NOTIZIE
RECENSIONE: Second Soprano, King's Head ✭✭✭✭✭
Pubblicato su
Di
timhochstrasser
Share
Foto: Richard Davenport Second Soprano
King’s Head Theatre, Islington
19 giugno 2015
In questa stagione teatrale, in cui le commemorazioni e la memoria dello scoppio della Prima guerra mondiale sono in primo piano, molte delle iniziative drammatiche di maggior successo sono di piccole dimensioni. Per certi versi, questo ottimo doppio numero, scritto da Martha Shrimpton ed Ellie Routledge e interpretato da Shrimpton e Olivia Hirst, è l’immagine speculare di Stony Broke in No Man’s Land, che ho recensito qui di recente. Entrambi sono virtuosismi di mestiere attoriale: attraversano più generi, costruiscono una molteplicità di ruoli e mescolano tono e stile, musica e parole, fino a creare un impasto ineffabile e personale di umorismo e pathos. Ne risulta che l’atto della commemorazione diventa più complesso e, direi, più toccante di un semplice approccio narrativo “a pieno regime” o strettamente storico. Da storico nelle ore diurne potreste stupirvi di sentirmi dire questo, e spesso è vero che la realtà supera qualsiasi finzione. Eppure, tramite rottura, sovversione e riordino dei fatti, l’arte a volte riesce a scavare per raggiungere una verità emotiva più profonda sul passato: è questo il risultato artistico di questo duo dinamico, accanto alla loro pura bravura tecnica.
Gran parte dell’azione alterna tra l’Home Front, qui rappresentato da una cucina nello Yorkshire, e il Fronte Occidentale. Si comincia nel 1914 e le sorelle Jane (Hirst) e Liz (Shrimpton) riflettono su cosa possano fare per contribuire allo sforzo bellico. Jane decide di arruolarsi come infermiera, mentre Liz resta a casa e aiuta a gestire l’ufficio postale del paese. Jane lascia un innamorato, Henry, interpretato anch’esso da Hirst, che continua a cercare di scriverle e nel frattempo sviluppa una goffa intimità con Liz. L’azione si sposta poi sul Fronte Occidentale, dove Jane impara rapidamente le possibilità e i limiti sconvolgenti di ciò che l’assistenza infermieristica può ottenere. Ci sono anche scene in trincea, in cui Henry, ormai arruolato, e un suo amico finiscono sotto il fuoco nemico; e attraverso una serie di coincidenze una spilla-talismano torna nelle mani di Jane. La storia è liberamente ispirata alle esperienze reali della nonna di Shrimpton. Tutti gli episodi sono punteggiati da canzoni: alcune composte ex novo dalle autrici, altre tratte dal music hall e dai cabaret dell’epoca; alcuni brani sono assoli e altri duetti; alcuni accompagnati dalla fisarmonica, altri da un pianoforte un po’ ansimante. C’è un continuo movimento dinamico che sfrutta appieno le risorse della scena, e una grande libertà d’improvvisazione, che riesce persino a integrare momenti di umorismo casuale e inatteso provocati da un pavimento che cigola!
Che cosa rende questo spettacolo speciale? Soprattutto, forse, la varietà di toni che le interpreti hanno a disposizione, tanto sul piano verbale quanto su quello visivo. Possono virare in un attimo da una derisione arguta, tagliente e postmoderna che sembra uscita direttamente da Fawlty Towers o da Oh, What a Lovely War!, alla paura e al risentimento dei soldati sotto il fuoco, alla tenerezza dolente e all’empatia calorosa della postazione di pronto soccorso, fino alla commedia pungente a spese l’una dell’altra. Il fatto che il testo non proceda sempre secondo l’ordine prevedibile del naturalismo ti costringe a pensare più attentamente al tema e al suo significato. E il fatto che lo si possa trattare in modi e umori diversi simultaneamente serve a mostrare la complessità degli eventi e i diversi punti di vista, tutti insieme legittimi. C’è anche un notevole senso visivo in gioco. Nelle scene d’ospedale, per esempio, Hirst solleva e cammina accanto a camicie vuote per guidare e aiutare soldati feriti verso barelle immaginarie: è solo uno dei molti gesti di struggente economia che catturano e distillano momenti sui quali un dramma tradizionale indugerebbe con minore efficacia (per esempio, quasi un’intera serie di Downton Abbey!). Pur non ricevendo sempre tutti i fatti, ci vengono consegnate tutte le emozioni essenziali, e da molte angolazioni. È un lavoro molto sensoriale: ci sono diversi momenti brillantemente evocativi in cui entrambe le interpreti improvvisano suoni davanti a un microfono, che vengono via via amplificati e ripetuti come registrazioni… e gradualmente ti ritrovi immerso nell’atmosfera di una di quelle eterne giornate estive inglesi, ormai perdute, che si diceva appartenessero a quell’estate del 1914; oppure veniamo catapultati nei rumori dei bombardamenti e della guerra di trincea dopo appena un minuto circa di vocalizzi. Tecnica e intenzione emotiva lavorano insieme con grande efficacia.
Il pezzo dura solo un’ora, ma alla fine hai la sensazione di aver seguito attori e autrici in un viaggio psicologico più lungo di quanto questo suggerisca. Entrambe sono efficacissime nel rendere i personaggi maschili quanto quelli femminili, e nel distinguerli con chiarezza. Jane appare dedita, di principi e nobile, ma non rigida né bacchettona; Liz, invece, è più esperta del mondo, sensuale ed emotivamente più fragile della sorella. Il paziente Henry non è molto sveglio, ma diventa comunque un simbolo del Tommy che sopporta e resiste. Shrimpton offre anche un ottimo cameo nei panni di un’infermiera capo dal volto duro, che nasconde la crescente incapacità di reggere il peso di tutto dietro un’efficienza frenetica: un tipo fin troppo familiare in tempo di guerra. La musica funziona come commento diretto, come sottotraccia discreta, come materiale documentario contemporaneo e come satira. È il segno di una tendenza crescente nel teatro contemporaneo a sfumare i confini tra prosa e musical. Uno sviluppo che può giovare molto a entrambi, permettendo alle risorse emotive e alla portata di parole e musica di sovrapporsi e invadersi a vicenda con grande creatività, come onde di diversa natura sulla stessa spiaggia.
Questo spettacolo ha avuto una tournée di grande successo all’Arts Theatre prima di trasferirsi al King’s Head, e merita di essere visto di nuovo in una sala più grande, magari all’Edinburgh Festival. Nel frattempo, però, non esitate a recuperarlo in questa ripresa. Di questi attori versatili e altamente inventivi – e del loro memorabile spettacolo – sentiremo sicuramente ancora parlare.
Second Soprano è in scena al King’s Head Theatre fino al 4 luglio 2015
Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta
Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.
Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy