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RECENSIONE: The Watching, White Bear Theatre ✭✭✭
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markludmon
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Mark Ludmon recensisce il testo di Nicholas Limm, The Watching, al White Bear Theatre.
The Watching White Bear Theatre, Londra
Tre stelle
Negli anni Quaranta del Seicento, in Inghilterra esplose una nuova ondata di isteria legata alla stregoneria, guidata dall’autoproclamato “witchfinder general” Matthew Hopkins. Si stima che sia stato coinvolto nella morte di circa 300 donne tra il 1644 e il 1646, rendendo lui e i suoi collaboratori responsabili di più impiccagioni per stregoneria in Inghilterra che nei cento anni precedenti. Il suo regno di terrore è stato alla base del classico horror del 1968 Witchfinder General con Vincent Price, e questo periodo storico di violenza ha ora ispirato il nuovo spettacolo The Watching di Nicholas Limm.
Il cacciatore di streghe è William Taverton che, dopo la misteriosa morte della moglie, è tornato da Londra alla casa di famiglia a Glynwood, nelle Fens (nell’East Anglia, dove il vero Hopkins condusse la sua battaglia contro Satana). Con lui ci sono i due figli, Grace e James, entrambi prossimi all’età adulta ma ancora soggiogati dal padre, carismatico e prepotente. Le tensioni aumentano quando Taverton porta in casa Beth, ex amica d’infanzia di Grace, come sospetta strega. Legata a una sedia e privata di cibo, deve essere sorvegliata costantemente a turno da ciascun membro della famiglia, così che possano assistere al momento in cui la sua vera identità di strega verrà rivelata tramite una visita del diavolo o di uno dei suoi servi.
Che sia una strega o meno, la presenza di Beth intreccia una strana magia sulla famiglia, facendo emergere segreti su di loro e sul loro passato e rivelando che nessuno è innocente quanto sembra. Mentre subisce l’ordalia del “watching”, Beth sfida e “tortura” Grace e James con domande e parole, trasformando i sorveglianti in sorvegliati.
Sfrontata e intelligente, l’unico “peccato” di Beth sembra essere la sua natura “indipendente e dalla lingua tagliente”, che la identifica come una donna in contrasto con la società dominante. La persecuzione di Taverton nei suoi confronti diventa sempre più misogina per ragioni che in seguito risultano chiare, sottolineando l’interesse del testo per lo spazio concesso alle donne che sfidano le convenzioni in una società patriarcale.
La scrittura ha momenti di bellezza lirica, ma per il resto adotta un registro moderno e colloquiale, attraversato da un umorismo che resiste anche ai temi più cupi. I tre personaggi più giovani evocano un mondo di rivalità infantili e pettegolezzi di villaggio, maturati in accuse malevole e sconsiderate. Senza svelare troppo, la storia esplode inaspettatamente in un finale ricco d’azione che arriva come uno shock, dopo quello che per il resto è stato un dramma familiare più riflessivo.
Ci sono alcune buone prove, tra cui Kerry Gooderson nei panni di Beth, Jeannie Dickinson come Grace e Ryan Whittle come James. Alexander Nash è giustamente temibile nel ruolo dell’ossessivo cacciatore di streghe, e porta in scena una brutale minaccia maschile ogni volta che appare. Diretto dallo stesso autore, lo spettacolo include un intrigante e strano interludio di movimento, con una colonna sonora di Emmylou Harris, che amplifica le tensioni sotterranee, anche se risulta un po’ fuori asse rispetto al naturalismo del resto dell’allestimento. Questo è il debutto della nuova compagnia Ragged Crow, e sarebbe bello vedere più di questa inventiva attraversare i loro lavori futuri.
In scena fino al 20 ottobre 2018
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