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RECENSIONE: Beautiful Thing, Above The Stag ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

julianeaves

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Julian Eaves recensisce Beautiful Thing di Jonathan Harvey all’Above The Stag, nella nuova sede di Vauxhall appena inaugurata.

Beautiful Thing - Above The Stag. Foto: PBG Studios Beautiful Thing

Above The Stag,

8 giugno 2018

4 stelle

Prenota ora

È una scelta perfetta per celebrare l’arrivo di questo splendido teatro nella sua nuova casa.  Nato in una stanza sopra un pub a Victoria e poi di stanza sotto un anonimo arco ferroviario di Vauxhall, il nome si trasferisce ora al suo terzo indirizzo: due archi ferroviari molto più ampi e profondi, completamente ristrutturati, proprio sull’Albert Embankment, di fronte alla sede dell’MI6, con alberi e un prato verde davanti all’ingresso – e, alle spalle del locale, l’ampio respiro quasi campestre di Spring Gardens, con tanto di City Farm, gastro-pub e una raffinata tea house.  Una cosa bellissima, davvero.

La nuova sede vanta una sala con platea fissa più capiente (che al momento ospita la produzione inaugurale), oltre a uno spazio studio più piccolo e flessibile (in fase di completamento), e c’è anche un bar spazioso (che presto accoglierà i visitatori anche di giorno), oltre a sale prova e uffici.  È una splendida aggiunta alla scena teatrale londinese e – suppongo – tecnicamente è l’ultima arrivata nell’elenco degli spazi performativi della capitale.  È anche un’ulteriore tappa nel processo di gentrificazione di Vauxhall.

Beautiful Thing. Above The Stag. Foto: PBG Studios

L’intramontabile commedia anni ’80 di Jonathan Harvey, sull’amore giovane che sboccia in un complesso popolare di Thamesmead, è un modo delizioso per inaugurare questa casa.  Offre allo scenografo David Shields una magnifica occasione per mettere in mostra le potenzialità del luogo grazie a un importante “box set” che ricrea il brutalismo anni ’60 del quartiere; un impianto che risponde con rapidità alla regia disciplinata e molto controllata di Steven Dexter: sembra dirci che qui non c’è quasi spazio per i residenti, e ogni centimetro disponibile viene sfruttato al massimo, dal palleggiare con un pallone a una rissa eseguita con abilità.  Le persone sono costrette a sfiorarsi, a “strusciarsi” l’una contro l’altra in una sorta di frottage sociale (come spiega Jamie, parola francese per “formaggio”).

Fra questi residenti spicca Kyla Frye, in un casting brillante, nei panni di Sandra, madre single instancabile e sempre in movimento.  La sua prova è destinata a essere considerata uno degli eventi di punta dell’anno Fringe/Off West End: riesce a far vivere e respirare ogni parola, ogni battuta, con l’energia determinata di una donna che ha conosciuto solo la fatica, che non ha mai – mai – ceduto sotto la pressione e che non tollera che qualcuno provi a farlo.

Beautiful Thing. Foto: PBG Studios

Nel ruolo del figlio Jamie – relativamente viziato, un po’ disaffezionato e amante dei musical – Joshua Asare descrive un percorso che va dalla dissociazione gelida e dall’ambivalenza adolescenziale acidula a un coinvolgimento affettuoso con Ste, il ragazzo della porta accanto che gioca a calcio, interpretato con solida vulnerabilità da Ryan Anderson.  Ma l’osservatrice principale di questi “osservati” non è la madre: è Leah, vicina di casa e fan sfegatata dei Mamas and the Papas, sboccata e pungente, cui Phoebe Vigor dona una grazia follettistica tagliente.

Dico che ha una lingua lunga, ma dovreste sentire come Sandra le risponde colpo su colpo, scena dopo scena, in un botta e risposta di insulti competitivi in cui le acrobazie linguistiche di Harvey entrano davvero in modalità olimpica.  Le sue battute – quasi – non invecchiano mai.  C’è una frizzante freschezza nel testo che ancora oggi ci fa sorridere, sia per la rozza convenzionalità di tanta parte del sentimento (soprattutto nella prima metà), sia per la precisione raffinata con cui è formulato.  Anche l’umorismo è collocato e dosato con una “lussuosa economia”: ne ammiriamo l’abbondanza e, al tempo stesso, ci viene lasciato il tempo e lo spazio per farlo, per assaporarne le svolte e i guizzi con quella serenità necessaria ad apprezzarne l’artigianato.  Sandra ha anche un uomo che “tiene” – in tutti i sensi – un “nuovo uomo” emasculato, Tony (Kieran Mortell), utile più o meno quanto il padre di Ste, ubriaco e aggressivo, invisibile ma brevemente udibile (non accreditato).

Jack Weir illumina il tutto con un ottimo occhio per la profondità e la scala del luogo, e per la necessità di esprimere la “trasformazione” poetica di questo mondo attraverso il potere trascendente dell’amore.  E Andy Hill gestisce con perizia consumata i necessari inserti di ballate West Coast anni ’60 e altri suoni che aiutano a sollevare questo mondo grigio verso l’eccezionale.

Peter Bull, produttore interno, ha orchestrato il tutto e ha portato in questa nuova realtà il gruppo di sostenitori che ha costruito con cura; il loro appoggio e incoraggiamento costanti, in ogni modo immaginabile, hanno permesso a questo teatro di diventare ciò che è oggi: l’unico teatro LGBT su misura del Paese, con una sede appositamente progettata.  Guardando avanti, anche la restante programmazione annunciata sembra pensata per continuare a invitare il pubblico abituale a seguirlo nella nuova collocazione, trasferendo così anche un senso di fedeltà geografica.  Resta da vedere se quel pubblico, da solo, basterà a far crescere ulteriormente il teatro, ma la reazione iniziale è buona.  I loro sostenitori, chiaramente, adorano ciò che stanno ricevendo e riempiono la sala fino all’ultimo posto.  Ed è un’ottima cosa: la loro benevolenza è palpabile.  Sì, forse la fluidità della produzione non è ancora del tutto rodata: serve sempre tempo per conoscere un nuovo spazio, per scoprirne la personalità e le particolarità; in più, un intoppo tecnico la sera della prima ha ritardato l’inizio di mezz’ora, un incidente che di certo avrà destabilizzato il cast, meno sicuro e a proprio agio all’inizio di quanto poi non sia diventato nel corso dello spettacolo.  Pazienza.  È inevitabile passare attraverso qualche difficoltà di assestamento prima che tutti capiscano davvero come sfruttare al meglio lo spazio, e questo è un inizio decisamente incoraggiante.

PRENOTA ORA BEAUTIFUL THING ALL’ABOVE THE STAG

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