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NOTIZIE

RECENSIONE: The Convert, Young Vic Theatre ✭✭✭✭✭

Pubblicato su

16 dicembre 2018

Di

sophieadnitt

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Sophie Adnitt recensisce The Convert di Danai Gurira, ora in scena al Young Vic Theatre.

Letitia Wright in The Convert. Foto: Marc Brenner The Convert Young Vic

Cinque stelle

Prenota i biglietti Definito dai fan come una mini-reunion di Black Panther, The Convert, scritto dall’attrice Marvel Danai Gurira e interpretato anche dalla sua co-protagonista Letitia Wright, è indiscutibilmente straordinario a prescindere.

Siamo nel 1896, nello scenario di quello che oggi è lo Zimbabwe, e la giovane e determinata Jekesai (Wright) fugge da un matrimonio combinato per mettersi a servizio di Chilford (Paapa Essiedu), cattolico devoto e aspirante sacerdote. Deciso a convertire Jekesai alla sua fede, Chilford la ribattezza Ester e presto rimane affascinato dalla sua rapida trasformazione nella sua protetta. Ma la salvezza di Ester ha un prezzo e, nel frattempo, il mondo fuori dalla casa di Chilford cambia velocemente, con tensioni crescenti, che lo voglia o no.

Paapa Essiedu in The Convert. Foto: Marc Brenner Lo spettacolo dura tre ore, eppure ogni atto sembra sfrecciare via in pochi minuti. Il testo di Gurira è pieno di svolte imprevedibili e tiene il pubblico incantato dall’inizio alla fine; le uniche interruzioni sono le reazioni udibili che la storia suscita. Dai gemiti e dai sussulti scioccati alle risate: c’è sorprendentemente molto humour in questo spettacolo, e il tono vira con precisione millimetrica dal divertente al severo senza preavviso. Affrontando temi come colonialismo, razzismo, identità, progresso e che cosa significhi davvero “fare del bene”, The Convert non è una visione facile, ma vale decisamente la pena. Nonostante l’ambientazione storica, ci sono lampi folgoranti di attualità, che provocano mormorii di convinta approvazione tra il pubblico.

Luyanda Unati Lewis-Nyawo e Letitia Wright in The Convert. Foto: Marc Brenner

L’azione è concentrata nello studio di Chilford, piazzato proprio al centro dell’auditorium del Young Vic. Un’ambientazione limitata eppure, grazie al solo dialogo, si costruisce con finezza un intero mondo al di fuori. Questo microcosmo all’inizio è racchiuso da pareti traslucide, che durante la performance si sollevano per concedere al pubblico l’accesso. Questi personaggi sono costantemente sotto lo sguardo degli spettatori, senza un posto dove nascondersi — forse proprio come sono costantemente osservati dalla loro società. Chilford viene bollato come traditore dalle persone che sta cercando di convertire, ma, nonostante le buone maniere e l’impronta occidentale, non sarà mai abbastanza europeo per i suoi superiori bianchi.

Nei panni di Chilford, Essiedu è straordinario. La sua fisicità è pienamente definita fin dal suo ingresso: schiena dritta, braccia serrate rigidamente lungo i fianchi — persino i piedi sono ordinatamente uniti ogni volta che si ferma. Nelle mani di un attore meno capace, Chilford potrebbe facilmente diventare il cattivo della storia, ma Essiedu restituisce un uomo combattuto e complesso, intrappolato tra le pressioni dell’ambizione e quelle delle aspettative. Nel ruolo del suo collaboratore Chancellor, anche Ivanno Jeremiah offre un ritratto sfaccettato di un personaggio con cui è difficile entrare in sintonia, con una chiarezza vocale splendida.

Il cast di The Convert. Foto: Marc Brenner

Letitia Wright sfrutta a sua volta una fisicità incredibile mentre si trasforma da Jekesai a Ester, da sciolta ed espressiva a composta e immobile. Un talento notevole, Wright sembra totalmente a suo agio sul palco e, anche quando non si muove, cattura l’attenzione della platea. Nei panni della colta Prudence, Luyanda Unati Lewis-Nyawo è a dir poco straordinaria. Una prova stratificata e complessa: Lewis-Nyawo racchiude tanti livelli di dolore e di rabbia trattenuta. Come Chilford, è suo malgrado intrappolata tra due mondi e, ancora una volta, non è mai abbastanza per nessuno dei due per essere accettata. Prudence è un ruolo infernale, e Lewis-Nyawo quasi ruba la scena ogni volta che appare, con una furia trattenuta e ribollente e un humour tagliente.

È rarissimo imbattersi in un cast in cui tutti, senza eccezioni, sono fantastici: non c’è un anello debole né un inciampo tra loro. Wright ed Essiedu sono entrambi incredibili, ma lo sono anche tutti gli altri. Pamela Nomvete, Rudolphe Mdlongwa e Jude Akuwudike sono a loro volta potentissimi nei panni dei parenti di Jekesai che cercano di resistere alla sua conversione.

Una combinazione eccezionale di recitazione di altissimo livello e scrittura emozionante, che dà vita a un pezzo di teatro sbalorditivo. Non riuscirei a trovare un difetto nemmeno volendo. Cinque stelle, meritatissime: è il tipo di teatro di cui Londra ha bisogno.

Fino al 26 gennaio 2019

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