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NOTIZIE

RECENSIONE: Il Musical dei Musical, Above The Stag Theatre ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

25 novembre 2018

Di

julianeaves

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Julian Eaves recensisce The Musical of Musicals di Joanne Bogart ed Eric Rockwell, ora in scena all’Above The Stag Theatre di Vauxhall.

Foto: PBG Studios The Musical of Musicals Above The Stag, 23 novembre 2018 5 stelle Prenota ora C’è un’arte nel fare bene una revue: bastano il copione migliore, la partitura migliore, il cast migliore, il miglior regista e coreografo, il miglior scenografo e le migliori luci e suono, e poi tutto il resto diventa facile. È proprio questo il caso di questo splendido piccolo gioiello che, in questo nuovo teatro dalla saletta raccolta, sta facendo la gioia degli intenditori di musical.  Per chi ricorda questa compagnia al precedente indirizzo, un po’ più giù lungo la linea sotto un altro arco, lo spazio è praticamente della stessa misura di quello di allora: così il pubblico affezionato e fedele del favoloso teatro LGBTQ+ della capitale si sente subito a casa.  Ed è giusto così.  Questo è teatro “da addetti ai lavori” per addetti ai lavori: un portmanteau in cinque parti, fatto di parodie dei grandi creatori del musical, in cui ogni quadro racconta la stessa storia, ma plasmata con grande perizia sugli stili e le sfumature degli originali presi di mira. Foto: PBG Studios Si parte con Rodgers e Hammerstein, scelta saggia per esporre con chiarezza la storiella zuccherosa che verrà riproposta in forme e maniere via via più sciocche.  La musica di Eric Rockwell e i testi di Joanne Bogart (e il copione firmato da entrambi) non sbagliano un colpo nel dissezionare vezzi e abitudini dei “ragazzi Williamson”.  E nelle mani aggraziate delle novità Charlotte Christensen, Sev Keoshgerian e Cecily Redman, insieme al forse appena un po’ più esperto James Thackeray, arrivano interpretazioni deliziosamente appropriate e impassibili.  Li accompagna con consapevolezza ed energia il direttore musicale Simon David (un altro volto di casa qui).  E la coreografa Carole Todd ci regala piaceri continui, incluso un micro-balletto brillante, completo di alcuni dei movimenti e gesti più iconici del finale dell’Atto 1 di 'Oklahoma!'.  Ma, soprattutto, la regia di Robert McWhir è cristallina e, con i suoi quattro interpreti, costruisce una parata sempre cangiante di combinazioni di gruppo che ci fa credere all’assurdità proprio mentre ci ridiamo sopra. Foto: PBG Studios E ridiamo, eccome.  Le battute arrivano a ondate e a cascata, se avete dimestichezza con il canone del musical.  Nel secondo “atto”: una vivisezione crudamente perfetta di Sondheim, ambientata in un elegante palazzo di appartamenti a New York – 'The Woods' – sentiamo la sirena di 'Sweeney Todd', alla quale il protagonista risponde: “Il campanello”.  L’osservazione è affilatissima, secca come un martini e deliziosamente charmante, mentre al tempo stesso fa a pezzi il suo bersaglio.  Non a caso, vien da pensare, il grande Maestro in persona si è scagliato contro la “parodia” come genere.  Sa bene di cosa parla.  Se non conoscete tutti i retroscena, come non li conosceva il mio vicino, sarete comunque conquistati dalla vivacità e dal ritmo serrato del divertimento. A chiudere la prima parte, marciamo con slancio nell’indulgenza iper-costumata della terra di denti e sorrisi di Jerry Herman, con cambi d’abito fulminei ed entrate in cima alle scale studiate per strappare applausi come se fossero panna d’oro.  Stewart Charlesworth firma la scenografia essenziale e multiuso e costumi abilmente flessibili.  Jack Weir, specialista di casa, li illumina alla perfezione.  Poi, dopo una boccata d’aria, si riparte con Andrew Lloyd Webber e, infine, con la litania dei peccati del successo secondo Kander ed Ebb.  A ben vedere, il vero bersaglio dello sforzo satirico sembra essere meno gli autori in sé e piuttosto la nostra ossessione per loro, e la nostra capacità di fondere, per esempio, il Fantasma con Evita come se appartenessero davvero alla stessa storia.  Perché, in un certo senso, è così: appartengono alla nostra storia, la storia della nostra relazione d’amore con il musical.  E dove meglio arrivare a comprenderla fino in fondo, questa magnifica ossessione, se non nel minuscolo universo comico di questo spettacolo degli spettacoli?

BIGLIETTI PER THE MUSICAL OF MUSICALS

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