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NOTIZIE

RECENSIONE: The Birthday Party, Harold Pinter Theatre ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

pauldavies

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Paul T Davies recensisce The Birthday Party di Harold Pinter all’Harold Pinter Theatre, definendolo «divertente e affascinante».

The Birthday Party

Harold Pinter Theatre.

19 gennaio 2018

5 stelle

In una pensione malandata sulla costa inglese, è il compleanno di Stanley. Be’, la sua padrona di casa, Meg, ha deciso che è il suo compleanno: quindi è un fatto e ci sarà una festa. In casa arrivano Goldberg e McCann, in cerca di Stanley, portando con sé un’aria di minaccia e inquietudine. Qual è il legame tra loro? C’è davvero un legame? Da cosa si sta nascondendo Stanley? E i cornflakes sono buoni? Il classico di Pinter sembra appena sfornato in questo allestimento perfettamente interpretato.

Il livello e il tono vengono fissati fin dalla splendida scena iniziale della colazione. Zoë Wanamaker è superba nei panni di Meg, mentre serve con ansia cornflakes e pane fritto bruciacchiato come se fossero gioielli creati dalle sue mani al marito Petey, interpretato dall’immancabile eccellente Peter Wight. Insieme delineano con grande precisione un matrimonio in cui la banalità quotidiana ha costruito un guscio di sicurezza che tiene a bada il mondo esterno. Wanamaker suggerisce con grande finezza che la demenza possa essere come onde che le si infrangono tutt’intorno. Quando le dicono che due uomini hanno chiesto di fermarsi in casa, Meg ripete con orgoglio che «questa casa è in lista», anche se, guardando la scenografia dei Quay Brothers, una grandiosità in rovina, viene da chiedersi se non sia una lista di immobili da demolire. Wight rende con delicatezza la sua pazienza e il suo istinto protettivo nei confronti di lei.

L’unico ospite fisso è Stanley, e Toby Jones offre un’interpretazione straordinaria. Nella gerarchia, sa che il suo posto è in cima alla catena alimentare del cibo bruciato: civetta e provoca Meg, la bullizza, è deferente con Petey, resta misterioso sul proprio passato. Quando arrivano gli uomini, la sua paura e la sua arroganza si fanno più taglienti, e il passaggio da fannullone sbruffone e sciatto a un relitto tremante, terrorizzato e quasi muto nel terzo atto è reso con grande credibilità. Nei panni di Goldberg, Stephen Mangan regala un’altra prova eccellente: sicuro di sé e apparentemente cordiale, ma sempre minaccioso, e terribilmente inquietante quando lascia cadere qualsiasi maschera di rispettabilità. È particolarmente notevole nel monologo del terzo atto («Guarda nella mia bocca»), quando Goldberg si perde nel labirinto della propria retorica distorta; ed è magnificamente affiancato dal McCann di Tom Vaughan-Lawlor, servile e minaccioso. Insieme formano una coppia perfetta, un doppio atto di minaccia. Pearl Mackie sfrutta al massimo l’unico ruolo davvero poco sviluppato di Pinter, quello della vicina di casa Lulu, che incarna la sessualità femminile e gli abusi che gli uomini rivolgono alle donne. Tuttavia, dopo la festa, quando è chiaro che fuori scena Goldberg ha consumato un rapporto non voluto, le conferisce una dignità e una forza limpide.

È nelle celebrate «pause pinteriane» che la sua scrittura respira davvero e, nell’allestimento di Ian Rickson, impeccabile nel ritmo e nelle intenzioni, questo testo respira alla perfezione. E la vera star è proprio la pièce. A sessant’anni di distanza, resta ancora un passo avanti rispetto al pubblico, senza perdere nulla della sua capacità di stupire, inquietare, confondere e, soprattutto, divertire. Poco importa che sollevi più domande di quante ne risolva: è divertente e affascinante. Questa eccellente messa in scena di un autentico classico del Novecento vi perseguiterà per giorni, forse per sempre.




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