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NOTIZIE

RECENSIONE: Continuare a Non Mollare di Alan Bennett, Faber and Faber ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

pauldavies

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Andare avanti, comunque.

Alan Bennett

Faber and Faber.

4 stelle

Ordina una copia da Amazon.co.uk «Se anche accoltellassi Judi Dench con un forcone, sarei comunque considerato un tenero orsacchiotto», dice Alan Bennett del suo status di “tesoro nazionale”. Come sa chiunque abbia seguito con passione e divorato i suoi scritti, le sue opere e i suoi diari nel corso della carriera, in Bennett c’è un lato più tagliente della sua immagine innocua e coccolosa.  Questo è il terzo volume dei suoi diari, che copre gli anni 2005-15, e le sue osservazioni corrosive offrono una fotografia efficace della Gran Bretagna sotto Blair, Brown e poi i Tory, delle questioni locali e, naturalmente, del suo lavoro di drammaturgo. In questa edizione sono inclusi i diari delle riprese di The History Boys e The Lady in the Van, oltre allo sviluppo delle sue opere al National Theatre: The Habit of Art, Hymn e Cocktail Sticks e People. Si ha l’impressione che le annotazioni siano scelte quasi a caso, con il suo umorismo caustico puntato su una vasta gamma di argomenti; e nell’Introduzione anticipa il lettore ammettendo che probabilmente ci sono davvero troppe visite alle chiese. Ci sono, ma il piacere (e talvolta lo sconforto) per l’architettura, osservata insieme al marito Rupert, è godibile e competente.  E ci si rende conto che visite come queste, e quelle alle proprietà del National Trust, hanno portato alla creazione di People. È sorprendente quante notizie io avessi dimenticato di quel periodo: tale è il bombardamento di informazioni che ormai riceviamo ogni giorno. La sua difesa delle biblioteche, la rabbia per la svendita di proprietà e valori dello Stato (descrive Jeremy Hunt come uno che sembra un agente immobiliare mentre accompagna dei potenziali acquirenti a vedere una casa), il suo disprezzo per Thatcher e Blair: tutto questo offre spunti sul cambiamento della nostra società. Sì, ora verrà attaccato perché “di sinistra”, ma per una persona di sinistra come me dice molte cose sensate. Se c’è un difetto nei diari, è che alle annotazioni manca un filo conduttore forte. Se cercate un libro che spieghi il percorso del drammaturgo, questo non fa per voi.  Accenna con nonchalance a un’opera su cui sta lavorando, o a un episodio in sala prove, ma non si sofferma mai sul processo: la voce successiva riguarda tutt’altro e poi lo spettacolo debutta senza che noi otteniamo davvero uno sguardo dall’interno. Però il libro trabocca di aneddoti di spettacolo, che risalgono agli anni di Beyond the Fringe, e continua a regalarci commenti e ricordi bellissimi sulla sua famiglia. Spesso sono le annotazioni più brevi e fulminanti a essere le migliori: «26 maggio. Oggi la strada per Damasco la chiamerebbero una ripida curva di apprendimento.» «1° maggio. Dialogo non detto: Siamo in macchina quando una ragazza carina attraversa troppo lentamente. Se fossi stato audace (o pazzo), avrei abbassato il finestrino e detto: “Senti, siamo froci. Le tette grosse non significano niente per noi.”» Con l’aggiunta delle introduzioni alle opere, che potreste già avere se avete acquistato i testi, è bello avere così tanta sua scrittura in un unico volume.  Ci sono anche due copioni finora inediti, Denmark Hill e l’ispirazione originale per i Talking Heads, Hand of God, e nel complesso è un’edizione dal buon rapporto qualità-prezzo. C’è un post scriptum scritto il giorno dell’esito del referendum sull’UE, e spero davvero di poter leggere il quarto volume dei suoi diari, con le sue reazioni a Brexit e Trump, e a qualunque lavoro con cui continuerà a deliziarci.

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