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NOTIZIE

RECENSIONE: Un Canto di Natale, LMTO, Lyceum Theatre ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

18 dicembre 2018

Di

julianeaves

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Julian Eaves recensisce A Christmas Carol in Concert della London Musical Theatre Orchestra, con Gryff Rhys Jones, al Lyceum Theatre di Londra.

Il cast di A Christmas Carol. A Christmas Carol Lyceum Theatre

17 dicembre 2018

5 stelle

Diventando rapidamente un appuntamento amatissimo nel calendario natalizio, lo spettacolare titolo festivo della London Musical Theatre Orchestra è tornato per la terza volta in questo magnifico edificio firmato Bertie Crewe, con una breve tenitura di tre repliche.  Molti affezionati erano presenti per sostenerlo, anche se c’era un nuovo arrivato che stava prendendo confidenza con il ruolo di Scrooge, Gryff Rhys Jones.  La vera star della serata, però, è stata senza dubbio la sensazionale band – e il delizioso coro – tutti sotto la guida esperta del campione britannico di quest’opera, Freddie Tapner, che ci ha regalato la migliore interpretazione finora della composizione più sofisticata e complessa, sul piano musicale, tra quelle popolari di Alan Menken, raccogliendo alla fine una doppia standing ovation da una sala gremita quasi fino all’ultimo posto per la performance della sua compagnia.  Un segnale di un interessante spostamento del baricentro dello spettacolo, che fino ad ora era appartenuto – meravigliosamente – al precedente protagonista, Robert Lindsay.

Miriam-Teak Lee

Il contrasto è rinfrescante.  Se Lindsay sa dominare uno spazio enorme con un semplice sguardo, usando l’immobilità per creare una tensione vulcanica, mescolando minaccia e scherno in un cocktail inquietante, Jones ci conduce in un percorso più interiore e umano, rendendo il suo Ebenezer un personaggio più tormentato e incerto di quanto siamo abituati a immaginare in questo ruolo, intento a seppellirsi nel lavoro e a cercare di sfuggire – invano, ovviamente – ai demoni che lo inseguono.  L’approccio di Jones, con grande charme, permette un incontro più intimo con chi gli sta intorno.

 

Jeremy Secomb e Griff Rhys Jones in A Christmas Carol

Il primo a beneficiarne, nella regia elegante di Shaun Kerrison, è stato Jeremy Secomb, in una voce strepitosa nei panni del temibile Jacob Marley, capace di afferrare ogni nota e investirla di un attacco e di una spinta verdiani.  E lasciatemi fare un applauso al breve momento di gloria di Matthew McDonald come Mr Smythe: pescato dal coro per cantare questa scena breve, l’ha trasformata in un colpo di fulmine, con alcuni acuti davvero sensazionali – il cui ricordo rimane a lungo anche dopo che hanno smesso di risuonare.  Il Bob Cratchit di David Hunter era caldo e affabile e, cosa adorabile, del tutto moderno nei modi: c’era una grande naturalezza in tutto ciò che faceva, grazie al suo meticoloso evitare qualsiasi accenno di melodramma.  Caroline Sheen gli era perfettamente abbinata come consorte (e anche come madre di Scrooge).  E Tobias Ungleson ha conquistato tutti con il suo Tiny Tim, cantato con brillantezza e perfetta nitidezza, in coppia con la dolce Martha Cratchit di Anaya Patel.

 

David Hunter come Bob Cratchit e Anaya Patel in A Christmas Carol

Rosemary Ashe non ha molte occasioni di cantare nei suoi due piccoli ruoli della governante inventata, Mrs Mops, e di Mrs Fezziwig, ma santo cielo, ha fatto contare ogni sillaba.  Impiegato più ampiamente, Nicolas Colicos, nei panni del Beadle, di Mr Fezziwig e di Old Joe, ha avuto un’ampia tavolozza di colori con cui lavorare, soprattutto nella sua ultima incarnazione, vocalmente travolgente.  Jon Tarcy aveva più da fare come Fred, il nipote di Scrooge, e Lucie Jones, con la voce in una forma splendidamente rilassata e disinvolta, ha disegnato una figura audacemente “alla Marianne” come sua sposa (tra gli altri ruoli): il sesso è spesso ignorato in Dickens, ma era uno scrittore troppo bravo per escludere del tutto una forza così potente.  È meraviglioso, in questi eventi in forma di concerto, vedere come i cantanti si presentano: un caso emblematico è l’incredibile fenomeno che è Miriam-Teak Lee, che ha creato un Fantasma del Natale Passato (tra le altre parti) vividamente statuario, in un notevole abito color avorio con sorprendenti maniche velate e drappeggiate, utilizzate con grande abilità: il suo canto – e il suo portamento – erano altrettanto drammatici, con un taglio di capelli che la collegava saldamente all’oggi.

Il cast di A Christmas Carol della LMTO 2018.

La temperatura teatrale è salita ancora di più quando, all’inizio del secondo atto, abbiamo incontrato il Fantasma del Natale Presente: questo numero esaltante, una sorta di “Spirit of Life” in stile Menken, era guidato dal vellutato Cedric Neal nella sua versione più birichina – e in un completo bianco.  Anche se il palco affollato del Lyceum (ed è un palco grande) non permetteva grandi movimenti, Kerrison è comunque riuscito ad animare questo numero, come molti altri, con quel tanto di “movimento” sufficiente a ricordarci che questo show è uno spettacolo cantato e danzato dall’inizio alla fine, concepito dai suoi creatori (aggiungete la paroliera Lynne Ahrens e l’autore del libretto nonché regista Mike Ockrent, e la coreografa originale Susan Stroman) per riempire per diverse settimane, a ogni periodo natalizio, il Madison Square Garden di New York.

Eppure, la vera fonte dell’entusiasmo stava nella partitura incantevole.  Le orchestrazioni di Michael Starobin attingono (con generosità, ma sempre con intelligenza cristallina) alla grande tradizione sinfonica della musica occidentale: fin dall’ouverture, una creazione scintillante e agile, con transizioni e modulazioni sottilissime, ci viene forse in mente Rimskij-Korsakov per la pura ricchezza teatrale delle tessiture e il piacere sensuale dei colori strumentali.  La stessa superba qualità di musicalità prosegue senza interruzioni per gran parte delle oltre due ore di durata dello spettacolo – non ci sono quasi mai momenti senza musica – e persino i passaggi più semplici di accompagnamento acquistano originalità e precisione grazie alla scelta perfettamente azzeccata di timbri e registri.  In questa versione della storia, l’orchestra e gli ensemble stratificati ricreano con grazia il metodo in prosa di Dickens, brulicante e ricchissimo di dettagli, accumulando l’immagine di un intero mondo che viene costruito davanti a noi.

Mike Robertson era lì a illuminare il tutto fino a una perfezione sublime, gestendo i passaggi tra scene e atmosfere con una precisione e una cura splendide.  Nick Lidster e Avgoustos Psillas (per Autograph Sound) hanno compiuto lo stesso numero di magia con l’amplificazione.  E AMD Geddy Stringer ha affiancato il team musicale.  Ma un’ultima parola va all’umorismo sfacciato di Mikey Impiazzi, che – forse più di chiunque altro – ci ha ricordato che questo è l’inno di Dickens alla lode e al ringraziamento per il vero spirito del Natale: quello dei bambini giocherelloni e amanti del divertimento.  Ed è proprio questo il punto, no?

SITO WEB DELLA LONDON MUSICAL THEATRE ORCHESTRA

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