Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

Dal 1999

Notizie e recensioni affidabili

26

anni

il meglio del teatro britannico

Biglietti ufficiali

Scegli i tuoi posti

  • Dal 1999

    Notizie e recensioni affidabili

  • 26

    anni

    il meglio del teatro britannico

  • Biglietti ufficiali

  • Scegli i tuoi posti

NOTIZIE

RECENSIONE: Maria Stuarda, Teatro Almeida ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

markludmon

Share

Lia Williams nel ruolo di Maria Stuart. Foto: Manuel Harlan Maria Stuart

Almeida Theatre

Cinque stelle

Prenota i biglietti per Maria Stuart Ambientato nel 1587 e portato in scena per la prima volta nel 1800, il Maria Stuart di Schiller sembra incredibilmente attuale nel nuovo adattamento di Robert Icke all’Almeida Theatre. Attraverso una rilettura degli ultimi giorni di Maria Stuarda, regina di Scozia, lo spettacolo mette in scena una capo di governo alle prese con pressioni legali e politiche contrastanti, un Paese diviso e l’incertezza sulla volontà del popolo: tutto elementi che risuonano con forza nella Gran Bretagna della Brexit.

Sebbene Elisabetta I non abbia mai incontrato la cugina di cui ordinò l’esecuzione, al centro del dramma di Schiller c’è un incontro segreto tra le due, nel parco accanto alla prigione di Maria a Fotheringhay. Il testo costruisce con progressione costante fino a questo momento attraverso l’Atto I, dove vediamo Maria aggrapparsi ancora alla speranza di fuggire, e l’Atto II, in cui Elisabetta e la sua corte si confrontano con le complesse questioni legate alla minaccia di una regina cattolica con una rivendicazione rivale al trono inglese. La vicenda si colloca in un Paese dalla stabilità fragile dopo decenni di sconvolgimenti: il regime protestante combatte gli ultimi residui del cattolicesimo, teme cellule terroristiche in patria e assassini in arrivo dall’estero, in un’eco delle paure contemporanee verso i fanatici islamisti.

Il cast di Maria Stuart. Foto: Manuel Harlan

Lo spettro del referendum sull’UE viene evocato nella preoccupazione di Elisabetta di conoscere la volontà del popolo. Se più avanti Burleigh esorta la regina a «obbedire alla voce del popolo: è la voce di Dio», lei vede una società della post-verità in cui «il modo in cui le cose appaiono è ciò che sono e la gente non guarda più a fondo, non scava nella verità complessa e ambivalente delle cose».

Juliet Stevenson nel ruolo di Elisabetta I e il cast. Foto: Manual Harlan

L’incontro tra Maria ed Elisabetta nell’Atto III è serrato e teso, fino a esplodere con le due cugine che finiscono a fare a botte sul pavimento: un dettaglio volutamente poco dignitoso, assente nell’originale di Schiller. Da lì è solo questione di tempo prima del tragico epilogo, con Maria che va incontro alla morte con dignità ed Elisabetta sola, abbandonata dai suoi alleati e moralmente in bancarotta per il rifiuto di ammettere la responsabilità di aver ordinato l’esecuzione.

Le due regine sono interpretate da Juliet Stevenson e Lia Williams ma, con un colpo di scena davvero unico, questa produzione decide chi recita quale ruolo con il lancio di una moneta all’inizio di ogni replica. Così la tragedia approfondisce ancora di più la domanda su quanta scelta abbiano davvero gli individui e i sovrani. Entrambe le donne vengono trascinate dalla convenienza politica e dai gorghi della storia. Maria sembra pagare il prezzo della sua natura passionale, soprattutto nell’amore mal riposto per l’ex marito assassino Bothwell, mentre Elisabetta si sente una «schiava» incapace di seguire il proprio cuore a causa delle pressioni del ruolo di capo di Stato. «La corona è solo una cella con dei gioielli», dice.

Eileen Nicholas e Carmen Munroe. Foto: Manuel Harlan

Quando l’ho visto io, Williams ha interpretato il ruolo del titolo con una forza d’acciaio e felina, usando il corpo e le braccia protese per imporre la propria presenza. Stevenson era altrettanto notevole nei panni di un’Elisabetta dignitosa ma profondamente tormentata. Nel ruolo del suo principale consigliere Burleigh, Vincent Franklin unisce una calma lucida a un’esasperazione appena trattenuta nei confronti della sua regina indecisa. Ottimo anche John Light nei panni del favorito infedele Leicester, che in fondo è più interessato alla propria ascesa che a rischiare la vita.

Daniel Rabinas Kent e David Jonsson nel ruolo di Davison. Foto: Manuel Harlan

Robert Icke dirige il proprio adattamento, scritto in versi ritmici senza rima, con chiarezza e precisione, senza mai lasciare calare la tensione, amplificata da un paesaggio sonoro cupo ideato da Paul Arditti insieme alla compositrice Laura Marling. La scena circolare e flessibile, progettata da Hildegard Bechtler, presenta una simmetria geometrica che rispecchia i dualismi del contenuto e dei temi. Questa produzione fa emergere le idee di Schiller in modo coinvolgente e limpido, risultando al tempo stesso un avvincente thriller politico e un dramma molto personale su due donne intrappolate da forze più grandi di loro.

In scena fino al 21 gennaio

PRENOTA I BIGLIETTI PER MARIA STUART ALL’ALMEIDA THEATRE

Condividi questo articolo:

Condividi questo articolo:

Ricevi il meglio del teatro britannico direttamente nella tua casella di posta

Sii il primo ad accedere ai migliori biglietti, alle offerte esclusive e alle ultime novità sul West End.

Puoi annullare l'iscrizione in qualsiasi momento. Politica sulla privacy

SEGUICI