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RECENSIONE: Dieci piccoli indiani, Tour nel Regno Unito ✭✭✭✭
Pubblicato su
Di
stephencollins
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E poi non rimase nessuno
Churchill Theatre, Bromley – in tournée nel Regno Unito
25 marzo 2015
4 stelle
Bisogna davvero ammetterlo: Agatha Christie era una donna che sapeva costruire trame. Era maestra dell’indizio piazzato con cura, della frase casuale che finisce per rivelarsi fondamentale, del depistaggio, del depistaggio ancora più depistante (quando il depistaggio si rivela un trucco a doppio fondo), dello sviluppo inatteso, del gioco di prestigio, del colpo di scena omicida improvviso. I suoi romanzi sono irti di sotterfugi e rivelazioni, anche perché la Christie, una volta agganciato il lettore al suo mondo intriso di morti e carico di brividi, può contare sull’immaginazione di chi legge per riempire gli angoli in ombra e alimentare quel piacere sospeso della suspense.
A teatro, però, è molto più difficile che l’opera di Christie mantenga lo stesso grado di mistero che sulla pagina. Il pubblico vede l’azione svolgersi davanti ai propri occhi e quindi si avverte con più forza quanto conti il modo in cui la storia viene raccontata, con parole e gesti. Inevitabilmente, i testi teatrali di Christie sono piuttosto verbosi, ambientati in epoche passate in cui linguaggio, gusto, ciò che offende e persino l’idea di decenza erano molto diversi da oggi. Può esserci qualche effetto di luce azzeccato o un ingegnoso meccanismo scenico per ottenere un certo impatto o strappare un sussulto di paura, ma in sostanza le sue pièce funzionano per due motivi: la totale credibilità di un cast di livello e un testo che rende piena giustizia alla costruzione labirintica delle sue trame.
È attualmente in tournée nel Regno Unito la produzione della Agatha Christie Theatre Company di Bill Kenwright di E poi non rimase nessuno, per la regia di Joe Harmston, che ha diretto tutte le produzioni delle opere di Christie portate in tour dalla Compagnia negli ultimi dieci anni. La sua esperienza qui si vede chiaramente. Non c’è alcun maldestro tentativo di “modernizzare” lo spettacolo o di rimaneggiarlo in modo contrario alla sua ingegnosità. No: Harmston affronta l’allestimento con rispetto e grande cura. Simon Scullion firma una splendida scenografia Art Déco, completa di una finestra circolare davvero d’effetto. L’azione è ambientata nel 1939 e l’atmosfera del periodo è resa con chiarezza da costumi e arredi. È, in tutto e per tutto, uno spettacolo in costume. Non ha lo scintillio di Downton Abbey, ma l’ambiente è più o meno quello: servitù e lacchè, borghesi e l’Establishment – giudici, medici, maggiordomi e segretarie – tutti attirati su un’isola per un house party e pronti a sgomitare per attenzione, rispetto e spazio.
Il sound design di Matthew Bugg crea l’atmosfera in modo eccellente. Prima ancora che il sipario si apra, il suono delle onde che lambiscono la riva rafforza l’idea che l’azione si svolga su un’isola. È chiaro fin dall’inizio che il cast sarà isolato dal mare. Più avanti, Bugg offre effetti sonori efficacissimi per una tempesta violenta e, nel climax, note cupe e funeree risuonano in scena, aumentando la tensione quanto basta.
È stato affascinante ascoltare in platea, durante l’intervallo o i cambi scena, la discussione animata sull’identità dell’assassino (o degli assassini) (senza svelare nulla, sia chiaro), e in molti si è sentito un sussulto quando è arrivata la rivelazione finale. È raro – ed è un segnale del successo dello spettacolo – assistere a un livello simile di coinvolgimento autentico tra palco e pubblico. E non è stato solo il colpo di scena conclusivo a provocare reazioni: anche diversi passaggi lungo il percorso hanno strappato note di sorpresa o allarme, o quella risata nervosa che arriva quando ci si sente a disagio.
Poiché l’azione è confinata in un’unica scenografia, alcuni eventi chiave avvengono fuori scena. Sarebbe stato senza dubbio preferibile se un’idea registica più ingegnosa avesse “aperto” lo spazio scenico per permettere di vedere almeno parte di quegli eventi, magari di scorcio o in controluce. Tuttavia, è merito della sincerità delle interpretazioni se ciò che accade fuori scena non smorza il senso di dramma né dà davvero l’impressione di essere stati privati di qualcosa.
Trattandosi di un giallo, non bisogna fare spoiler. Basti dire che dieci sconosciuti restano bloccati in una grande casa su un’isola, tagliati fuori dalla terraferma da un mare in tempesta, e si rendono presto conto che le loro vite sono in pericolo. Qualcuno ha in mente di ucciderli, uno dopo l’altro: ma chi, perché e come? Anche se ricordate il romanzo da cui la stessa Christie ha tratto questa pièce – in passato pubblicato con titoli come Ten Little Niggers o Ten Little Indians (a seconda di quando lo avete letto) – ci sono comunque sorprese e qualche piccola modifica al testo capace di tenere alta l’attenzione e attivare le vostre piccole cellule grigie.
