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NOTIZIE

RECENSIONE: Il Passato è un Marinaio Tatuato, Teatro Old Red Lion ✭✭✭

Pubblicato su

Di

alexaterry

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Il passato è un marinaio tatuato

Old Red Lion Theatre

6 agosto 2016

3 stelle

PRENOTA ORA ‘The Past is a Tattooed Sailor’ di Simon Blow è uno spettacolo autobiografico, diretto da Jeffrey Mayhew e, annodato come un nodo bolina, racconta giovinezza, classe e tempo, legati a una boa di nostalgia. “Ho avuto un’infanzia complessa,” dice Blow, “ho perso entrambi i genitori e un’eredità in tenera età... Quando ho incontrato mio prozio Stephen Tennant, ho sentito di essere arrivato in una casa che da tempo non esisteva più. Da lui ho appreso del suo passato esotico come se fosse ancora presente, e molto altro ancora, come questo dramma rivela.”

Jojo Macari interpreta con empatia Joshua, un ragazzo che vive un’esistenza ossimorica: di buona famiglia eppure povero; ma, insieme al fidanzato muratore Damien (Denholm Spurr), Joshua prova a sfuggire ai vincoli di classe e a migliorare la propria vita. Cresciuto senza un vero nucleo familiare e ancora perseguitato da dolorose vicende domestiche, Joshua va in cerca del prozio Napier (Bernard O’Sullivan), un anziano privilegiato, eccentrico e pieno di sé, ormai a letto, con soltanto domestici e fantasmi a fargli compagnia. Napier è costantemente immerso nei ricordi, raccontando storie di un tempo: giorni passati con Siegfried Sassoon e Virginia Woolf e serate trascorse a danzare sulle note di Igor Stravinsky. Ma quando lo visita il suo fantasma (Nick Finegan) — una versione scattante del passato contrapposta all’io presente, grigio e invecchiato — Napier viene tormentato e assalito dall’angoscia della morte, disperato nel tentativo di preservare la propria giovinezza. Mentre Joshua e lo zio rinsaldano il loro legame, Damien alimenta l’idea di un’eredità imminente, subito messa in discussione dal già ricchissimo cugino Patrick (John Rayment).

Per me, il testo risuona di Oscar Wilde e del suo Dorian Gray e, mentre assistevo, ho pensato che potrebbe diventare un buon romanzo. Pur con alcuni dialoghi “legati” davvero ben scritti, a tratti la drammaturgia risulta un po’ affollata e certe scene sono piuttosto spezzate. Inoltre, in alcuni momenti, determinate intimità tra i personaggi sembrano forzate, e questo crea qualche incoerenza nel racconto. Nonostante ciò, la storia è interessante e spesso riconoscibile, soprattutto quando affronta la tanatofobia (la paura della morte). La sensazione di essere separati dalla nostra giovinezza può travolgerci tanto quanto travolge zio Napier, mentre cerchiamo di rimandare l’inevitabile, ciò che non si può conservare. Dopotutto, non siamo mica marmellata.

Il Napier giovane e romantico di Nick Finegan è un ottimo contrappunto alla versione anziana, e Denholm Spurr è totalmente calato in Damien — un giovanotto cockney sfrontato — così come nel suo marinaio francese, Jean Baptiste. Le rievocazioni di zio Napier e i suoi disperati tentativi di pescare complimenti vengono restituiti da Bernard O’Sullivan con autentica tenerezza e arguzia. La sua battaglia tra “passato e presente” è, a tratti, davvero toccante: cerca di aggrapparsi a qualunque oggetto fisico che possa trattenere la giovinezza, temendo la realtà che il suo passato sia conservato (ancora vividamente) solo nella polvere dei ricordi.

Napier non prende vita soltanto grazie alla prova di O’Sullivan, ma anche grazie alla scenografia di Rosie Mayhew: la personalità stravagante del personaggio viene resa concreta da arredi eccentrici. Carta da parati rosa a motivi, un lampadario pacchiano e un tappeto zebrato decorano la camera; e paraventi sono punteggiati da disegni di marinai e immagini che sembrano uscite direttamente dai sogni a occhi aperti di Napier. Un telo argento scintillante e una coperta di pizzo bianco coprono la chaise longue, e Napier fa scorrere tra le dita foulard di chiffon color pastello durante i monologhi nostalgici.

‘The Past is a Tattooed Sailor’ trova un buon equilibrio tra riflessione seria e battute di spirito, sostenuto da un cast dalla bella energia. Lo zio Napier di O’Sullivan mi ha fatto venire una certa nostalgia dei momenti passati con mio nonno e di come, con una tazza di tè in mano e le briciole di biscotto sul mento, mi raccontasse la storia di come fosse entrato in possesso di un paio di pantaloni di Albert Finney. Abbiamo tutti ricordi cari che custodiamo, e versioni di noi stessi che ci piaceva essere: per Napier, il desiderio più profondo è Marsiglia e i marinai tatuati, e io volevo davvero che trovasse un po’ di pace interiore. Avrei solo voluto ascoltare ancora più storie e vederle prendere corpo man mano che lo spettacolo procedeva. Anche se, alla fine, mi è venuta voglia di abbracciare zio Napier, non ho sentito il bisogno di stringerlo forte. Che lo si ami o no, una promessa è stata mantenuta e lo zio di Blow continua a vivere all’Old Red Lion Theatre. “Ho fatto ciò che un tempo mi aveva chiesto,” dice Blow: “Promettimi che non mi dimenticherai quando non ci sarò più.” ‘The Past is a Tattooed Sailor’ va in scena all’Old Red Lion Theatre fino al 27 agosto 2016.

PRENOTA ORA PER THE PAST IS A TATTOOED SAILOR

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