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RECENSIONE: Oslo, Teatro Nazionale ✭✭✭✭✭
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markludmon
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Il cast di Oslo. Foto: Brinkhoff Mögenburg Oslo
Lyttelton, National Theatre
16 settembre 2017
Cinque stelle
Mentre il conflitto continua in tutto il Medio Oriente, alimentato da differenze che sembrano inconciliabili, il successo di Broadway vincitore del Tony Oslo porta a Londra un messaggio di speranza più che mai attuale, in un allestimento di grande maestria. Racconta nuovamente la storia vera di come una coppia norvegese – la funzionaria del Ministero degli Esteri Mona Juul e suo marito, il sociologo Terje Rød-Larsen – riuscì a favorire colloqui di pace segreti tra l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e Israele nel 1992.
Lydia Leonard (Mona Juul) e Toby Stephens (Terje Rød-Larsen)
Un tema di grande peso, ricco di complessità labirintiche, viene distillato con chiarezza dalla drammatizzazione degli eventi firmata da JT Rogers, che trasforma il processo di negoziazione e diplomazia in un racconto avvincente. Determinante per il successo dei colloqui fu l’approccio profondamente personale di Rød-Larsen, “radicato non nell’organizzativo ma nel personale”, come Terje sottolinea fin dall’inizio. Allo stesso modo, il testo mette al centro il fattore umano, mostrando come le personalità e le storie uniche dei negoziatori abbiano inciso sul processo.
Peter Polycarpou (Qurie), Thomas Arnold (Pundack), Nabil Elouahabi (Asfour), Paul Herzberg (Hirschfeld).
Nei panni del ministro delle finanze palestinese Ahmed Qurie, Peter Polycarpou sfoggia un fascino bonario che maschera una mente affilata e una rabbia appena trattenuta per il modo in cui Israele tratta il suo popolo. Dall’altra parte, come direttore generale del Ministero degli Esteri israeliano, Uri Savir interpretato da Philip Arditti è una presenza formidabile che rivela un senso dell’umorismo tagliente e un gusto spiccato per la teatralità. Fanno parte di un cast impeccabile anche Jacob Krichefski nel ruolo di Yossi Beilin, il coraggioso viceministro degli Esteri israeliano che diede il via ai colloqui segreti, Nabil Elouahabi come il funzionario dell’OLP dalla linea dura Hassan Asfour, e Paul Herzberg e Thomas Arnold nei panni dei due professori israeliani che si gettano nella mischia per avviare i negoziati. Ne emerge che, pur trovandosi agli antipodi su politica, religione e rivendicazioni territoriali, tra questi uomini esiste un terreno comune: la devozione alla famiglia, la frustrazione per l’interminabile ciclo di violenza e morte, e persino l’amore condiviso per il whisky Johnnie Walker e per i waffle norvegesi.
Il cast di Oslo
Il testo esplora anche cosa spinga persone come Juul e Rød-Larsen, cittadini di un Paese con una popolazione di poco superiore ai cinque milioni, a rischiare lavoro e reputazione per guidare due nazioni in guerra verso la pace. Lydia Leonard e Toby Stephens sono entrambi eccellenti e, con finezza, ci aiutano a comprendere la loro profonda convinzione che, pur essendo soltanto due individui, possano fare qualcosa per “cambiare il mondo”. Come per gli altri personaggi, vediamo quanto le loro personalità uniche siano state determinanti dietro le quinte: il controllo calmo di Mona si integra con l’approccio più audace e rischioso di Terje.
Peter Polycarpou (Ahmed Qurie) e Philip Arditti (Uri Savir).
Sfruttando con intelligenza l’intero palcoscenico del Lyttelton, Oslo si svolge su una scena essenziale firmata da Michael Yeargan: poco altro oltre a qualche anonimo arredo da sala conferenze su uno sfondo neutro, utilizzato con efficacia dal lighting designer Donald Holder insieme alle proiezioni di 59 Productions. Con la regia di Bartlett Sher, le tre ore complessive – intervallo incluso – scorrono via senza quasi un momento di pausa. È una montagna russa: momenti di grande ilarità virano all’improvviso verso l’alta tensione, mentre tocchi profondamente commoventi ricordano gli orrori e la tristezza che stanno dietro ai colloqui. Anche se la pace nella regione sembra ancora lontana, lo spettacolo ci ricorda i piccoli passi compiuti con gli Accordi di Oslo e offre la speranza che, persino quando le differenze appaiono insormontabili, un’intesa sia possibile se abbastanza persone sono disposte a correre i rischi necessari per raggiungerla.
In scena al National Theatre fino al 23 settembre e poi all’Harold Pinter Theatre, Londra, dal 2 ottobre al 30 dicembre.
BIGLIETTI PER OSLO ALL’HAROLD PINTER THEATRE
Foto: Brinkhoff Mögenburg
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