Il difetto principale della produzione di Harmston sta nel modo in cui tratta il necessario ma piuttosto poco interessante (dal punto di vista dell’azione) primo atto. Qui Christie introduce tempo, luogo e personaggi, e quindi inevitabilmente c’è molto “setup” narrativo. È macchinoso e avrebbe bisogno di una soluzione registica migliore di quella proposta da Harmston: stare fermi, in piedi o seduti, a parlare può anche avere il suo interesse, ma non è abbastanza avvincente. Eppure, la cosa notevole è che l’alchimia della Christie alla fine prevale: non appena il primo cadavere comincia a raffreddarsi, sale quel desiderio quasi febbrile di risolvere l’enigma. Da lì in poi, la miccia della bomba a orologeria corre veloce e inesorabile.
Il peso maggiore del lavoro ricade sugli attori e qui Harmston, per lo più, ha fatto centro.
Ben Nealon, veterano di otto pièce di Christie, è formidabile nel ruolo del bel ma forse leggermente/completamente fuori di testa Capitano Lombard. È un personaggio tipicamente “christiano”: il seduttore affascinante dal passato torbido, con la battuta pronta per le signore e una pistola. Nealon coglie perfettamente lo stile: accento e dizione sono impeccabili, così come il senso di totale immersione nel personaggio e nella situazione. La sua energia benvenuta è il battito dello spettacolo.
La gravitas arriva dalla prova distaccata ma micidialmente precisa di Paul Nicholas nei panni di Sir Lawrence Wargrave, giudice abituato alle condanne a morte. Nicholas dà al testo un aplomb quasi forense e cattura alla perfezione il senso di diritto e la convinzione del Giudice che la sua grande mente legale sia all’altezza di risolvere il mistero e di respingere la paranoia che si insinua sempre più profondamente tra le altre vittime in attesa. Misurato e tagliente, Nicholas è di prim’ordine.
Essendo Agatha Christie, c’è un vero e proprio campionario di personaggi eccentrici capaci di distrarre e tenere viva l’attenzione. Susan Penhaligon è deliziosamente stramba e con le labbra serrate nel ruolo di Emily Brent, donna pretenziosa con fiuto per lo scandalo e una lingua che non ha paura di colpire. Severa ma anche fragile e tragica, Penhaligon rende Brent molto più di un semplice stereotipo, cosa che in mani meno abili sarebbe stata facilissima. Frazer Hines, nei panni del maggiordomo appena assunto, Rogers, fa del suo meglio con un personaggio non particolarmente ricco. Ma infonde al ruolo un’ambivalenza che funziona splendidamente per il mistero che cresce. La sua scena migliore arriva quando uno degli omicidi lo riduce a uno stato da automa, con la vita quasi completamente prosciugata.
Nessun giallo sembra completo senza il Colonnello Mustard, il Professor Plum e Miss Scarlett, e man mano che la pièce procede viene da chiedersi se i celebri personaggi del gioco da tavolo non abbiano preso ispirazione proprio da qui – con il Generale Mackenzie, il Dottor Armstrong e Vera Claythorne. Sono tutti personaggi “tipo”, insaporiti dai tocchi della Christie. Nel ruolo di Mackenzie, Eric Carte è un trionfo di burbera spacconeria, ricordi della moglie defunta e lucidità intermittente. Carte rifinisce con cura la parte del Generale e il momento in cui è il primo a mettere in parole il destino cupo che li aspetta tutti è raggelante.
Mark Curry si prende la parte più difficile: il medico cordiale, con un caso tremendo di nervi e un passato segnato dall’alcolismo. È il candidato più ovvio al ruolo di assassino per eccellenza e Curry trova modi intelligenti per sottolinearlo, lasciando al tempo stesso aperta la possibilità concreta che sia solo una vittima spaventata: un medico che, per coincidenza, è anche quello nella posizione migliore per somministrare trattamenti fatali a chi crolla. Davvero un ottimo lavoro.
Verity Rushmore è altalenante nei panni di Vera, femme fatale o ingenua impaurita, a seconda di ciò che si deduce stia accadendo. Di certo è lei a ricevere il “trattamento migliore” dalla costumista Roberto Surace: il suo abito da sera scollato sulla schiena è un depistaggio a sé stante. Ma nei momenti in cui Vera deve esprimere emozioni estreme, Rushmore non risulta affatto convincente. A parte la scena finale, potrebbe essere stata una scelta deliberata (e, se così fosse, diabolica) per tenere il pubblico nel dubbio. È al meglio nelle scene con Nealon e Nicholas.
È difficile immaginare una storia di Agatha Christie senza un poliziotto di qualche tipo, e anche questo racconto non fa eccezione. Forse. Colin Buchanan interpreta William Blore, che sostiene di essere un poliziotto. Tipo segreto, audace e schietto, il Blore di Buchanan è del tutto credibile e, come Hines e Penhaligon, cammina bene sul filo dell’ambivalenza. La sua dizione ha una pungente incisività e riesce a far funzionare, con abilità, uno dei momenti più strani della messa in scena, meglio di quanto dovrebbe. (Lo capirete quando lo vedrete.)
Non c’è nulla di rivoluzionario, né qualcosa che faccia pensare a una rilettura del classico o del genere thriller. Piuttosto, è una resa ben calibrata, esattamente “come promesso”, di un thriller d’altri tempi, elegante e complesso. In questo secolo, è già un motivo più che valido per festeggiare. Un assaggio di com’era, in un mondo di gialli.
Davvero sorprendente e coinvolgente.
Per maggiori informazioni visita la nostra pagina della tournée di E poi non rimase nessuno
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