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RECENSIONE: L'amica geniale, National Theatre di Londra ✭✭✭

Pubblicato su

Di

pauldavies

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Paul T Davies recensisce My Brilliant Friend, adattamento di April De Angelis dal romanzo di Elena Ferrante, ora in scena al National Theatre di Londra.

Ben Turner e Niamh Cusack in My Brilliant Friend. Foto: Marc Brenner My Brilliant Friend.

National Theatre, (Olivier)

26 novembre 2019

3 Stelle

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Per un periodo, quando Rufus Norris è diventato Direttore Artistico, al National è risultato difficile riempire il palco dell’Olivier con un nuovo testo contemporaneo davvero vincente. Quest’anno potrebbero aver risolto il problema puntando su adattamenti di romanzi di successo. In estate,  Small Island è stato uno degli spettacoli dell’anno, e il mese prossimo è atteso un adattamento di The Ocean at the End of the Lane di Neil Gaiman, anche se al Dorfman. Qui abbiamo un adattamento dei romanzi di Elena Ferrante che compongono My Brilliant Friend, e la versione di April De Angelis ha molto da consigliare: ambiziosa ed epica nella sua portata.

Il cast di My Brilliant Friend. Foto: Marc Brenner

Al centro c’è il rapporto tra due amiche, Lenu e Lila, che crescono nella Napoli del dopoguerra e si scontrano con la forza e la corruzione dei gangster che dominano il loro quartiere e le loro famiglie, in particolare i fratelli Sarratore e la madre. Nel corso dei decenni combattono la corruzione con le parole: Lila come esperta di informatica e con il giornalismo d’inchiesta; Lenu trasformando la storia familiare in narrativa e diventando una scrittrice di successo. La regista Melly Still ha dato forma, insieme all’adattamento, a uno spettacolo di grande chiarezza, con un buon ensemble, quasi tutti impegnati in più ruoli con disinvoltura. Si parte da quando si incontrano da bambine: Niamh Cusack è eccellente nei panni di Lenu, accompagnandoci con convinzione attraverso gli anni ed è fisicamente perfetta nel rendere l’età del personaggio man mano che cresce nel corso della storia. Catherine McCormack ha un compito duro nel rappresentare, già da bambina, la stanchezza del mondo e il cinismo di Lila: sembra sapere troppo per la sua giovane età, ma acquista forza e statura con l’avanzare degli anni, quando la sua rabbia per l’ingiustizia si fa più nitida. L’ampiezza del materiale è davvero epica: non è soltanto la storia di queste due donne, ma anche di politica, femminismo e dell’Italia stessa. I contrasti sono disegnati in toni molto netti, quasi in bianco e nero: è facile schierarsi dalla parte delle donne perché gli uomini sono ovunque così sgradevoli, anche quelli che all’inizio sembrano simpatizzare con la causa. Ben Turner è particolarmente feroce e minaccioso nei panni di Nino Sarratore, e ogni volta che la famiglia entra in scena si avverte un senso di inquietudine.

Niamh Cusack e Catherine McCormack. Foto: Marc Brenner

Pur essendo ambientato a Napoli, il cast sembra usare i propri accenti naturali, e spesso lo spettacolo suona come se potesse essere ambientato ai docks di Cardiff o di Liverpool; l’italiano esiste soprattutto nelle canzoni utilizzate. Sebbene si faccia molto per riempire l’enorme palcoscenico con proiezioni e movimento, la scenografia in cemento di Soutra Gilmour appare spesso un po’ austera e porta molti interpreti a correre inutilmente su e giù per le scale e a inseguirsi senza sosta chiamandosi per nome, cosa che diventa stancante molto in fretta. De Angelis ha fatto un ottimo lavoro nel compattare la storia, con un ritmo nella Parte Uno rapido e coinvolgente. Tuttavia, l’inizio della Parte Due si trascina e la sezione finale poi sembra una puntata iper-carica di una soap opera il giorno di Natale: sono quasi quattro matrimoni e cinquanta funerali.

Catherine McCormack., Toby Wharton, David Judge, Emily Wachter. Foto: Marc Brenner

Detto questo, la regia inventiva di Still crea molti momenti appaganti, in particolare nelle transizioni tra le scene, e nell’uso, per esempio, dei vestiti per simboleggiare la violenza sessuale, oltre a una puppetry efficace. In definitiva, però, mi sono ritrovato a provare poca empatia per i personaggi. Non sembrano poi così “amiche geniali”; anzi, il loro rapporto è piuttosto tossico. Se da un lato questo complica bene le loro dinamiche, dall’altro mi è rimasto ben poco per cui tifare.

Fino al 22 febbraio 2020

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