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NOTIZIE

RECENSIONE: Romeo e Giulietta, Garrick Theatre ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

alexaterry

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Lily James nel ruolo di Giulietta e Richard Madden in quello di Romeo. Foto: Johan Persson Romeo e Giulietta Garrick Theatre

8 luglio 2016

4 stelle

Ulteriori informazioni | Prenota i biglietti

‘Romeo e Giulietta’, la tragica storia d’amore proibito di William Shakespeare, riunisce Lily James e Richard Madden per affrontare un destino ben più amaro rispetto alla favola di Cenerentola del 2015, nella penultima produzione di Kenneth Branagh all’interno della sua stagione al Garrick.

Trasudando stile e classe, Branagh e Rob Ashford presentano questo adattamento in una Verona anni ’50 quanto mai appropriata: un Paese ancora alle prese con le conseguenze della guerra, mentre le famiglie cercano di costruire un futuro più sicuro. I camerieri servono espresso ai signori impeccabili nei loro completi e alle donne in abiti a pois alla moda. I richiami sparsi di “ciao” e il chiacchiericcio italiano a intermittenza, uniti alle alte colonne marmoree di Christopher Oram e al disegno luci di Howard Hudson, compongono un quadro convincente: quasi si sente il sole del Mediterraneo sul collo e si avverte l’aroma del caffè che si diffonde nella piazza. Il senso di rovina imminente, però, non è mai troppo lontano, perché lo spettacolo è avvolto quasi esclusivamente da sfumature di bianco, nero e grigio; i rintocchi mesto-sinistri delle campane della chiesa, insieme a sporadici canti funebri, rafforzano la tragedia in arrivo mentre osserviamo i due amanti sventurati (spoiler!) andare incontro al loro ineluttabile destino.

Derek Jacobi nel ruolo di Mercuzio, Richard Madden in quello di Romeo e Jack Colgrave Hirst in quello di Benvolio. Foto: Johan Persson

“Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo” ha assunto un nuovo significato quando, a causa di un infortunio alla caviglia, Richard Madden è stato assente e, di conseguenza, in platea si è avvertito chiaramente un palpabile velo di delusione. Da fan di Game of Thrones, non desideravo altro che vedere la reincarnazione del Re del Nord come Romeo, malato d’amore. Pur potendo comprendere la frustrazione quando un nome di richiamo non può andare in scena, tendiamo anche a trasformare le celebrità in qualcosa di più che umano quando, in realtà, sono esattamente questo: umane. A volte si beccano un raffreddore, proprio come noi. E, a volte, si infortunano.

Lily James nel ruolo di Giulietta in Romeo e Giulietta. Foto: Johan Persson

Tom Hanson, di solito il Paris della produzione, è un Romeo più discorsivo e dona al personaggio una qualità da ragazzo della porta accanto. Di fronte a lui c’è Lily James (Downton Abbey), una Giulietta sincera, che offre qualcosa di più di un’adolescente stordita dall’amore: è una giovane credibile che, inizialmente disinteressata all’idea del romanticismo, resta incantata al solo apparire di Romeo. Tra James e Hanson si avverte una certa mancanza di chimica: volevo tornare a casa piena di sospiri e trasporto dopo essermi lasciata travolgere dalla passione dei due amanti, ma non ho percepito quel legame forte. Nonostante ciò, la celebre scena del balcone è giocosa e diretta con intelligenza, mentre Giulietta tracanna da una bottiglia di champagne, ubriaca di bollicine e dei nuovi sentimenti risvegliati. La scena è ricca di sottotesti impacciati e di imperfezioni civettuole che accompagnano i primi incontri romantici. Forse l’idea originaria che una giovane coppia possa essere così perdutamente presa l’una dall’altra dopo un solo incontro oggi può sembrare un po’ poco credibile: per me, quindi, questa è una scelta intelligente e adatta a un pubblico contemporaneo. Questi Romeo e Giulietta non sono melensi e sono più che semplici Innamorati della Commedia dell’Arte. Sono (soprattutto James) versioni sincere e vicine di due giovani innamorati.

Ansu Kabia nel ruolo di Tebaldo e Derek Jacobi in quello di Mercuzio. Foto: Johan Persson

E poi c’è Sir Derek Jacobi nei panni di Mercuzio: magnetico e splendidamente eloquente, con un discorso della Regina Mab deliziosamente immaginifico; la lingua shakespeariana gli scorre addosso con tale naturalezza da sembrare la sua madrelingua. Non ho dato peso alla differenza d’età tra Mercuzio e i suoi compagni più giovani: potrebbe facilmente essere un parente più grande, magari uno zio scapestrato (e a tratti camp). Per me Jacobi è il punto più alto, con il suo spirito straordinario e le venature di sarcasmo sapientemente intrecciate nel parlato. Il suo Mercuzio è noncurante e affronta il duello con il Tebaldo di Ansu Kabia con un senso di giocosa innocuità, rendendo la sua morte ancora più toccante — più della morte dei due amanti. Derek Jacobi, un uomo che potrebbe rendere entusiasmante persino l’alfabeto, domina il palcoscenico con la sola presenza e nella seconda parte la sua assenza si sente eccome.

Meera Syal nel ruolo della Nutrice e Lily James in quello di Giulietta. Foto: Johan Persson

I testi versatili di William Shakespeare sono come plastilina, pronti a essere modellati in nuove forme. Per me, la versione di Branagh e Ashford è deliziosamente elegante e raffinata con gusto. Shakespeare mette alla prova attori e pubblico con il suo dialogo poetico sinuoso, e ci sono momenti in cui il testo arriva con un’emozione spezzata. Ma lo si perdona grazie a interpretazioni come quella di James, Giulietta ansiosa e terrorizzata dal proprio destino avvelenato, e alle arguzie della nutrice di Meera Syal (quasi in menopausa). Vale l’investimento di un biglietto, e tornerei volentieri anche solo per Jacobi e per rivedere la Verona anni ’50 così chic, per quanto avvolta da presagi funesti.

‘Romeo e Giulietta’ è in scena al Garrick Theatre fino al 13 agosto 2016.

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La compagnia di Romeo e Giulietta. Foto: Johan Persson

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