vocalizzi inquietanti. All’inizio dello spettacolo c’è una sequenza ipnotica in cui Prospero lo intrappola in una sorta di camicia di forza, imbrigliando il potere di Ariel, accompagnata da un eccellente lavoro di percussioni (a cura dell’interprete Andrew Meredith, che ha padroneggiato una varietà di strumenti insoliti per creare paesaggi sonori mozzafiato). È una delle tante immagini potenti che attraversano l’intero lavoro.

Probabilmente i più instancabili del cast sono Benjamin Cawley e Gemma Lawrence, che si dividono i terzetti di Ferdinando, Stefano e Sebastiano e, rispettivamente, Miranda, Trinculo (‘Trincula’ in questa produzione) e Antonio. Lo Stefano di Cawley è un’interpretazione spontanea e spassosa, e il suo Ferdinando è così teneramente adorabile che la rapida infatuazione di Miranda sembra più che giustificata. Miranda è resa molto bene da Lawrence, ma è la sua Trincula imbronciata, barcollante, cockney a rubare davvero la scena. In un vortice di cambi rapidissimi ben coreografati e accenti distinti, gli interpreti passano da un personaggio all’altro senza difficoltà. Un vantaggio di questa scelta è che i personaggi sembrano quasi spuntare dal nulla, come se fossero evocati dalla magia di Prospero. Stanton Plummer-Cambridge è in doppio ruolo come Calibano e re Alonso ed è un ottimo esempio di come la postura possa creare un personaggio.

In questa versione snellita del testo restano tutte le battute migliori, come le riflessioni di Calibano sui ‘rumori’ dell’isola e la dichiarazione di Prospero che «siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni». La storia rimane chiara e completa, a differenza di altri tagli che possono lasciare il pubblico disorientato.

Questa lettura non reinventa l’opera, ma tutto ciò che fa lo fa bene, ed è ricca di idee intelligenti per costruire il mondo dello spettacolo con risorse limitate. L’intera produzione sprigiona un fascino enorme, e la durata contenuta di novanta minuti, insieme alla sforbiciata delle parti superflue, la rende ideale per chi si avvicina per la prima volta al testo o a Shakespeare in generale. Una messa in scena piacevolmente priva di gimmick e davvero inventiva.

Fino al 28 gennaio 2017

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