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RECENSIONE: The Watsons, Menier Chocolate Factory di Londra ✭✭✭✭

Pubblicato su

Di

markludmon

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Mark Ludmon recensisce la produzione del Chichester Festival Theatre di The Watsons di Laura Wade al Menier Chocolate Factory di Londra

La compagnia di The Watsons. Foto: Manuel Harlan The Watsons

Menier Chocolate Factory, Londra

Quattro stelle

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Nessuno sa davvero perché Jane Austen smise di scrivere il suo romanzo The Watsons. Tutto ciò che abbiamo (nella mia edizione Penguin Classics) sono 45 pagine di una prima bozza, fitte di avvenimenti e di personaggi, che mettono con acume a nudo le complessità sociali della vita della classe media nei primi anni dell’Ottocento. Si apre con un ballo invernale in una cittadina del Surrey e segue la giovane Emma Watson, catapultata da un’infanzia agiata trascorsa con la zia a condizioni ben più ristrette con la sua famiglia più stretta. Le trame sentimentali non mancano, ma succede relativamente poco: uno degli episodi più avvincenti è il modo in cui Emma gestisce il viscido signor Musgrave, che le offre un passaggio nella sua curricle scoperta. E poi restiamo sospesi…

Grace Molony nel ruolo di Emma Watson. Foto: Manuel Harlan

Le teorie convincenti sul perché Austen mise da parte quelle pagine nel 1805 e non vi tornò più prima di morire dodici anni dopo, dopo aver scritto i suoi romanzi più celebri, sono molte. Da quel poco che possediamo, Emma Watson promette di essere una delle eroine più interessanti e affascinanti di Austen. Sembra nutrire idee piuttosto radicali sui diritti delle donne nella società, forse influenzata dagli scritti della protofemminista Mary Wollstonecraft. Pare che Cassandra Austen abbia in seguito rivelato cosa la sorella intendesse fare dei personaggi, ma la notizia ci arriva tramite il nipote di Jane, Edward, che l’avrebbe sentita dalle sue sorelle. In questo spazio nebuloso entra Laura Wade che, invece di provare a “completare” la storia come fecero la nipote di Austen Catherine Hubback e la romanziera Ann Mychal, la usa come trampolino per esplorare le sfide della scrittura e dell’adattamento.

È impossibile scrivere molto dello spettacolo senza rovinare alcune delle gioie di come Wade porta avanti la narrazione. È intelligente, giocoso e molto divertente e, se volete godervi tutti i colpi di scena inattesi, fermatevi qui. Si apre con un adattamento ben cesellato del frammento di Austen, dall’ingresso di Emma in società all’assemblea invernale fino alle conseguenze sentimentali, facendo emergere con nettezza i temi di status sociale, proprietà e decoro. Quando si spinge oltre l’immaginazione di Austen per entrare in quella di Wade, la stessa drammaturga è costretta a intervenire, alle prese con le difficoltà del processo creativo.

Grace Molony (Emma Watson) e Louyise Ford (Laura). Foto: Manuel Harlan

È un’idea familiare almeno dai tempi dell’influente Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello (1921), in cui un gruppo di personaggi sollecita un regista teatrale a dare loro una conclusione per la loro storia incompiuta. Con il regista Samuel West, Wade la spinge molto più in là, costruendo una visione spiazzante e anarchica in cui realtà e invenzione si confondono. Liberati dalle regole della finzione e dell’Inghilterra della Reggenza, i personaggi vanno in cerca di finali che delizieranno — o inorridiranno — chiunque conosca bene i romanzi di Austen. La semplicità candida, a pannelli, della scenografia d’epoca di Ben Stones viene ingegnosamente disturbata e sovvertita, con l’aiuto del disegno luci di Richard Howell, alimentata dall’energia dinamica del cast sotto la guida del movement director Mike Ashcroft.

La compagnia di The Watsons. Foto: Manuel Harlan

In questo trasferimento dal Chichester Festival Theatre, Grace Molony è perfetta nei panni della determinata e risoluta Emma Watson, credibilissima e coinvolgente nonostante la decostruzione dell’universo che le ruota attorno. Fa parte di un eccellente cast di 19 interpreti, tra cui Louise Ford nel ruolo della drammaturga ansiosa, Laura, alle prese con scadenze e personaggi difficili. Nel suo interrogarsi su cosa spinga gli scrittori a scrivere, Wade ha trasformato The Watsons in una celebrazione della creazione artistica e del bisogno di raccontare storie.

In scena fino al 16 novembre 2019 al Menier Chocolate Factory

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